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Home Page > Notizie dal mondo > Madrid: matrimonio omosessuale all’ambasciata italiana?
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Molto più di una vicenda poco chiara. Quanto accaduto lo scorso 15 settembre presso l’ambasciata italiana a Madrid, potrebbe configurarsi come un caso diplomatico dei più clamorosi, oltre che una palese violazione della legge italiana. Secondo quanto rivelato a suo tempo da La Verità, due uomini di nazionalità spagnola avrebbero contratto matrimonio presso la sede diplomatica, provocando un’interpellanza del senatore Gaetano Quagliariello (IDeAPopolo e Libertà) al ministro degli Esteri, Enzo Moavero Milanesi. La celebrazione di un matrimonio tra due uomini «configurerebbe un utilizzo di una sede diplomatica italiana a fini impropri, in contrasto con le leggi e tale da costituire una causa di incompatibilità ambientale», sottolineava Quagliariello nell’interpellanza, ripresa e sostenuta dal webmagazine L’Occidentale.

La voce del buon senso Nella sua risposta, il viceministro degli Esteri, Emanuela Claudia Del Re (M5S), affermava che presso l’ambasciata italiana a Madrid non era stato celebrato alcun matrimonio, né alcuna unione civile ma si era trattato di un semplice «evento conviviale», privo di «alcun profilo o valore legale», per festeggiare in anticipo le nozze tra due noti imprenditori spagnoli. Del resto, ha rilevato il viceministro, nemmeno l’unione civile – pur vigente nel nostro ordinamento dal 2016 – avrebbe potuto aver luogo nell’ambasciata in quanto territorio italiano, mentre i due uomini erano di nazionalità spagnola. Inoltre, concludeva la numero due della Farnesina, «l’evento non ha comportato costi a carico del bilancio della Sede».

Al di là del risvolto puramente simbolico della vicenda – comunque da non trascurare – il caso sarebbe apparentemente chiuso, se non fosse che dal 28 settembre scorso, è visibile su YouTube, il video BODA JUAN y NANO, della durata di 4 minuti e 41 secondi, anch’esso ripreso da LOccidentale, che riporta vari passaggi salienti della cerimonia. Salvo smentita clamorosa, il filmato fornirebbe la prova che, all’interno dei locali dell’ambasciata, si è svolto non solo un ricevimento alla presenza di almeno un centinaio di invitati ma anche la cerimonia, con tanto di scambio degli anelli, per giunta officiata dall’ambasciatore italiano, Stefano Sannino, anch’egli omosessuale e sposato con uno spagnolo.

Per quale motivo due uomini spagnoli, cittadini di un Paese dove il matrimonio tra persone dello stesso sesso è legale dal 2005, avrebbero dovuto contrarre la loro unione presso l’ambasciata di un Paese il cui ordinamento giuridico non prevede questo istituto?

La situazione è complicata da una decisione dell’ambasciatore italiano che ha suscitato un’interrogazione in Senato, da parte di Giampietro Maffoni (FdI) e del già citato Quagliariello: l’esposizione del vessillo arcobaleno in ambasciata durante i giorni del gay pride, nel luglio 2017. Anche stavolta è stato il viceministro a rispondere: il gay pride, si giustifica Del Re, è «una manifestazione molto seguita in Spagna, che coinvolge non solo esponenti della comunità Lgbt ma tutta la cittadinanza» e che, quest’anno, ha visto la presenza all’evento di chiusura di «due ministri» e di «svariati esponenti dei principali partiti del Paese». La Farnesina ha tuttavia «richiamato l’ambasciatore Sannino al dovere di consultare preventivamente, in casi di questo tipo, il Ministero stesso, al quale compete, ai sensi del decreto del Presidente della Repubblica n. 121 del 2000, di dare istruzioni in materia di esposizione delle bandiere all’esterno delle rappresentanze diplomatiche».

Luca Marcolivio

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