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Home Page > Fine Vita > Fine vita: quando un medico fa il suo dovere
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Il dottore americano Kenneth Stevens, di cui ci parla un articolo di LifeNews, passò dall’essere un semplice avversario del cosiddetto “suicidio assistito” (ossia un vero e proprio omicidio) al diventare un vero attivista contro la legge sul fine vita nel suo Paese.

Quando ha saputo che nello stato australiano di Victoria si stava decidendo di affrettare la morte ai malati terminali, ha deciso di raccontare per noi la storia piena di vita della sua paziente Jeanette Hall.

Siamo nel 2000 ed a Jeanette, allora di cinquantacinque anni, era stato diagnosticato un cancro al colon inoperabile a Portland, nell’Oregon, uno stato che nel 1997 introdusse leggi che consentivano ai medici di prescrivere pillole fatali ai malati terminali.

Voleva mettere fine alla sua vita ed era terorizzata ciò che avrebbe comportato il curarsi: dure terapie, perdita di capelli, tanti dolori ed infine la morte. Si rivolse così al dottor Stevens, specialista del cancro, dicendogli di voler farla finita.

Quest’ultimo, però, non confermò affatto la diagnosi del medico che le aveva trovato un tumore incurabile, dicendo, piuttosto, che con una buona terapia ce l’avrebbe fatta a salvarsi.

E così è stato, finalmente, ma dopo tanta insistenza di Stevens. Jeanette infatti all’inizio non ne voleva sapere neanche di curarsi, pur potendo guarire. Era intrisa di ciò che la società, attraverso le leggi contro la vita, inculca nelle menti e cioè che è da respingere ogni forma di sofferenza, perchè una vita degna sarebbe fatta solo di dinamicità ed efficentismo.

Ora Jeannette è felice ed è sana, ma soprattutto è in vita grazie a un medico che invece di indurla al suicidio ha creduto in lei e l’ha spronata a combattere per la sua vita.

Oggi Stevens continua a lottare affinchè non sia calpestata la dignità della vita dei malati terminali. «Con la legalizzazione del suicidio assistito, – spiega, infatti – il piano sanitario dell’Oregon è stato autorizzato a offrire ai pazienti il ​​suicidio al posto dei trattamenti».

Ora che in Italia sono state purtroppo approvate le DAT speriamo che ci siano buoni medici a combattere affinchè nessun malato si senta un peso inutile e la cui vita non ha più ragion d’essere.

Luca Scalise


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