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Home Page > Gender > Gender al WC – Anche l’NBA boicotta il Nord Carolina
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Abbiamo dato conto e ragione ai nostri Lettori della tragi-comica questione del gender relativo all’uso dei WC e degli spogliatoi.

Abbiamo detto anche del boicottaggio che è stato indetto nei confronti degli Stati che hanno rifiutato di applicare le ridicole regole di “uguaglianza al cesso”, luogo in cui è proprio necessario tenere bene a mente i distinguo.

Ha del surreale la decisione dell’NBA di negare al North Carolina la possibilità di ospitare l’evento All Star Game 2017 a causa della suddetta legge omo-trans-fobica.

Infatti la legge contestata lascia la libertà di interdire agli uomini (col pene) l’ingresso nei bagni e negli spogliatoi riservati alle donne.

Nulla di strano, nessuna discriminazione, ma semplicemente una legge per tutelare le donne e garantire il diritto all’intimità che ogni uomo ed ogni donna dovrebbe vedersi riconosciuto.

Dissente, invece, la National Basket Association, firmataria di una comunicazione in cui si dichiara costretta a spostare l’evento in un altro Stato, appellandosi a valori quali “l’accettazione delle diversità, l’inclusione, l’equità e il rispetto degli altri”.

Peccato che i valori citati dalla nota, anziché suffragare la posizione assunta dall’NBA, ne legittimerebbero l’opposta: l’accettazione delle diversità implica il riconoscimento della differenza che sussiste tra maschio e femmina; l’equità comporta che a tutte le donne sia garantito il diritto di usufruire dei servizi igienici senza il timore di trovare un uomo nel proprio bagno solo perché l’identità sessuale naturale non coincide con quella percepita; il rispetto degli altri viene palesemente violato nel momento stesso in cui sparisce la distinzione tra maschio e femmina, in ossequio all’ideologia gender.

Nulla da fare quindi per la squadra di Jordan, i “Charlotte Hornets”, che si sono visti messi da parte in quanto l’NBA non crede di “poter ospitare con successo i festeggiamenti per l’All-Star a Charlotte, nel clima creato dall’HB2 (la legge di cui si parla)” ; in fondo è chiaro che una legge che prescrive agli uomini e alle donne di rispettare i propri bagni di riferimento costituisce un evidente ostacolo ai festeggiamenti i quali, presumibilmente, si sarebbero svolti nei servizi pubblici della città (!).

Eppure, gli organizzatori dell’All Star Game, si dicono consapevoli del fatto “che questa decisione avrà un forte impatto sui nostri fan in North Carolina, che da sempre sono fra i più appassionati della Lega”. A quanto pare, se la scelta di negare la possibilità di ospitare l’evento è stata presa con questa consapevolezza, il beneficio (economico) che l’NBA trarrà da questa decisione è ben più grande del valore di quei “tifosi appassionati” di cui si parla.

E’ l’ennesima riprova di come la propaganda gender (negli USA più forte che mai), abbia contaminato ogni aspetto della realtà sociale, compreso quello sportivo. Rimane l’amarezza di chi ama godersi lo sport fine a se stesso, libero da vincoli ideologici imposti grazie alla potenza economica di qualcuno, e che invece si trova costretto a vedere issata la bandiera arcobaleno ovunque, anche nel basket.

Elia Buizza

Fonte: nbcnews

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