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Home Page > Fine Vita > La morte di Lambert. Un dramma annunciato e voluto
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Oggi, giorno in cui si festeggia san Benedetto patrono dell’Europa, è morto Vincent Lambert, tetraplegico da oltre 10 anni in seguito a un incidente stradale. Dopo l’ultima decisione della Corte di Cassazione francese del 2 luglio, i medici gli avevano sospeso alimentazione e idratazione già dallo scorso mercoledì. Era finita così la sfiancante battaglia legale condotta dai suoi genitori per impedire che al figlio venisse staccato quel minimo che gli consentiva di vivere, in seguito alla richiesta di sua moglie Rachel.

È stato il nipote Francois, anche lui convinto della necessità di accelerare la morte dello zio, paradossalmente per garantirgli un’esistenza più “dignitosa,” a diffondere la notizia.

La voce del buon senso Il caso di Lambert, così come quello di Charlie Gard, Alfie Evans e altri che hanno infiammato il dibattito europeo sull’eutanasia, dimostrano in modo lampante come si stia cercando di far passare l’idea che gli esseri umani – con quella che è definita “bassa qualità di vita” perché segnati dall’handicap o dalla malattia – abbiano una dignità e un valore inferiore agli altri e di come quindi non valga la pena sprecare, per queste esistenze segnate dal marchio della sofferenza, preziose risorse che potrebbero essere impiegate diversamente. Vincent, per di più, era diventato tetraplegico dopo un incidente, non era un malato terminale e non soffriva.

Anche laddove vi fosse stata una condizione di malattia è ovvio affermare che la medicina ha il compito, se non può guarire, di curare e accompagnare il paziente nel modo migliore fino alla fine, anche quando quest’ultimo versa in uno stato giudicato irreversibile. Curare e accompagnare, appunto, non accelerarne la morte. Ma è chiaro in questo, come in altri casi simili, a cui abbiamo assistito ultimamente in Europa, che sin dall’inizio l’intento era semplicemente quello di porre fine a una vita la cui esistenza era divenuta ormai un peso per lo Stato e non solo. Forse non è azzardato dire che Lambert sia stato l’ennesima vittima di un meccanismo perverso, con cui oggi si stanno di fatto imponendo leggi disumane, spesso contrarie al volere stesso dei popoli e con cui si cerca di influenzare l’opinione pubblica.

Un meccanismo che funziona più o meno secondo questo schema: si crea un precedente in termini giuridici, gli si crea una norma ad hoc e poi si trasforma la norma in “costume”. I genitori di Lambert avevano gridato più volte a gran voce l’omicidio in corso d’opera del loro figlio ma, ancora di più, in questo sconvolgente dramma risuonano con la forza di una verità ineluttabile le parole riportate sulla pagina Facebook Je Soutiens Vincent: «La situazione è grave, la Francia sta introducendo l’eutanasia dei disabili. E il governo sta sfruttando la vita e la morte di Vincent Lambert per questo sinistro scopo ideologico».

Manuela Antonacci

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