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Home Page > Gender > Equality Act: dagli USA nuovo scontro sul gender
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Oltre a decine di leader religiosi, una coalizione bipartisan di femministe, pro life e difensori della libertà religiosa si sono uniti in questi giorni per chiedere al Congresso degli Stati Uniti, a maggioranza democratica di sinistra, di non approvare l’Equality Act, battezzato dagli oppositori come ‘In-Equality Act’.

La Camera dei rappresentanti degli Stati Uniti ha invece votato positivamente la nuova norma e ora si attende il voto del Senato, a maggioranza repubblicana che presumibilmente lo boccerà, come già il Presidente Trump ha annunciato che da parte sua porrà il veto. Il disegno di legge vieterebbe la discriminazione in base all’orientamento sessuale e l’identità di genere (Sogi), sancendo una nuova ortodossia sessuale nella legge federale.

«Il falso nome “Equality Act” è un disegno di legge anti-libertà che autorizza il governo federale a punire chiunque non sia d’accordo con l’identità di genere e la sua ideologia gender», ha detto a PJ Media Emilie Kao, direttore del DeVos Center for Religion and Civil Society presso la Heritage Foundation. Femministe radicali e lesbiche si sono espresse contro il disegno di legge più volte: a gennaio, Kara Dansky, avvocato femminista e portavoce dell’organizzazione femminista radicale del Fronte di liberazione delle donne (WoLF), ha condannato l’attivismo transgender come un «movimento per i diritti degli uomini».

«WoLF ha fatto pressioni al Congresso per contrastare la narrativa secondo cui l’Equality Act è una questione di diritti civili», ha detto Dansky a PJ Media. «Abbiamo scoperto che le donne di tutto lo spettro politico condividono molti punti in comune quando parliamo di tutela della privacy, della sicurezza e dei diritti di donne e ragazze».

La voce del buon senso L’enfatizzazione dell’identità transgender nella legge federale sui diritti civili costringerebbe le strutture pubbliche a consentire agli uomini biologici di entrare nei bagni delle donne e nei camerini se affermano di identificarsi come donne. Aprirebbe gli sport delle donne agli uomini biologici. Rimuoverebbe tutti i diritti specifici del sesso femminile, così un’altra femminista e lesbica Julia Beck ha bollato la nuova proposta di legge come un’aperta «violazione dei diritti umani». «Cancellerebbe donne e ragazze come una categoria legale secondaria, un gruppo che avrà solo una modesta protezione dei diritti civili», ha spiegato la Dansky. Per questi motivi, Dansky ha dichiarato: «Abbiamo messo da parte le nostre forti differenze ideologiche su una serie di questioni al fine di riunirci per combattere questo attacco ai diritti delle donne». La radicale legislazione modificherebbe il Civil Rights Act del 1964 per includere l’orientamento sessuale e l’identità di genere come caratteristiche protette. Ma va anche oltre.

Con il pretesto delle protezioni antidiscriminatorie, il disegno di legge ridefinisce il sesso per includere l’identità di genere, mina la libertà religiosa, dà ai maschi che si identificano come femmine il diritto agli spazi femminili e stabilisce un pericoloso precedente politico per la medicalizzazione della gioventù confusa dal genere. «L’amministrazione Trump si oppone assolutamente alla discriminazione di qualsiasi tipo e sostiene la parità di trattamento di tutti; tuttavia, questo disegno di legge nella sua forma attuale è pieno di pillole di veleno che minacciano di minare i diritti dei genitori e delle coscienze», ha detto un funzionario dell’amministrazione al Washington Examiner la scorsa settimana. Ora, come detto, il provvedimento approvato dai democratici di sinistra americani andrà al Senato, l’opposizione repubblicana e Trump già hanno dichiarato la loro ferma opposizione.

Ciò che non si aspettavano, né i mass media né i leaders democratici di sinistra, è la gran massa di associazioni e gruppi coalizzati contro la proposta di imporre a tutti la sola ideologia di gender ed abolire per legge le differenze sessuali. Il neo totalitarismo del gender mostra la sua faccia e la sua reale volontà, non solo esiste ma vuole imporre a tutti l’omologazione ideologica, punendo come criminali coloro che dissentono: siano essi  anche donne, lesbiche o uomini di fede. Prepariamoci anche noi in Italia come in Europa, tra pochi mesi potremmo trovarci nuove direttive o regolamenti interpretativi e persino Sentenze di Tribunali europei che ci imporranno, sotto le mentite spoglie della non-discriminazione, la nuova dottrina e tutti i suoi obblighi conseguenti. #ResistenzaArriviamo!

Luca Volontè

Fonte: National Review

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