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Home Page > Aborto > Donne, la Francia ritira il Cytotec. E l’Aifa?
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Alle donne e a quelli interessati davvero alla salute delle donne farà piacere sapere che la Francia ha annunciato l’intenzione di ritirare dal mercato il farmaco Cytotec entro marzo 2018.

Nel 1988, la società farmaceutica statunitense Pfizer ha commercializzato il misoprostol sotto il nome di Cytotec come trattamento per le ulcere gastriche, con l’avvertimento che non doveva essere usato dalle donne incinte, poiché causava contrazioni uterine.

Erano stati segnalati gravi effetti collaterali (emorragie e infezioni, innanzi tutto). Esso contiene infatti gli stessi principi attivi della RU486. Per di più i medici lo fanno usare per via vaginale anziché orale, il che è ancora più rischioso.

Noi lo sappiamo bene che l’aborto farmacologico è molto più pericoloso dell’aborto chirurgico: le donne morte per RU486 (cioè misoprostol, cioè Cytotec) sono dieci volte di più che quelle morte per aborto chirurgico.

Eppure l’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) l’ha inserito nell’elenco dei farmaci essenziali (in quanto abortivo) dal 2005 e ce l’ha tenuto fino ad oggi: solo raccomanda di usarlo sotto controllo medico.

I sostenitori dell’aborto (ma quelli non sono sempre in pena per la salute delle donne?) hanno subito esternato la loro preoccupazione perché una tale decisione potrebbe rendere l’aborto meno accessibile in Francia e in tutti i Paesi dove delle brave persone (anche loro interessate alla salute delle donne?), come le Women on Web, danno istruzioni via internet su come procurarsi un aborto “fai da te”, casalingo (ah… dimenticavamo di sottolineare che sono le stesse persone da sempre preoccupate non solo per la salute delle donne, ma anche per la “piaga dell’aborto clandestino“).

E infatti, l’articolo di The Lancet che riportava la notizia è stato ritrattato (vedete qui). Viceversa siti abortisti come Safe Abortion.org sperano che la Pfizer “limiti il danno” alla Francia, cioè non ritiri il farmaco dal Sud America.

Per loro il danno è la meno accessibilità dell’aborto: i danni alla salute delle donne, quelli, per loro  non contano, evidentemente.

Chissà se per caso l’AIFA (l’agenzia italiana del farmaco) prende in considerazione la cosa: vediamo se e quanto ha a cuore la salute delle donne.

E ci domandiamo: se il misoprostol è pericoloso, perché la santa Emma Bonino, con tutti i suoi devoti, vuole la liberalizzazione della RU486?

Redazione


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