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Ci sono molti “ismi” che compaiono nei dibattiti sulle ingiuste discriminazioni, “razzismo”, “sessismo”, e ci sono molte discriminazioni senza “ismi” comunque odiose: nei confronti degli anziani, degli obesi, dei credenti, di quelli con gli occhiali…

Ma in ambiente anglofono è nato un nuovo -ismo su cui bisognerebbe riflettere: il “lookismo”, cioè la discriminazione ingiusta nei confronti delle persone che non hanno un look gradevole, ossia delle persone brutte. Ce ne parla BioEdge in un suo articolo.

L’allarme invade tutti i campi della società: scuole, gruppi, amicizie… ma l’ambiente i cui membri risentono più di tutti di questa forma di discriminazione è senza dubbio il posto di lavoro.

Deborah Rhode, studiosa di diritto, nel suo libro intitolato The Beauty Bias: l’ingiustizia dell’apparenza nella vita e nella legge ha sottolineato il fatto che «ovunque dal 12 al 16% dei lavoratori ritengono di essere stati soggetti a tale pregiudizio», una percentuale che è molto vicina o superiore a quella di coloro che affermano di essere discriminati in base a sesso, razza, etnia, età o religione.

Una soluzione per combattere il fenomeno e venire incontro agli “esteticamente sfortunati” la propone, dunque, la bioeticista Francesca Minerva. Essa ritiene che tra i principali fattori che portano a questo “ismo” vi siano i prototipi di bellezza, cui la nostra società oggi dà fin troppo spazio. Quindi, spiega: «Dovremmo sbarazzarci dei modelli di bellezza fittizi che esistono solo sulle copertine delle riviste di moda, e dovremmo usare delle misure legali almeno per rendere le persone consapevoli del fatto che il lookismo è un problema».

Inoltre, evidenzia la necessità di fornire supporti sociali e psicologici nel caso in cui le vittime di simili discriminazioni vogliano «intervenire chirurgicamente su problemi estetici socialmente indotti».

Ma tale allarme è esagerato? Direi di no. Si pensi che, come racconta un articolo di LifeNews, per anni i genitori di Helianny, una bambina nata con deformità facciali, sono stati oggetto di costanti discriminazioni e prese in giro.

Dopo aver ricevuto pressioni per abortirla, ora che la bambina ha tre anni ci sono persone che continuano a dare loro degli incoscienti, perché una bimba così non avrebbe una vita degna di essere vissuta.

Del resto stiamo imparando a eliminare con l’eutanasia i malati e i disabili: perché non uccidere anche i brutti? Sei brutto? Ammazzati! (suicidio assistito, sottoforma di interruzione idratazione e nutrimento: VSED)

È scontato ribadire che il rispetto di qualunque persona non dovrebbe mai dipendere dal suo aspetto esteriore? Purtoppo oggi, nella società dell’apparire, è necessario riaffermare che tutte le ingiuste discriminazioni legate a esso non devono affatto essere sottovalutate, anzi, vanno combattute, in quanto ledono, talvolta gravemente, la dignità  umana.

Luca Scalise

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