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Home Page > Gender > Jareth Nebula, l’alieno a-gender
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Ai benpensanti che sostengono che l’ideologia gender con tutti i suoi frutti folli e nefasti, sia invenzione di un manipolo di esaltati, vogliamo dedicare questa storia che è solo una delle tante e recenti, deliranti conseguenze di una mentalità ormai diffusa che pretende di identificare la realtà con la fantasia, scindendo il sesso biologico dall’identità psichica maschile e femminile e trasformando la realtà in percezione e la percezione, di conseguenza, in qualcosa di estremamente reale, qualunque sia la follia che veicoli.

La voce del buon senso Prima di arrivare a parlare di quest’ultimo “caso”, che un tempo, nemmeno lontano, ahinoi, sarebbe stato definito e trattato, appunto, come un “caso psichiatrico” e, davanti a cui oggi, invece, ci si inchina in nome della “libertà di scelta”, vogliamo ricordare brevemente alcuni ameni esempi della deriva antropologica a cui può portare chi abbraccia gli assunti dell’ideologia gender: pensiamo ai “transpecie” ovvero quegli individui che non si sentono “umani” ma di un’altra specie come gli “uomini-cane” che si comportano come cuccioli a tutti gli effetti, chiedendo coccole ai loro padroni, mangiando in una scodella, arrivando persino a passeggiare a quattro zampe per le vie della città, ovviamente al guinzaglio, o ancora gli “age gender” coloro che non si identificano con la loro età anagrafica, come il papà di ben 6 figli che a Toronto ha trovato una famiglia disposta ad adottarlo e a lasciarlo vivere come se fosse una bambina di 7 anni.

Per arrivare all’ultima follia di cui intendiamo occuparci e che viene dall’Inghilterra. Ne ha parlato diffusamente il Mirror: si tratta di Jareth Nebula una ragazza di 33 anni che a 29 è divenuta transgender perché si percepiva di sesso maschile ma che, non contenta ora, ha deciso di trasformarsi in un alieno “a-gender”, arrivando a farsi rimuovere il seno e a radersi le sopracciglia per sembrare meno “umana”. La cosa singolare è che i suoi genitori le avevano dato la loro benedizione al momento della riassegnazione del sesso biologico ma ora non riescono ad accettare la nuova identità della figlia, o dovremmo dire, della figli*. Si tratterebbe di un comportamento incoerente in realtà: se l’accettazione della giovane donna come trans era motivata dal “basta che stia bene tu”, non si comprende perché in questo nuovo caso la scelta della ragazza non venga accettata. Eh sì, perché è un po’ come la teoria della pallina sul piano inclinato, una volta presa una certa china, sulla base della realizzazione dei propri desideri a tutti i costi, anche a costo di negare la realtà più oggettiva che possa esistere, ovvero quella biologica, tutto è lecito e, partendo da questo assunto, ogni scelta intrapresa, anche la più stramba dovrebbe in teoria, essere considerata di tutto rispetto. E di questo “intoppo” imprevisto, ora che è troppo tardi, evidentemente si stanno accorgendo anche i genitori di Jareth.

Ma in tutto ciò, una delle responsabilità maggiori ce l’ha il mondo dei media, che tratta questi casi come se fossero la normalità spicciola, contribuendo a diffondere il virus della follia che vediamo pienamente manifestarsi nelle parole con cui Jareth esprime la sua scelta: «Pensavo che essere un transessuale avrebbe risolto tutti i miei problemi e le lotte interiori per scoprire chi fossi, ma non ero così felice come mi aspettavo. Mi sembrava di provare a inserirmi nell’identità di qualcun altro. Non volevo sentirmi costretta, è stato allora che ho scoperto cos’è l’a-gender. Sono sempre stato ossessionata anche dagli alieni, quindi l’idea di essere un alieno senza sesso si adatta perfettamente alla mia identità». E di fronte alla disapprovazione di genitori e amici fa spallucce affermando: «Le persone mi trattano come un mostro perché sono un alieno […] ma chi sono gli altri per dirti chi puoi o non puoi essere? Se qualcuno vuole identificarsi con qualunque cosa, anche con un animale, lo faccia, io continuerò a trasformarmi in un alieno ogni giorno di più». Insomma, “così è (se vi pare)”.

Manuela Antonacci

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  • Lorena F.

    dice su:
    14/03/2019 alle 21:43

    Possibile che non si percepisca il grido d’aiuto dietro questa estrema non accettazione di sé stessi? Una volta si cercava di aiutare chi aveva un malessere interiore così profondo, e non lasciato andare alla deriva. La società vede le persone autodistruggersi e batte le mani invece di intervenire.

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