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Home Page > Fine Vita > In Canada una proposta agghiacciante: l’espianto degli organi da pazienti vivi
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L’eutanasia, insieme al tanto sbandierato “diritto a morire”, ultimamente, sta ponendo un’ulteriore e grave questione di coscienza di cui ha parlato, nei giorni scorsi, Il Foglio, citando il Wall Street Journal, in riferimento alle nuove linee guida sul prelievo degli organi emanate in Canada, dove l’eutanasia è legale da tre anni. Linee guida che potrebbero avere, come sottolinea la testata, delle «mostruose conseguenze» sul piano medico ed etico.

[stampaBasnnerVerita] La questione, in Canada, ha cominciato a porsi nel momento in cui si è riscontrato che dal 2016 a oggi, circa trenta tra i pazienti che hanno fatto ricorso all’eutanasia, hanno anche donato i loro organi dopo la morte. Infatti, nonostante le disposizioni risalenti al 3 giugno scorso e diffuse dall’Associazione medica canadese sottolineassero che il prelievo degli organi non può avvenire prima che il cuore abbia smesso di battere, alcuni medici si sarebbero pronunciati pubblicamente e ufficialmente sulla questione affermando di ritenere ingiusta e inutile questa restrizione. Infatti, sul New England Journal of Medicine, due ricercatori canadesi e un bioeticista di Harvard hanno affermato che questo limite ridurrebbe la qualità degli organi donati. «Un modello superiore», suggeriscono, «potrebbe essere quello di uccidere il paziente rimuovendone gli organi. Dopo tutto, i migliori organi provengono da persone ancora vive, come quelle che donano i reni. La morte per rimozione di organi sarebbe un metodo più efficiente di prelievo di organi per pazienti da suicidio assistito».

«Inizialmente, le organizzazioni per la donazione di organi volevano tenersi alla larga dagli ospedali in cui i medici aiutano a morire», ha detto James Downar, capo della divisione delle cure palliative alla Facoltà di medicina dell’Università di Ottawa e autore del nuovo documento. Ma, quasi a voler giustificare l’ingiustificabile, sarebbe stata la morte di 242 persone in attesa di un trapianto, nel corso del 2017, ad aver generato forti pressioni nell’ambiente medico e bioetico per ottenere regolarmente il prelievo degli organi dai pazienti che ricorrono all’eutanasia. Ovviamente tutto questo è già realtà in Belgio e in Olanda, dove la cultura della morte sta mietendo sempre più vittime, in modo sempre più cinico e crudele, come se si avesse fretta di liberarsi di tutti quelli che sono considerati un “peso” per la società, per motivi vari, legati a una condizione di fragilità psichica e fisica.

Una concezione utilitaristica dell’esistenza umana basata sul concetto di “qualità della vita” che sta partorendo vere e proprie mostruosità sul piano etico, umano e medico-sanitario. Pensiamo ad esempio a quello che è stato definito in un saggio dal Canadian Medical Association Journal come il “modello olandese” e che si colloca nel dibattito che mira a giustificareil prelievo da pazienti vivi. Ovvero due casi verificatisi nei Paesi Bassi in cui i medici avrebbero fatto addormentare, in casa loro, due pazienti che avevano chiesto di ricorrere all’eutanasia e in seguito li avrebbero trasferiti in ospedale per la “dolce morte” e per sottoporli, subito dopo, al prelievo degli organi.

C’è da rabbrividire se si pensa che una simile “pratica” viene eseguita su gente già provata psicologicamente e fisicamente e nei confronti della quale lo Stato commette la grandissima ingiustizia di liberarsene in tutta fretta, senza nemmeno provare a fornire una vera assistenza umana e psicologica e che, anzi, ora arriva a trattare persino come “pezzi di ricambio”. Ma se ciò non fosse abbastanza raccapricciante, ecco le parole sibilline dei bioeticisti che nel Canadian Medical Association Journal arrivano a giustificare e, anzi, a indicare come “modello virtuoso” i due casi olandesi succitati: «Può essere eticamente preferibile procurarsi gli organi del paziente nello stesso modo in cui gli organi vengono prelevati da pazienti cerebralmente morti». Per di più, tre anni fa, sul British Medical Journal, anche cinque ricercatori belgi e olandesi perorarono il prelievo da vivi. Insomma siamo all’abbattimento dell’ultima barriera etica nel campo dell’eutanasia: non solo il prelievo degli organi da pazienti vivi ma persino consenzienti.

Manuela Antonacci

Fonte: Il Foglio

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