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Home Page > Fine Vita > Eutanasia in UK: bambini morti di fame e di sete
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Non molto tempo fa avevamo presentato in un nostro articolo il primo caso di eutanasia legale nel Regno Unito, quello di Anthony Bland, spiegando come, da lui ad Alfie, a ben 40mila persone sia stata staccata la spina senza consultare neanche i parenti.

Non c’è solo questo da dire a riguardo, il panorama della cultura della morte ha ancora tanto da mostrarci sul tema dell’eutanasia. Un articolo di LifeSiteNews ci mostra altri aspetti di come questo fenomento si sia sviluppato nel Regno Unito e dei caratteri, sempre disastrosi, che ha assunto.

Siamo tutti rimasti sconvolti, infatti, dalla vicenda del piccolo Alfie e da come l’Alder Hey abbia fatto di tutto per sopprimerlo, non limitandosi a sospendere i trattamenti straordinari ma rimuovendogli la ventilazione, negandogli l’alimentazione per quasi ventotto ore e somministrandogli farmaci, come il fentanil, che tendono a ridurre la respirazione. Un omicidio evidente, dunque.

Ma tanti altri casi di eutanasia di questo tipo restano nel segreto e si susseguono in continuazione, basti pensare al fatto che, nel gennaio del 2017, il quotidiano britannico Sun’s ha riportato gli ultimi dati relativi ai morti in cliniche e ospedali nel 2015. 505 pazienti morti per disidratazione, mentre in 351 casi la fame era uno dei fattori che contribuiva. Le statistiche parziali pubblicate nel 2018 mostrano che nel 2016 i numeri erano molto simili. Tra il 2000 ed il 2010 la cifra era salita fino a 1.316 pazienti morti in questo modo.

Pare infatti che le linee guida del Servizio Sanitario Nazionale inglese permettano al personale di collocare i pazienti nella categoria “morenti”, in cui è possibile negare alimentazione ed idratazione, se ritenuto “nel loro miglio interesse” e somministrare antidolorifici che affrettino la morte.

Abbiamo parlato, infatti, di come, stanca di vedere pazienti disidratati che supplicano di poter bere almeno attraverso una spugna e bambini condotti a una fine così straziante dal protocollo del Liverpool Care Pathway (Lcp), l’infermiera Bernadette Loyd abbia scritto al Dipartimento della salute inglese, denunciando i modi con cui i bambini sono condotti a eutanasia.

Ma ai medici basta appellarsi ai criteri stabiliti dai “Trattamenti per il mantenimento della vita” (LST), che possono essere sospesi o ritirati nel caso in cui la “qualità” della loro vita sia ritenuta insufficiente per giustificare la loro esistenza continua. Fra questi trattamenti vi sarebbero anche alimentazione e idratazione.

Tutto questo non può che ricordare la politica di eutanasia nazista iniziata nel 1939, che, con il programma “T4” uccideva i bambini disabili prima nelle camere a gas, poi per assenza di nutrimento, idratazione o con iniezioni letali.

Luca Scalise

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