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Home Page > Fine Vita > Eutanasia: manifestazione per la vita a Lisbona
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Sul fronte eutanasia purtroppo in Italia siamo già con un piede nella fossa. La battaglia però è ancora aperta e sapere che c’è chi, con meno mezzi e meno visibilità pubblica, ha il coraggio di lottare contro ogni forma di soppressione della vita umana nella sua fase finale e di legalizzazione del suicidio assistito ci dà la forza per andare avanti.

Lo scorso 1° maggio a Lisbona, un centinaio di persone ha manifestato davanti alla sede del Parlamento per scongiurare l’introduzione dell’eutanasia in Portogallo.

Abbiamo già dato notizia del tentativo che si sta facendo pure in terra lusitana per togliere di mezzo malati, disabili, anziani e, più in generale, “indegni di vivere” con la scusa dell’amore e della compassione.

Di fronte a tutto ciò, l’arma maggiormente utilizzata dai cultori della morte è il silenzio. Sì, proprio così: come e forse più che in Italia, si vogliono far passare leggi ingiuste senza informare o disinformando l’opinione pubblica. Il dibattito infatti potrebbe favorire quanti difendono il diritto alla vita sino al suo termine naturale e per evitare questo “pericolo”, la politica cerca di evitare la discussione. Alla faccia della democrazia, della cui retorica il Portogallo è stato infarcito negli ultimi quarant’anni.

Finora il Presidente della Repubblica Marcelo Rebelo de Sousa – in teoria e formalmente cattolico e di “centro-destra” – non si è voluto pronunciare nel merito, giustificandosi con il carattere super partes della carica che ricopre.

Al margine della manifestazione, Sofia Guedes, del movimento “Stop Eutanásia“, ha parlato della necessità di una vera e propria opera di formazione delle gente su una questione così complessa (e poco conosciuta) come l’eutanasia e il suicidio assistito. Uccidere infatti non è la risposta da dare a chi soffre.

Come primo passo, quindi, occorre abbattere il muro del silenzio e dell’indifferenza, anche perché la Costituzione portoghese proclama che la vita umana è inviolabile, per tutti. Cosa accadrebbe se invece una norma dello Stato stabilisse una distinzione tra uomini degni o indegni di vivere?

Redazione

Fonte: Sapo


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