23/01/2019

Millie, con “due mamme”, cerca il padre: «Sono omofoba?»

«Sono cresciuta sentendo dentro di me che mi mancava un padre, ancora prima di concepire cosa fosse un padre». È questo che dice di sé la giovane Millie Fontana, che, a soli 23 anni, racconta com’è cresciuta in una di quelle che oggi chiamano “famiglie omogenitoriali”.

Il costo dell’uguaglianza è il titolo del video che mostra la testimonianza di questa ragazza, sulla sua esperienza di crescita con “due madri” e senza alcun padre. “Il costo dell’uguaglianza” è quello che ha pagato la stessa Millie a sue spese, sin dalla più tenera età. In nome di una fantomatica uguaglianza è stato permesso a due donne di costituirsi famiglia e adottare una bambina privandola della figura paterna.

Si definiva atea, nessuna morale religiosa avrebbe potuto influenzare il suo pensiero circa la sua “famiglia”. «Sapevo che amavo entrambe le mie mamme», afferma, eppure, «crescendo mi guardavo allo specchio e pensavo tra me e me: “Da dove ho preso questi occhi verdi?”». L’assenza del padre si è rivelata un vuoto incolmabile, nella vita di Millie. Solo quando poté incontrarlo, per sua volontà, a 11 anni, trovò ciò che per lei era “il pezzo mancante”.

«Eppure, la voce di Millie è sgradita alla propaganda Lgbt», spiega l’articolo di Aleteia, che ci racconta la sua storia. Dopotutto, per essere tacciati di omofobia non è necessario scagliare attacchi violenti e irrispettosi verso il mondo Lgbt, basta anche solo manifestare il proprio dissenso verso le pratiche da esso sostenute. E così Millie, con rispetto e assolutamente priva di cattiveria, si limita a constatare una scomoda realtà.

«In ogni relazione omosessuale ci vuole una terza persona per generare un bambino. Io non sono qui grazie all’amore di due donne, tre persone hanno compiuto la scelta di farmi venire al mondo. Perché dovremmo ignorarlo?», si chiede. E aggiunge: «Ero omofoba quando guardandomi allo specchio mi chiedevo chi fosse mio padre?».

Eh sì, la logica del love is love, quando si parla di utero in affitto, non contempla, purtroppo, il bene dei bambini, ma solo i desideri degli adulti. E “il costo dell’uguaglianza” lo pagano i piccoli.

Luca Scalise

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