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Home Page > Notizie dal mondo > Fake news: quando la scienza è sottomessa all’ideologia
cani, cane

Ne parla anche The Economist: l’ideologia impera sulla scienza. L’ideologia domina nel mondo della letteratura accademica sottoposta a peer review. Le riviste cosiddette scientifiche in realtà subordinano la considerazione dei dati oggettivi e reali ai preconcetti ideologici che prevalgono nell’ambito del loro consiglio direttivo e pubblicano esse stesse delle fake news.

Già nel maggio scorso avevamo avuto modo di ascoltare, al convegno organizzato a Roma prima della Marcia per la Vita, il professor Noia, ginecologo del policlinico Gemelli, illustre clinico e cattedratico di fama internazionale, recentemente nominato dal Papa come consultore al Dicastero dei laici e per la famiglia. Noia al convegno ha spiegato come cura i bambini malati in utero e salva così loro e le loro madri dall’aborto eugenetico (non ossequieremo mai la neolingua chiamandolo “terapeutico” perché l’aborto non è una “terapia”: non cura, uccide). Il professore tra l’altro ha detto che trova difficoltà a pubblicare i successi strepitosi che ottiene il suo team: le riviste “scientifiche” gli rispondono che i loro dati sono inattendibili “perché loro sono cattolici” (e lui quindi pubblica su riviste internazionali giapponesi).

Ma questo è niente, rispetto a ciò che scrive The Economist (e ne parlano anche LifeSiteNews e altri, con maggiori dettagli): si tratta di un esperimento fatto da tre studiosi che si autodefiniscono liberali e di sinistra, i quali hanno ottenuto la pubblicazione in riviste “scientifiche” di diversi studi fasulli e strampalati, fatti ad arte, con dati totalmente inventati… «per vedere di nascosto l’effetto che fa», direbbe Enzo Jannacci.

Helen Pluckrose, della rivista Aero Magazine, il matematico James Lindsay e Peter Boghossian, professore di filosofia della Portland State University hanno sottoposto venti documenti fake alle riviste che si occupano di società, cultura e di “studi di genere” con l’obiettivo di problematizzare e diagnosticare «squilibri di potere e oppressioni radicati nell’identità».

Ogni articolo iniziava con qualcosa di assurdo e/o profondamente non etico. Uno “studio” verteva sull’osservazione e il biasimo della “cultura dello stupro” tra i cani, uno affermava che l’intelligenza artificiale è potenzialmente pericolosa perché è maschilista e imperialista, uno dimostrava che la scienza dell’astronomia è “intrinsecamente sessista”; uno denunciava l’omofobia degli uomini che non gradiscono la penetrazione anale  e uno era addirittura un capitolo del Mein Kampf di Adolf Hitler riscritto con “parole d’ordine alla moda” per parlare di femminismo: se questa roba è stata pubblicata, non ci deve stupire la persecuzione mediatica e professionale scatenatasi recentemente contro il professor Strumia, reo di aver rilevato – dati alla mano – che nel campo della fisica non c’è discriminazione sessista contro le donne (ne ha parlato per conto del Cern a un convegno intitolato “Teoria delle alte energie e gender”, che c’entra il “genere” con la teoria delle alte energie?, tenutosi a Ginevra poche settimane fa).

Le metodologie di lavoro descritte dai tre americani erano molto scadenti, le statistiche totalmente inverosimili, le affermazioni non giustificate dai dati e le analisi qualitative motivate ideologicamente. Sostenevano anche cose eticamente molto discutibili, come il punire gli studenti universitari maschi bianchi per i secoli passati in cui è stata legale la schiavitù facendoli sedere in silenzio, in catene, sul pavimento durante la lezione;  o disquisivano di questioni assolutamente ridicole come il perché le persone si preoccupano dei genitali altrui quando pensano di fare sesso con loro.

Ebbene, sette di questi documenti sono stati accettati e quattro sono stati anche pubblicati onlineAltri sette glieli hanno rinviati con richiesta di revisione. Solo sei su venti sono stati cassati completamente.

Lo studio sui cani è stato accettato da Gender, Place & Culture, il capitolo femminista del Mein Kampf da Affilia, un pezzo che sostiene che il bodybuilding professionale discrimina ingiustamente gli obesi da Fat Studies.

Gli autori hanno dimostrato che qualsiasi cosa può essere pubblicata e divulgata, purché rientri nell’ortodossia ideologica dominante e sia infarcita di citazioni della letteratura esistente (infatti, tutte le fonti che hanno citato sono reali).

E non è la prima volta che questi “burloni” riescono nel loro intento: Lindsay e Boghossian avevano già pubblicato su Cogent Social Sciences un articolo assurdo su il “pene concettuale”.

Li abbiamo chiamati burloni, ma in realtà non c’è proprio niente da ridere: di poco tempo fa è infatti la decisione dell’Oms – che dovrebbe essere un consesso scientifico – di cancellare dal nuovo manuale diagnostico non solo il transessualismo, ma anche il sadomaso, il bondage, il feticismo ed altre perversità annesse. È diventato tutto “normale”: lo dice la “scienza”.

Tutto questo serva a farci capire che le fake news davvero pericolose, dalle quali bisogna imparare a guardarsi, sono proprio quelle che si paludano di veste accademica. I poveri blogger che scrivono che Michael Jackson è ancora vivo non sono pericolosi come coloro che promuovono e sostengono ideologie folli, totalmente scollate dalla realtà, perché «ci sono decine di studi scientifici che l’hanno dimostrato».

Francesca Romana Poleggi

Fonte: La Verità

La voce del buon senso

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