31/03/2019

Il vero significato di DAT: Destinati Alla Tomba

In Italia l’eutanasia esiste già: si chiama sedazione palliativa profonda.

Un conoscente, ammalato di cancro al pancreas, profondamente depresso, circa due settimane fa ha firmato il modulo delle Dat che gli è sato fornito dall’hospice, dov’era in cura, optando per questa pratica (si veda a titolo d’esempio il modulo scaricabile dal sito del comune di Brembate).

Nel modulo di consenso informato non è specificato che la sedazione palliativa profonda non è una terapia temporanea per alleviare il dolore, ma una condizione permanente e irreversibile. Chi la sceglie decide di spegnere irrevocabilmente il lume della ragione e della volontà, per immergersi in un sonno profondo e definitivo, che è difficile distinguere dalla morte.

È stato quindi posto in stato di coma farmacologico e meno di due giorni dopo è deceduto.

Dal momento dell’entrata deliberata e cosciente nello stato di sedazione palliativa profonda, da tutti, inclusi i familiari, è stato considerato praticamente già morto.

È la modalità di applicazione dell’eutanasia nel nostro Paese, come suggerito, a suo tempo, da Maria Antonietta Farina Coscioni a Marina Ripa di Meana, nell’informarla che grazie a questo escamotage non avrebbe dovuto recarsi in Svizzera per ricorrere al suicidio assistito.

Ma come si è giunti a questo abominio?

Si tratta di un percorso già segnato: quanto sta accadendo oggi in Italia, è stato precedentemente collaudato negli Stati Uniti con decenni di anticipo. È istruttivo ripercorrerne brevemente le tappe (rif. https://clmagazine.org/topic/end-of-life/todays-palliative-care-disrespects-the-natural-law).

Negli Usa le due principali organizzazioni per la liberalizzazione dell’eutanasia sono: Compassion & Choices (precedentemente nota come Hemlock Society) che si batte per la depenalizzazione del suicidio assistito (eutanasia attiva) e la più sfumata Euthanasia Society of America (fondata nel 1938), che ha percorso la strada dell’eutanasia omissiva, attraverso la sospensione dei supporti vitali. È proprio questa seconda strategia che si è rivelata vincente negli Stati Uniti alla fine degli anni novanta, come un anno e mezzo fa in Italia con l’approvazione della legge sulle Dat, ultimo, macabro regalo del governo uscente, targato Pd.

Ricordiamo che secondo la legge naturale, nel contesto dell’assistenza sanitaria:

  • alimentazione e idratazione non sono terapie, ma cure di base, e non dovrebbero essere ritirati alla leggera;
  • la morfina non deve essere utilizzata in modo aggressivo per accelerare la morte quando un paziente non è prossimo alla fine;
  • la gestione del dolore deve essere correttamente praticata per evitare il sovradosaggio.

Il principale ostacolo da rimuovere era quindi il primo punto, come aveva osservato già nel 1983, Daniel Callahan, allora direttore del Centro di Hastings a New York, il principale centro statunitense di ricerca bioetica: «La negazione della nutrizione potrebbe, a lungo andare, diventare l’unico modo efficace per accertarsi che un gran numero di pazienti biologicamente tenaci muoia effettivamente».

Sarà necessario circa un decennio e due sentenze legali (Cruzan vs Director nel 1990 e Vacco vs Quill nel 1997) per raggiungere l’obiettivo di superare la profonda ripugnanzacomunemente avvertita nell’interruzione di nutrizione/idratazione, che, da cure di base, verranno assimilate a terapie. Ma per diffondere massivamente l’eutanasia restavano da rimuovere gli altri due punti, che riguardano la terapia del dolore, ossia l’ambito delle cure palliative. Le cure palliative tradizionali sono nate per la gestione dei sintomi e i pazienti debitamente trattati con la terapia del dolore, normalmente non richiedevano di essere sottoposti a suicidio assistito.

Perry Fine, Md, membro fondatore nel 1988 dell’American Academy of Hospice and Palliative Medicine (Aahpm), ha svolto un ruolo determinante nel mutamento della definizione e dell’ambito di applicazione delle cure palliative fino ad arrivare all’accezione attuale, che si fonda su alcuni capisaldi, ormai generalmente accettati:
• Tutti dovrebbero avere una direttiva anticipata per proteggersi dalle cure mediche non necessarie alla fine della vita.
• Ritirare cibo e acqua è un modo naturale e persino piacevole per morire, e un mezzo perfettamente etico per controllare il momento della morte.
• Il principio del doppio effetto nell’uso del trattamento del dolore giustifica la sedazione terminale (palliativa).

Forti di queste convinzioni, i medici delle cure palliative hanno approvato e incoraggiato la morte di Terri Schiavo per fame e disidratazione nel 2005.

Perseguire questo scopo richiedeva però sostanziali finanziamenti, perché si rendeva necessario  indurre un radicale  cambio di mentalità nella popolazione.

Negli anni ’80 e ’90 la Fondazione Robert Wood Johnson (Rwjf) e Project on Death in America di George Soros (finanziato attraverso la sua organizzazione Open Society) si focalizzarono sul perseguimento di questo obiettivo.

La Rwjf ha iniziato a supportare alcuni centri di bioetica e reti di etica ospedaliera impegnate nel cambiare le pratiche istituzionali, le leggi e le percezioni pubbliche riguardo alle cure di fine vita. Gli istruttori della scuola medica finanziati da Soros, molti dei quali favorivano il suicidio assistito dal medico, contribuirono a istituzionalizzare nuovi atteggiamenti in tutto il campo dell’assistenza sanitaria. E l’assistenza sanitaria cattolica, che avrebbe dovuto costituire il baluardo dell’opposizione, ha invece generato una coalizione di organizzazioni (www.SupportiveCareCoalition.org) che ha svolto un ruolo importante nella trasformazione dell’assistenza di fine vita in senso eutanasico.

Descrivendo i pazienti anziani come “;biologicamente tenaci” e lamentando la persistente accettazione di “;cure di base” che sostengono la vita, coloro che desiderano un razionamento dell’assistenza sanitaria pianificata si smascherano. Ezechiele Emanuel, PhD, ex consigliere chiave dell’amministrazione Obama sulla riforma sanitaria, ha scritto: «I servizi forniti a individui che sono irreversibilmente impediti dall’essere o dal diventare cittadini partecipanti non sono fondamentali e non dovrebbero essere garantiti. Un ovvio esempio è non garantire servizi sanitari a pazienti con demenza».

Di fronte alla posizione di quanti interpretano la bioetica moderna come un sistema etico normativo, basato sui principi dell’utilitarismo, Papa Benedetto XVI, parlando alla Pontificia Accademia per la Vita il 13 febbraio 2010, ha ribadito l’incompatibilità di questa visione con i principi del diritto naturale: «Il riconoscimento della dignità umana, infatti, in quanto diritto inalienabile trova il suo fondamento primo in quella legge non scritta da mano d’uomo, ma iscritta da Dio Creatore nel cuore dell’uomo, che ogni ordinamento giuridico è chiamato a riconoscere come inviolabile e ogni singola persona è tenuta a rispettare e promuovere (cfr. Catechismo della Chiesa Cattolica, nn. 1954-1960)». In uno scenario così desolante, sarebbe utile riscoprire l’Apparecchio alla Morte di Sant’Alfonso Maria de Liguori, dove il Dottore della Chiesa, riprendendo l’insegnamento di San Giovanni Crisostomo, scriveva: «Chi offerisce a Dio la sua morte fa un atto d’amore il più perfetto che può fare verso Dio; poiché abbracciando di buona voglia quella morte che piace a Dio e in quel tempo e modo che vuole Dio, egli si rende simile ai S. Martiri».

Agli spiriti più semplici può bastare la battuta fulminante di Marcello Marchesi: «L’importante è che la morte mi colga vivo» come antidoto offerto dalla ragione alla deriva eutanasica della civiltà occidentale. Quello che invece ci offre la fede è la consapevolezza che per un cristiano l’unica buona morte è quella in grazia di Dio.

Wanda Massa

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