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Home Page > Aborto > Irlanda: abbandona il partito che ha votato per l’aborto
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Peter Fitzpatrick, parlamentare irlandese, ha annunciato le sue dimissioni dal partito Fine Gael per l’insanabile frattura che si è prodotta in occasione del referendum sull’aborto.

Fine Gael è un partito storicamente pro life, ma i suoi ministri più anziani, alla prova dello scorso maggio, hanno capitolato dinanzi alla cultura della morte. Il partito, inoltre, è attualmente al governo, e questo è un motivo di lode in più per Fitzpatrick che, con soli altri due parlamentari, ha prodotto un rapporto di minoranza per prendere le distanze da tutti gli altri membri che caldeggiavano la legalizzazione dell’aborto.

È stato proprio in occasione dei lavori del Comitato sull’Ottavo Emendamento, che Fitzpatrick incontrò Patricia Lohr, della clinica abortista BPAS (British Pregnancy Advisory Services), definita dal politico un «orribile ente di beneficenza». Un tipo coriaceo insomma, come si evince dalla forza della decisione che ha preso, dichiarando: «Solo una cosa: ho un problema con l’aborto, non c’è possibilità che Peter Fitzpatrick voti a favore dell’aborto a 12 settimane».

La voce del buon senso Ma il referendum irlandese ha visto anche un’altra testimonianza importante, quella di Carol Nolan, che a giugno ha lasciato il Sinn Fein, dopo che il partito ha impedito ai membri di votare secondo la loro coscienza sull’aborto: «Non voglio dare alcuna mano, atto o partecipazione – ha detto – nel provocare la fine della vita di un bambino non ancora nato, il più vulnerabile della nostra società».

Condotte che ricordano l’esempio di Re Baldovino di Belgio, che nel 1990 portò lo Stato sull’orlo della crisi istituzionale per essersi opposto alla promulgazione della legge sull’aborto. Le Camere adottarono uno stratagemma, esautorando il Re per un giorno e reintegrandolo nelle sue funzioni subito dopo aver fatto passare la legge; nonostante tutto, però, il documento belga che autorizza l’uccisione dei nascituri non porta la firma del sovrano, che ha così preservato la propria coscienza.

Non possiamo dire lo stesso di coloro che in Italia determinarono l’approvazione della 194 (unica legge abortista al mondo, piccola curiosità, che porta la firma esclusivamente di politici cattolici): «Mi sono posto il problema della controfirma a questa legge – scriveva Giulio Andreotti – ma se mi rifiutassi, non solo apriremmo una crisi appena dopo aver cominciato a turare le falle, ma oltre a subire la legge sull’aborto la DC perderebbe anche la presidenza e sarebbe davvero più grave»…

Vincenzo Gubitosi

Fonte: SPUC

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