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Home Page > Fine Vita > Eutanasia dilagante: l’esempio dell’Oregon
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L’Oregon è il primo stato federato americano ad aver introdotto l’eutanasia sottoforma di suicidio assistito.

E, come da copione ben noto a chi ragiona sui fatti, saltano i limiti e i paletti della legge che disciplina l’eutanasia sotto questa (come sotto qualsiasi) forma.

Chiamare l’eutanasia “suicidio” assistito serve a sottolineare che ciò che conta è l’autodeterminazione. Se uno si vuol “far suicidare” deve essere libero di “farselo fare”. «Chi non ha intenzione di morire può star tranquillo». È la solita regola del «Se io lo faccio, a te che male fa?». Chi ci crede legga bene quel che accade in Oregon.

A ragionarci sopra, uno potrebbe chiedersi che bisogno c’è di una legge e dell’assistenza. Da che mondo è mondo purtroppo chi si vuole suicidare davvero ci riesce sempre, senza bisogno dell’assistenza del Servizio Sanitario Nazionale, soprattutto.

Comunque, in Oregon l’hanno legalizzato. Ma a quanto pare il “suicidio assistito” non è sufficiente per la cultura della morte e per le compagnie di assicurazione (i soldi contano…).

Ora, infatti, si sta discutendo di poter “suicidare” malati di mente che non hanno chiesto di “essere suicidati”. Insomma, eutanasia senza se e senza ma per quelli che “poveretti che campano a fare” e che vivono “una vita non degna d’essere vissuta”.

Il Senato dell’Oregon sta per approvare il Senate Bill 494 che consentirà di far morire di fame e di sete i pazienti psichiatrici non più in grado di prendere decisioni per sé. Si presume che vogliano l’eutanasia! Deciderà poi un comitato (nominato, non eletto) se sarà il caso di modificare ulteriormente i criteri per distribuire eutanasia a tutti, senza bisogno di modificare la legge.

Dicono che la normativa sia fortemente sostenuta dalla lobby delle compagnie di assicurazione, che già offrono eutanasia gratis e cure a pagamento. Dato che sono loro che pagano la pensione e il mantenimento dei pazienti psichiatrici (soprattutto i vecchietti che non ci stanno più con la testa) vogliono eutanasia per tutti: per il bene dei pazienti (che vivono una vita di bassa “qualità”, e per il loro portafogli (in Canada hanno già calcolato quanto conviene l’eutanasia al PIL…).

Dice il medico olandese Theo Boer, ex eutanasista convinto, che ora si oppone alla legalizzazione dell’eutanasia, in qualsiasi forma: «Una volta che il genio malvagio esce dalla bottiglia, è impossibile rimetterlo dentro». I nostri legislatori sapranno far tesoro di queste esperienze? Non c’è molto da fidarsi. Sarà bene inondarli di proteste firmamdo e facendo firmare la nostra petizione.

Redazione


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Un Commento, RSS

  • Mario ProVita

    dice su:
    08/02/2017 alle 10:29

    Come si dovrebbe misurare la qualità della vita? Risposta: non si può. Perché?

    Perché il parametro “vita” è troppo vago per essere usato come valore. Ci sono diversi elementi che compongono una vita… ma le vite di ciascuna persona presentano sempre grandi differenze, fin troppo grandi per essere addirittura paragonate tra di loro.

    Veloce esempio: Vita di persona italiana paragonata a Vita di persona giapponese. Due persone che vivono in luoghi totalmente diversi… e di differenze ce ne sono ancora in altri ambiti.

    Come si può determinare una qualità, se confrontare le vite è praticamente impossibile?

    Alla fine, ognuno di noi ha un valore inestimabile ed unico nel suo genere. Per mostrare tutto il suo valore al mondo, bisogna semplicemente sfruttare tutte le abilità che abbiamo ricevuto in natura, senza subire alcun tipo di danno fisico e psicologico.

    Seguite bene la natura… riuscirete sempre ad andare lontano.

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