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Home Page > Aborto > Ecco quali sono le aziende e gli sponsor pro aborto
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Le campagne a favore dell’aborto arrivano fin sulle passerelle dell’alta moda. Abiti con uteri ricamati, slogan sulla libertà di scelta sul proprio corpo, fino a richiami, sempre sui capi di abbigliamento, della legge 194 del 1978. È questa la trovata pubblicitaria e di marketing di Gucci che, come come abbiamo riportato, ha lanciato in questo modo la collezione Cruise 2020 ai Musei Capitolini.

La voce del buon senso La maison ha infatti sfoggiato alcuni capi con sopra degli uteri in stile floreale, degli slogan in inglese come “my body my choice” e la scritta “22.05.1978“. Il direttore creativo Alessandro Michele ha spiegato questa iniziativa: «le donne vanno rispettate e considerate libere di scegliere quello che vogliono per il proprio corpo. Anche», ha aggiunto, «se si tratta della scelta più difficile come interrompere una gravidanza».

La sfilata di Gucci a Milano non è però un caso isolato. Basti pensare al caso – che abbiamo riportato sempre su Pro Vita & Famiglia qualche giorno fa – delle due importanti aziende cosmetiche Benefit Cosmetics e MAC Cosmetics. Entrambi i blasonati marchi hanno dichiarato ufficialmente, infatti, il loro appoggio economico a Planned Parenthood, la più grande macchina abortista negli Stati Uniti.

Sempre Planned Parenthood è stata citata – e sostenuta – nella campagna pubblicitaria di Miley Cyrus, che oltre ad alcuni scatti di cattivo gusto ha fatto da testimonial per una linea di abbigliamento pro aborto firmata dallo stilista Marc Jacobs.

Una “moda” che tocca anche il cinema e in particolare Hollywood. Già negli ultimi mesi oltre cinquanta attori e attrici hanno dichiarato apertamente di voler boicottare tutti quegli Stati – come la Georgia – che hanno adottato leggi contro l’aborto, e quindi di non voler più girare scene dei loro film in quei territori. Come il caso di Sophie Turner, una delle protagoniste di Game of Thrones. L’attrice è arrivata al punto di dichiarare, a un giornalista di Sky News che le ha fatto notare come proprio la fortunata serie televisiva sia stata girata in Irlanda del Nord, dove l’aborto è sostanzialmente vietato, che «è una gran fortuna che Game of Thrones sia ormai un capitolo superato».

Salvatore Tropea

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