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Home Page > Aborto > Georgia: produttori cinema e TV protestano contro legge “pro life”
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L’amministratore delegato della Walt Disney Company, Bob Iger ha annunciato che la grande multinazionale cinematografica non svolgerà più riprese e produzioni nello Stato della Georgia. Il motivo? Non è gradita la nuova legislazione che restringe l’aborto alle prime sei settimane di gestazione, ovvero alla rilevazione del primo battito cardiaco fetale.

I Marvel Studios della Disney hanno recentemente girato scene per Black Pantherse Avengers: End Game, ma dopo la svolta pro life impressa dal governatore repubblicano Brian Kemp, difficilmente la cosa si ripeterà.

«Immagino che molti nostri dipendenti non vorranno lavorare lì, quindi dovremo andare incontro ai loro desideri a riguardo. In questo momento stiamo valutando molto attentamente la cosa», ha proseguito Iger. «Non ritengo possa essere conveniente per noi continuare a girare lì».

Lo scorso 7 maggio, il governatore Kemp ha firmato il suddetto disegno di legge pro life, ignorando le minacce di boicottaggio da parte dell’attrice Alyssa Milano. Lo scorso marzo una cinquantina di attori hanno sottoscritto la lettera dello speaker della Camera dei Deputati georgiana, David Ralston – anch’egli repubblicano ma abortista – che invitava Kemp a fare marcia indietro. La controversia non è di poco conto, nella misura in cui la Georgia è diventata una meta privilegiata per i set cinematografici e televisivi, per via del rimborso statale del 30% delle spese, garantito dall’amministrazione statale. Il governatore, comunque, va dritto per la sua strada e ha ribadito che la legge da lui voluta «afferma che la vita ha valore, che tutta la vita conta e che tutta la vita è degna di protezione».

«Mi rendo conto che alcuni potrebbero sfidarci in un tribunale», ha proseguito Kemp. «Ma il nostro compito è fare ciò che è giusto, non ciò che è facile. Siamo chiamati a essere forti e coraggiosi e non ci tireremo indietro. Continueremo sempre a lottare per la vita».

All’inizio di questa settimana, anche Netflix ha annunciato che avrebbe valutato una sospensione delle riprese in Georgia, se la legge fosse entrata in vigore. «Abbiamo molte donne che lavorano su produzioni in Georgia, i cui diritti, insieme a milioni di altri, saranno seriamente limitati da questa legge», ha dichiarato a Variety Ted Sarandos, principale creatore di contenuti per Netflix, promettendo una battaglia legale per contrastare la nuova normativa. «Se mai dovesse entrare in vigore, dovremmo ripensare al nostro intero investimento in Georgia», ha promesso Sarandos.

Come riportato da The Daily Wire mercoledì scorso, i pro life hanno risposto alle ostilità con un contro-boicottaggio nei confronti di Netflix. Guy Benson, collaboratore di Fox News, ha dichiarato una sua possibile sospensione dell’abbonamento a Netflix, nel caso in cui quest’ultima ricorresse alle vie legali. Da parte sua, l’editore generale di RedState, Kira Davis, ha commentato: «[Netflix] mi piace ma non dà letteralmente nulla a cui non potrei rinunciare. Sono assolutamente felice di mettere in discussione il mio abbonamento».

Tra le altre produzioni che trasferiranno le proprie riprese fuori dalla Georgia, figurano The Power di Reed Morano, della Amazon, e una nuova commedia dell’attrice Kristen Wiig. Secondo quanto riferito da The Hollywood Reporter, anche produttori come David Simon, Christine Vachon, Mark Duplass, Neal Dodson, Nina Jacobson, Brad Simpson rinunceranno alle riprese in Georgia, a seguito del varo della legge pro life.

Luca Marcolivio

La voce del buon senso

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3 Commenti, RSS

  • Enrico Zanetti

    dice su:
    31/05/2019 alle 16:48

    E adesso come farò io, che non guardo più i nuovi prodottacci della Disney, che non ho, e manco mi sogno di avere, un abbonamento a Netflix, che tramite Amazon non ho mai comperato manco un chiodo arrugginito, come farò, dicevo, ora che lor signori boicottano la Georgia?

  • Filomena Grimaldi

    dice su:
    31/05/2019 alle 18:00

    Boicottare i films,parlare alle famiglie pubblicizzando il male di queste società perverse

  • Clemente Fioravanti

    dice su:
    02/06/2019 alle 20:44

    Disney e Netflix fanno affari anche con Cina e Arabia Saudita. Non mi risulta che abbiano mai avuto da ridire sui diritti umani calpestati in quei paesi…

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