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Home Page > Notizie dal mondo > I Down potrebbero aiutarci per curare l’Alzheimer
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Le persone con sindrome di Down corrono un rischio molto più elevato di sviluppare la malattia di Alzheimer, pur avendo un’aspettativa di vita più breve rispetto al resto della popolazione, a causa della anomalia genetica che hanno ereditato dai loro genitori.

Intorno ai 30 anni, cominciano a verificarsi i primi cambiamenti nel cervello che predispongono al processo di Alzheimer. A 50 anni, cominciano i primi segni rivelatori che precedono la malattia in quasi tutti i soggetti presi in considerazione. Di questi, circa il 70 per cento svilupperà la demenza, per ragioni che non sono ancora chiare.

Ma i meccanismi cellulari che portano al declino delle capacità cognitive e della memoria sono più o meno gli stessi che si innescano anche nelle persone non portatrici della Trisomia 21.

Un gruppo di ricercatori americani sta lavorando sul legame tra la sindrome di Down e il morbo di Alzheimer, la cui aspettativa di vita è quasi raddoppiata, in questi ultimi anni, nonostante l’alta incidenza tra di loro del processo di Alzheimer.

Huntington Potter, professore di neurologia presso l’Università del Colorado e direttore della ricerca sull’Alzheimer presso il Linda Crnic Institute per la sindrome di Down, ha detto al Washington Post che, nel campo della ricerca, lo studio delle persone Down che contraggono l’Alzheimer può concretamente aiutare a trovare cure e rimedi validi anche per il resto della popolazione. L’alta incidenza del morbo di Alzheimer tra le persone Down consente di tarare e migliorare gli interventi precoci e le misure preventive. Bludental

La chiave sta nel cromosoma in più che le persone con sindrome di Down portano. Tale cromosoma supplementare include la codifica di una proteina che serve alla produzione di una sostanza (beta amiloide), che potrebbe essere la causa dell’Alzheimer.

Se queste ipotesi fossero confermate si potrebbe cercare e trovare un farmaco che inibisca detta sostanza e curare così l’Alzheimer anche nei malati non portatori di Trisomia 21.

Redazione

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