09/05/2013

Il Forteto e i crimini diabolici contro la vita e contro l’uomo

Rodolfo Fiesoli, soprannominato “il Profeta”, e altre 22 persone sono stati rinviati a giudizio nell’inchiesta sulle violenze sessuali e maltrattamenti subiti dai minori in affidamento con il beneplacito dei tribunali e di molti enti pubblici.

La struttura del Forteto, una cooperativa agricola di Vicchio nel Mugello, nasce nel 1977 ad opera di Rodolfo Fiesoli e Luigi Goffredi per assistere ragazzi in difficoltà e vittime di abusi. Per anni la comunità di Forteto viene vista da tutti, compresi innumerevoli politici di spicco, come la realizzazione in terra di un’utopia da sempre sospirata: “un’oasi” dove comunismo di beni e una manciata di valori pseudo-cristiani si baciassero perfettamente. Difatti oltre alla missione primaria di accoglienza e aiuto per tanti minori vittime di abusi si trasforma nel tempo in una importante realtà imprenditoriale, con allevamento, coltivazioni, maneggio, caseificio, agriturismo, un centinaio di dipendenti e un fatturato da 15 milioni di euro.

A distanza di anni si rivela invece, un lager degli orrori. Abusi sessuali, violenze fisiche ed emotive vengono denunciate da coloro che ne sono usciti o che restando all’interno hanno segnalato le varie umiliazioni, costrizioni psicologiche e abusi di ogni genere.

Il gup Anna Liguori ha fissato il processo per il 4 ottobre. Confermati i reati ipotizzati dai pm: maltrattamenti per 23 persone e per Fiesoli, oggi 72enne, maltrattamenti e violenza sessuale.

L’uomo, in preda alla follia della solitudine è capace di ogni sorta di mostruosità. Questo non deve scandalizzare.

Ma l’amarezza di questa vicenda deriva dalla crudele superficialità con la quale è stata gestita negli anni: il fondatore di Forteto, Fiesoli, e Goffredi furono già condannati nel 1985. Tra i vari capi d’imputazione spiccano quelli per corruzione di minorenne e sottrazione consensuale di minore «dopo aver scardinato, ricorrendo a forme di convincimento ossessive, aggressive e umilianti, ogni preesistente valore e le figure parentali, in modo da renderli del tutto dipendenti da loro, costretti ad accettare e a praticare il regime di vita da loro imposto e caratterizzato da promiscuità assoluta tra persone della stesso sesso, pratica dell’omosessualità, messa a disposizione della cooperativa di ogni risorsa».

Ma l’allora Presidente del Tribunale dei Minori Giampaolo Meucci bollò il tutto come poco rilevante e si continuò inspiegabilmente a considerare il Forteto una comunità «accogliente e idonea». Non si fece nulla per fermare i colpevoli.

Al processo tra le parti civili risultano il Comune di Borgo San Lorenzo e la Regione Toscana che aveva chiesto l’ammissione “a causa del danno di immagine subito, avendo seguito e sostenuto nel tempo vari programmi e iniziative de Il Forteto” e avendo speso per il progetto oltre 1,2 milioni di euro, tra il ’97 e il 2010.

di Shadan Bassiri

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