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Home Page > Aborto > Le leggi che vietano le proteste al di fuori delle strutture per l’aborto sono estremamente rare
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Il Ministro della Sanità irlandese Simon Harris ha promesso di introdurre “zone di esclusione” per prevenire le proteste al di fuori degli ospedali, delle cliniche e degli ambulatori di chirurgia generale in cui avvengono gli aborti o vengono prescritte pillole per abortire. Questo renderebbe l’Irlanda l’unico Paese in Europa ad avere una tale legge, come gli stessi Lawyers for Choice (Giuristi per la Libertà di Scelta) hanno effettivamente ammesso in un blog di recente. Una legislazione esiste già, in Irlanda come in altri Paesi, per limitare le attività di protesta che causano danni agli altri.

Lo scorso settembre, il Ministro degli Interni del Regno Unito ha respinto una richiesta di introdurre per legge le zone di esclusione, sostenendo che «l’introduzione di zone-cuscinetto nazionali non sarebbe una risposta proporzionata, considerando le esperienze della maggior parte degli ospedali e delle cliniche e considerando che la maggior parte delle attività sono perlopiù di tipo pacifico». Questa decisione è stata presa dopo una valutazione approfondita delle proteste al di fuori delle cliniche per aborti e dopo una consultazione pubblica.

La voce del buon senso «È un reato visualizzare immagini o parole che possono causare molestie, allarmi o angoscia. La polizia ha il potere di imporre condizioni a una manifestazione statica se ritengono che ciò possa comportare gravi disordini pubblici, gravi danni alla proprietà o gravi perturbazioni alla vita della comunità o se lo scopo dell’assemblea è di intimidire gli altri. Ci sono anche reati ai sensi del Protection from Harassment Act del 1997, quando qualcuno persegue una condotta che si prevede approderà all’offesa di un’altra persona. Esiste anche una legislazione civile che può essere utilizzata per limitare attività di protesta dannose. Abbiamo visto prove che tale legislazione è stata efficace», ha detto il ministro dell’Interno.

Nell’ottobre 2018, la Commissione neozelandese ha assunto una posizione simile: «La Commissione non ha visto alcuna prova chiara che le leggi esistenti sul comportamento intimidatorio e antisociale siano inadeguate, come sarebbe necessario per giustificare l’introduzione di zone di accesso sicure».

Le zone di esclusione esistono solo in alcune parti del Canada, dove l’aborto è consentito fino alla nascita per qualsiasi motivo, in un piccolo numero di Paesi negli Stati Uniti e in alcune parti dell’Australia. In Gran Bretagna, come spiegano i Lawyers for Choice, «le autorità locali hanno poteri ristretti e limitati nel tempo per assegnare gli ordini di protezione dello spazio pubblico nei confronti delle singole cliniche colpite ai sensi dell’Anti-Social Behaviour, Crime and Policing Act 2014». Nulla esiste a livello nazionale.

La particolarità del regime di aborto in Irlanda è che coinvolge i medici di base. Pochi altri Paesi hanno le pillole per abortire dispensate dai medici generici. Ciò accade generalmente in cliniche o ospedali. Il vero torto non sta nelle proteste, ma nel governo che fa abortire qui tramite un “servizio” guidato dai medici generici. In Irlanda c’è stata una sola protesta al di fuori di una clinica di medici di base finora. A Galway, agli inizi di gennaio, un piccolo gruppo di attivisti pro vita, per lo più donne, tenevano cartelli senza immagini che dicevano “Dì no all’aborto” o citavano il giuramento di Ippocrate. La protesta è stata tranquilla e dignitosa. Non ha interferito con le normali attività della clinica. Un’altra protesta simile è avvenuta di fronte all’ospedale Nostra Signora di Lourdes a Drogheda. Non c’era alcuna intimidazione o ostruzione.

Tuttavia, come risposta a questi due episodi, un certo numero di politici e organizzazioni pro aborto hanno chiesto al ministro Simon Harris di introdurre una legislazione speciale il più presto possibile, come ha promesso durante i recenti dibattiti in Parlamento sulla nuova legge sull’aborto. I dettagli di questa proposta di legge sulle “zone di esclusione” non sono ancora noti, ma l’intimidazione, le molestie, l’esposizione di materiale offensivo o l’ostruzione dell’accesso alle cure non sono già consentiti dalla legge, e giustamente. Non è necessario limitare le proteste pacifiche. C’è un buon motivo per cui la legislazione nazionale in nessun Paese europeo consenta zone di esclusione al di fuori dei locali dei fornitori di aborto; farlo è un attacco al diritto fondamentale di protestare e abbiamo già leggi contro molestie e intimidazioni.

Angelo Bottone

Pubblicato su: IonaInstitute
Traduzione rivista dall’Autore

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Un Commento, RSS

  • Francesco Agasso

    dice su:
    14/02/2019 alle 01:25

    Durante manifestazioni in favore della dottoressa Silvana De Mari davanti al Tribunale di Torino dove è stata trascinata dalla arroganza lgbt alcuni contestatori si sono avvicinati a me o anche da in occasione del referendum lontano mi urlavano ma non mi consentivano di replicare. Queste sono intimidazioni o addirittura altre volte ci hanno tirato ai cubetti di porfido. Non bisogna esitare a chiamare le forze dell’ordine, anche contro un addetto in divisa che mi ha minacciato personalmente davanti al Sant’Anna di Torino in occasione del referendum sulla legge 40. Grazie.

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