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Home Page > Aborto > Irlanda, donne pilote minacciate: «Se non abortite, vi licenziamo»
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Sulla scia della legalizzazione dell’aborto, avvenuta un anno fa, in Irlanda si sta scatenando una vera e propria discriminazione contro la maternità. A testimoniarlo è la denuncia di un’associazione di piloti aerei, la Irish Air Line Pilots Association (Ialpa), secondo cui le dipendenti sono state minacciate di licenziamento, nel caso in cui non ricorrano all’aborto, a seguito di un’eventuale gravidanza.

La voce del buon senso Il capitano Evan Cullen, presidente della Ialpa, ha denunciato il fatto, alla vigilia di un’indagine per la Commissione Affari Sociali e Occupazionali, dopo aver spiegato che metà dei piloti delle compagnie aeree irlandesi sono stati assunti come liberi professionisti e non come dipendenti, risultando così privi di protezioni legali. Secondo quanto riferito da Cullen, alle pilote rimaste incinte era stato ordinato di abortire se non volevano perdere il lavoro. Nessuna di loro, quindi, aveva diritto al congedo di maternità e, quindi, nessuna garanzia di riprendere il lavoro. «È assolutamente così», ha detto il presidente della Ialpa, intervistato dall’Irish Independent. «Possono scegliere se terminare con il loro impiego oppure terminare la loro gravidanza. Non puoi avere entrambe le cose».

Le situazioni raccontate da Cullen sono state definite «orripilanti» dal Paul Murphy, parlamentare di Solidarity TD. Joan Collins, appartenente alla stessa formazione politica, ha deplorato «quanto sta succedendo alle donne», per colpa delle multinazionali «che usano l’Irlanda come paradiso fiscale». Il senatore laburista Ged Nash, ex ministro del Lavoro, ha commentato il fatto parlando di una «situazione molto sinistra» che svela l’impatto del lavoro formalmente detto “autonomo”. «I lavoratori che sono considerati dal datore di lavoro come liberi professionisti, pur avendo tutte le caratteristiche di un dipendente, sono lasciati senza alcun diritto alla protezione sociale o alla rappresentanza sindacale, al fine di avere i loro diritti garantiti e rivendicati», ha dichiarato Nash.

Replicando alle affermazioni del capitano Cullen, la Aer Lingus, compagnia di bandiera irlandese, ha riferito che le pratiche da lui descritte «non sono in alcun modo rappresentative delle pratiche svolte all’interno della nostra compagnia aerea». Un portavoce della Aer Lingus ha poi aggiunto: «Quando una donna pilota rimane incinta, la sua autorizzazione medica al volo è sospesa in base ai requisiti stabiliti dalla Irish Aviation Authority».

Difficile pensare che il caso irlandese sia un episodio isolato. Di certo è uno dei pochissimi casi esplicitamente denunciati in Europa. Se mai dovesse fare “effetto domino” in altri Paesi occidentali, metterebbe comunque in luce la vera realtà dei fatti: la nuova discriminazione contro le donne non è certo di tipo “patriarcale” ma è indirizzata al loro desiderio più profondo, quello della maternità. La famiglia è infatti percepita come un intralcio ai meccanismi spietati del capitalismo globale. E proprio per questo va stroncata sul nascere.

Luca Marcolivio

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Un Commento, RSS

  • Francesco Casini

    dice su:
    28/06/2019 alle 08:53

    Ottimo risultato delle femministe.
    Dove sono ora quelle donne che gridavano “l’utero è mio e me lo gestisco io”. Farlo gestire al creatore non va bene, ma al datore di lavoro sì, vero?
    Quanta stupidità nelle persone. Ma secondo loro se le aziende sono spesso favorevoli all’aborto ci sarà un motivo? Cosa credevano sarebbe successo? Ma se dalle nostre parti i datori di lavoro in sede di colloquio spesso cercano di capire se una donna giovane ha intenzione di avere figli per preferirne una che non può /vuole averne? Anche se in maniera più velata continuerà la pressione alle dipendenti per abortire. È uno dei frutti di un albero malato. Ne arriveranno altri, e molto presto spero, così che si la bestia cali la maschera e tutti si rendano conto dell’errore fatto.

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