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Home Page > Aborto > Così l’OMS torna a promuovere l’aborto
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Le posizioni neppure liberali e pro choice, ma proprio ultra abortiste dell’Organizzazione mondiale della sanità sono – si sa – un po’ un segreto di Pulcinella, tanto risultano provate e documentate nel corso degli anni, a partire da quando, nel 1985, questo ente si appiattì sull’interpretazione messa a punto due decenni prima dalle lobbies abortiste riconoscendo la gravidanza solo a partire dall’avvenuto impianto dell’embrione nell’utero.

Ciò nonostante, benché quindi il pensiero chi si ispira l’Oms non sia affatto più un mistero per alcuno, fa comunque un certo effetto apprendere della pubblicazione delle prime Linee Guida sull’autocura. Per quale motivo?

La voce del buon senso Ma perché con questo documento – facendo leva sul fatto che 400 milioni di persone in tutto il mondo non hanno accesso ai servizi sanitari essenziali – l’Oms finisce sostanzialmente col richiamare l’attenzione sulla cosiddetta, immancabile «salute sessuale e riproduttiva»; accade così che si prenda a pretesto l’autocura – definita come «la capacità di individui, famiglie e comunità di prevenire e affrontare malattie, con o senza il supporto di un operatore sanitario» – per sponsorizzare nuovamente l’aborto. Del resto, che le cose stiano in questi termini è comprovato dalle dichiarazioni dello stesso direttore dell’Oms, Tedros Adhanom Ghebreyesus, il quale ha spiegato: «Oggi 214 milioni di donne nei Paesi in via di sviluppo vogliono evitare la gravidanza ma non possono accedere a contraccettivi. Ogni anno avvengono 22 milioni di aborti in condizioni non sicure e più di un milione di infezioni sessualmente trasmesse sono acquisite ogni giorno».

Ne consegue come le Linee Guida sull’autocura – per celebrare le quali è stato coniato un hashtag, #SelfCare, e fissato un tempo di promozione di un mese, dal 24 giugno al 24 luglio – si concentrano davvero molto sulla «salute sessuale e riproduttiva», come dimostrano gli interventi consigliati come l’auto-campionamento per l’Hpv e altre infezioni sessuali, l’uso di contraccettivi auto-iniettabili e di kit per conoscere i giorni fertili, l’autotest dell’Hiv e l’autogestione dell’”aborto medico”.

In sostanza, quelli promossi, sono presentati come «interventi che possono essere effettuati al di fuori del settore sanitario convenzionale», anche se – prova a rassicurare l’Oms – «non sostituiscono servizi sanitari, né costituiscono una scorciatoia per raggiungere una copertura sanitaria universale». Ciò nonostante, è davvero difficile sottrarsi al sospetto che dietro #SelfCare, il mese di promozione e tutto il resto, ci sia soltanto, come si diceva, l’ennesimo pretesto per propagandare l’aborto nei Paesi in via di sviluppo. Il tutto a beneficio della filosofia neomalthusiana del controllo delle nascite e a scapito, attenzione, della reale salute delle donne.

Infatti – a partire dal paradosso di voler far passare l’atto occisivo dell’aborto come pratica a tutela della “salute sessuale e riproduttiva” – non va dimenticato come la pratica abortiva innalzi, proprio per la donna, i rischi di isterectomia post-partum (Acta Obstet Gynecol Scand2011), placenta previa (Int J Gynaecol Obstet.2003), aborti spontanei (Acta Obstet Gynecol Scand, 2009), depressione, abuso di sostanze (Psychiatry Clin Neurosc, 2013), tumori al seno (Indian J of Cancer, 2013), mortalità materna (J of American Physicians and Surgeons, 2013), suicidi (Scand J Public Health, 2015).

Chi dunque, ancorché agendo sotto la rassicurante insegna dell’Oms, promuove l’”aborto medico”, i micro aborti legati alla cosiddetta contraccezione e tutto il resto, tutto fa fuorché diffondere una cultura legata al benessere e alla salute delle donne e dei loro figli. Una cultura che non può essere incentrata sull’”aborto sicuro” per il semplice fatto che esso è, a ben vedere, una contraddizione in termini, un ossimoro coniato dal politicamente corretto ma smentito da fior di evidenze. Si tratta, ce ne rendiamo conto, di puntualizzazioni già note e arcinote, in ambito pro life. Ma, come si dice in questi casi, repetita iuvant.

Giuliano Guzzo

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Un Commento, RSS

  • Virgilio Lapa

    dice su:
    27/06/2019 alle 21:57

    Sono contrario all’aborto. credo alla vita dal concepimento alla morte naturale

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