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Home Page > Fine Vita > Focus: Vincent Lambert ancora in bilico tra la vita e la morte
Lambert_eutanasia

Vincent Lambert è l’infermiere di 42 anni che vive in stato quasi vegetativo e tetraplegico dal 29 settembre 2008, quando rimase vittima di un incidente stradale mentre andava al lavoro. La vicenda ha avuto un iter complesso e lungo, basti sapere che la decisione sul suo caso non solo minaccia la vita di Vincent Lambert, ma anche centinaia di persone nelle stesse condizioni di disabilità in Francia. Perciò da anni si susseguono gli appelli pubblici e le azioni legali per fermare la mano di alcuni medici che desiderano ‘liberarsi’ del povero Vincent, staccare alimentazione e idratazione e ‘farlo fuori’.

Già nel 2015, Jean Marie Le Menè che presiede la Fondazione Lejune, aveva usato parole forti contro questa minaccia, dicendo che tutti i francesi sono e possono trovarsi nella medesima situazione di Lambert. Ora un medico vuole ‘lasciarlo morire’, benché sia contro ogni diritto umano e Convenzione internazionale. Nelle ultime settimane c’è stato un susseguirsi di notizie e decisioni sul caso, sulla vita o la morte di una persona che sta in ospedale dopo un incidente, è vigile, respira senza problemi e solo deve essere alimentata e abbeverata con un sondino.  Mercoledì 24 aprile 2019, il Consiglio di Stato francese ha stabilito che la decisione medica di togliere l’idratazione e l’alimentazione di Vincent Lambert fino alla sua morte non era illegale. Ancora una volta, si firmava la sua condanna a morte, condannandolo a morire di sete. Sebbene non lo si ammetta, questa è chiaramente eutanasia. Il che implica un’altra terribile domanda: in Francia si va verso l’eutanasia delle persone disabili che non sono alla fine della loro vita?

Contrariamente a quanto è stato detto qui e là, Vincent Lambert non è alla fine della sua vita e non ha una malattia grave, incurabile o degenerativa. È piuttosto una persona in uno stato di coscienza alterata derivante da un trauma cranico. Secondo la testimonianza dei suoi genitori, dei suoi amici e dei principali specialisti medici, respira da solo e non ha assistenza cardiaca; si sveglia al mattino e si addormenta di notte. Ha recuperato il suo riflesso di deglutizione, ma il cibo e l’idratazione, cioè i bisogni vitali autentici di ogni essere umano, sia esso disabilitato o meno, gli sono forniti attraverso un tubo. Lo stesso giorno in cui è stata resa nota la decisione del Consiglio di Stato, i media hanno rivelato il caso di una donna che si è svegliata da un coma dopo 27 anni (avvenuto ad Ouest France, 24 aprile 2019). Anche lei era stata vittima di un incidente d’auto ed era in uno stato vegetativo, secondo il suo medico curante. Il figlio della donna ha voluto condividere la sua storia «per dire alla gente di non perdere la speranza per i propri cari». Ha detto: «Non li considero morti quando sono in uno stato simile».

Questa donna ha ricevuto le cure richieste dal suo stato, inclusa la fisioterapia, contrariamente a Vincent Lambert al quale viene negata la cura di base cui ha diritto a causa della sua disabilità. È tenuto nel suo letto e rinchiuso nella sua stanza nell’ospedale universitario di Reims, nonostante le numerose proposte per prendersi cura di lui in istituzioni specializzate. Questa situazione inaccettabile è stata denunciata da 70 medici specializzati nella cura delle persone in stato di coscienza alterata. I 70 medici hanno evidenziato che Vincent Lambert non fosse soggetto ad accanimento terapeutico e che dovesse essere trattato come qualsiasi altro disabile nelle sue condizioni. Dopo la decisione del Consiglio di Stato, i genitori di Vincent Lambert hanno intensificato le loro azioni in opposizione alla decisione presa e portato il caso sulla scena internazionale.

Da un lato, hanno presentato ricorso alla Corte europea dei diritti dell’uomo (CEDU).  D’altra parte, si sono rivolti alle Nazioni Unite (ONU) presentando una domanda al Comitato per i diritti delle persone con disabilità (CRPD). Questo organismo delle Nazioni Unite che si riunisce a Ginevra è effettivamente competente perché è incaricato di far rispettare la Convenzione sui diritti delle persone con disabilità di cui la Francia è parte. Il CRPD è composto da esperti, tra cui diverse persone disabili, che sono quindi particolarmente sensibili a questo problema. La mancanza di cura di cui il signor Lambert è vittima, la sua “detenzione” nell’ospedale universitario di Reims e la decisione di farlo morire di sete, violano ovviamente diverse disposizioni della presente Convenzione, in particolare quelle che vietano l’abuso e trattamenti inumani o degradanti.

Inoltre, l’articolo 25 impone agli Stati di «fornire quei servizi sanitari necessari alle persone con disabilità in particolare a causa delle loro disabilità», vietando così «la negazione discriminatoria delle cure sanitarie o dei servizi sanitari o degli alimenti e dei fluidi sulla base della disabilità». Il CRPD richiede sempre che cibo e idratazione siano garantiti quando necessario (osservazioni conclusive verso il Regno Unito, 3 ottobre 2017). Lo stesso organismo ha affermato che «il diritto alla vita è assoluto, e che il processo decisionale sostitutivo in merito alla cessazione o alla revoca del trattamento di mantenimento della vita è incoerente con questo diritto» (Esame del rapporto presentato dalla Spagna, 19 ottobre 2011). In un altro caso, il CRPD ha fermamente ricordato che, in base all’articolo 26, «gli Stati parti adottano tutte le misure appropriate per garantire l’accesso per le persone con disabilità ai servizi sanitari, inclusa la riabilitazione» (X. v. Argentina, 11 aprile 2014, paragrafo 8.9).

Di conseguenza, non era escluso che il Comitato potesse trovare una violazione della Convenzione nel caso del Sig. Lambert. Quando gli Stati parti hanno accettato la competenza del CRPD per esaminare i reclami individuali – come ha fatto la Francia -, hanno anche accettato di rispettare i risultati. Difficilmente si poteva immaginare che la Francia, ignorando i propri impegni assunti verso il rispetto dei diritti umani, potesse sostenere l’eutanasia di Vincent Lambert (si veda articolo di LeMonde.fr, 24 aprile 2019).

ll 3 maggio 2019, la decisione del Comitato sui diritti delle persone con disabilità delle Nazioni Unite, chiedeva alla Francia di impedire l’eutanasia di Vincent Lambert durante l’esame della domanda presentata dai suoi genitori. Tre giorni prima, il 30 aprile, la Corte europea dei diritti dell’uomo (CEDU), al contrario, aveva concordato la sua morte. Il Ministro della Sanità francese ha dichiarato il 5 maggio che «l’equipe medica incaricata di questo caso ha il diritto di interrompere le cure», aggiungendo in modo contraddittorio che «non siamo legalmente vincolati da questo Comitato, ma ovviamente prendiamo in considerazione ciò che l’ONU dice e noi risponderemo». Cioè? Non era chiaro.  Non è una ma sono due le decisioni che sono già state prese dal Comitato per i diritti delle persone con disabilità (CRPD) riguardo al caso Lambert: in primo luogo hanno registrato la domanda presentata dai genitori di Vincent Lambert e in secondo luogo hanno chiesto misure provvisorie (evitare l’interruzione di alimentazione ed idratazione).

Il governo francese avrebbe sei mesi per rispondere alle accuse contro le decisioni mediche e giudiziarie, sia sulla ricevibilità che sul merito della richiesta. Dovrà trovare altri argomenti oltre a quelli indicati domenica dal Ministro della Sanità, quando ha dichiarato questo Comitato (dell’ospedale universitario) incompetente per proteggere le persone nella condizione di Vincent Lambert. Infatti, è bene ripeterlo, Vincent Lambert non è né cerebralmente morto, né malato, né alla fine della sua vita. È handicappato, come 1.700 altre persone nella stessa situazione in Francia. Con la registrazione della domanda dei genitori del Lambert, il comitato ha richiesto logicamente al governo francese di garantire che l’idratazione e la nutrizione di Vincent Lambert venissero mantenute durante il periodo della procedura. Indipendentemente da ciò che poteva dire il Ministro della Sanità, il governo francese è vincolato, nel diritto internazionale, ad essa, per il semplice motivo che si è impegnato a farlo, in nome della Francia, ratificando la Convenzione sui diritti delle persone con disabilità.

È vero che le decisioni del comitato, come tutti gli organismi internazionali (compresa la CEDU), non sono direttamente applicabili nell’ordinamento giuridico interno. Ma spetta alle autorità nazionali implementarle da sole, sotto il controllo della CRPD e di altri Stati parti della Convenzione. Affermare che la Francia potrebbe “ignorare” i propri impegni in materia di diritti umani (LeMonde.fr, 24.04.2019) è legalmente falso e politicamente irresponsabile. L’intero sistema internazionale di protezione dei diritti umani si basa sul rispetto da parte degli Stati della parola data, sulla loro buona fede e cooperazione. Questa è sia la sua grandezza che la sua debolezza. Il giorno 11 maggio scorso, il sito dei sostenitori del diritto alla vita di Lambert pubblicava un accorato appello degli avvocati:

«Il dottor Sanchez dell’Ospedale universitario Reims ha appena annunciato questo 10 maggio 2019 alla famiglia di Vincent Lambert che attuerà la sua decisione del 9 aprile 2018 (uccidere il paziente) a decorrere dalla settimana del 20 maggio 2019, senza ulteriori dettagli. Se questa decisione fosse eseguita, Vincent Lambert morirebbe in pochi giorni e il Dr. Sanchez potrebbe dare a Viviane Lambert un figlio morto per la festa della mamma del 26 maggio. E in spregio delle misure provvisorie ordinate dall’ONU il 3 maggio 2019 a favore di Vincent Lambert, disabili, vulnerabili e indifesi, il Dr. Sanchez ha deciso che Lambert deve morire laddove è rinchiuso per anni. Gli esperti giudiziari nominati hanno tuttavia affermato chiaramente che Vincent Lambert non si trovava in una situazione di irragionevole ostinazione di cura. Si tratterebbe piuttosto di eutanasia di una persona disabile per il solo motivo che è disabile. Come può La Francia pretendere di assumere la presidenza del Consiglio d’Europa il 24 maggio quando viola deliberatamente anche i trattati che ratifica?».

L’appello degli avvocati si conclude con la richiesta «al difensore dei diritti, che è stato incaricato dalla Francia di assicurare la rigorosa applicazione della Convenzione internazionale sui diritti delle persone con disabilità. Invitiamo anche il Presidente della Repubblica che è il garante della parola data dalla Francia in modo che il nostro Paese non si disonori».

Io stesso, per quanto mi era possibile fare, sin dal caso tragico di Giorgio Welby dimostrai la mia ferma contrarietà ad ogni forma di suicidio assistito, omicidio del consenziente o eutanasia. Lo feci anche nel corso della drammatica vicenda della povera Eluana Englaro. Nel gennaio 2012, promossi emendamenti che vennero inclusi nella Risoluzione e Raccomandazione finale del Report sulle dichiarazioni di fine vita e nei quali, senza alcuna ambiguità, si dichiarava illegale e doveva essere proibita ogni forma di eutanasia in tutti i Paesi del Consiglio di Europa. Con la fiducia nelle istituzioni francesi, in primis Macron e i suoi Ministri, e con la certezza nella preghiera, dobbiamo sperare che non si uccida volontariamente il disabile Vincent Lambert. Chiunque di noi potrebbe trovarsi nella stessa situazione. Se la Francia acconsentisse a questa morte, si aprirebbe il vaso di pandora della eugenetica e non solo della eutanasia, nessuno sarebbe al sicuro in nessun ospedale di Francia e, lasciatemelo scrivere, in poco tempo non saremmo nemmeno sicuri del nostro dentista di fiducia. Un semplice mal di denti potrebbe essere ‘curato’ con il taglio della testa.

Luca Volontè

La voce del buon senso

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