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Home Page > Notizie dal mondo > Obama e la sua lunga battaglia per negare i diritti di base ai bambini sopravvissuti all’aborto
barak obama_legislazione abortista_Melissa Ohden

«Quando era senatore dell’Illinois, Barack Obama votò per negare i diritti di base, protetti dalla Costituzione, ai bambini sopravvissuti all’aborto – non una sola, ma ben quattro volte. Se oggi sono viva è solo per grazia di Dio e forse per porre all’America questa domanda: “È questo il tipo di leader che ci guiderà, uno che vuole eliminare i più deboli fra noi? Come rispondi?”». È quanto Melissa Ohden, trentacinquenne sopravvissuta a un aborto, ha voluto chiedere agli Stati Uniti in una video testimonianza mandata in onda durante la recente campagna elettorale per le presidenziali americane.

LA STORIA DI OHDEN. Ohden fa riferimento a una proposta di legge che riconosceva lo status di persone con pieni diritti ai bambini sopravvissuti all’aborto e che fu avanzata più volte al Senato dell’Illinois tra il 2001 e il 2003. Obama ha sempre votato contro. La legge fu approvata da molti Stati e poi all’unanimità anche dal Senato federale nel luglio del 2002, dal momento che negli Stati Uniti sono molto frequenti i casi di bambini che sopravvivono all’aborto. La vicenda dell’Illinois aveva messo in cattiva luce Obama già nel 2008, ma il presidente si era difeso affermando che con quel voto voleva difendere il “diritto di abortire” perché temeva che concedendo diritti al feto sarebbero state minate le fondamenta della legislazione abortista.

I BAMBINI SOPRAVVISSUTI NON HANNO DIRITTI. Dopo la testimonianza rilasciata dalla Ohden, Obama è stato difeso in questo modo: «È vero: Obama ha votato per negare i diritti di base, protetti dalla Costituzione, ai bambini sopravvissuti all’aborto», ha scritto ad esempio Josh Hicks sul Washington Post. «Ma la denuncia di Ohden non tiene conto del contesto: Obama si è opposto alla legge non per negare i diritti dei neonati, ma per bloccare qualsiasi legge che potesse minacciare le premesse della Roe v. Wade (la sentenza della Corte Suprema del 1973 con cui in America venne legalizzato l’aborto, ndr)». E ancora: «Obama era più concentrato sulla difesa dell’aborto che sulla difesa della vita di un possibile sopravvissuto». A conferma, Hicks riportava una dichiarazione del 2001 di Obama al Senato dell’Illinois: «Noi definiamo un feto come una persona protetta dalla clausola di uguaglianza o da altri punti della Costituzione: [con questa legge] in realtà stiamo dicendo che ci sono persone private dei diritti garantiti ai bambini. Se questa norma fosse accettata dalla Corte così com’è, proibirebbe l’aborto perché se il feto è considerato un bambino, allora questa è una legge contraria all’aborto». Il ragionamento di Obama non fa una piega: se il bambino è soggetto di diritti, come negarli al feto ancora in pancia? Il presidente fu l’unico, di fatto, ad avere il coraggio di negare la protezione legale anche ai bambini sopravvissuti all’aborto. Nonostante ciò il presidente nel 2008, durante la sua prima campagna elettorale, aveva giurato che se fosse stato al Senato federale nel 2002 avrebbe votato a favore della norma che protegge i bambini sopravvissuti, perché quella includeva la clausola di protezione dell’aborto. In realtà, quando nel 2003 una norma identica a quella federale venne presentata nuovamente al Senato dell’Illinois, Obama si oppose ancora.

LE PROVE AUDIO. Agli sgoccioli della recente campagna elettorale è stato John McCormack a provarlo sul Weekly Standard con un file audio degli interventi di Obama del 2003 al Senato dell’Illinois. Nel primo intervento Obama si oppone alla legge perché viene richiesto il parere di più medici nel caso in cui il bambino sembri sopravvissuto all’aborto. Spiega il presidente: «Se questo feto, o bambino, o comunque lo si voglia descrivere, è ormai fuori dal grembo della madre e il dottore continua a pensare che non sia vivo… ma c’è, ad esempio, un movimento o qualche indicazione che indica che non è proprio privo di energia, [questa legge] stabilisce che si dovrebbe chiamare un altro medico per monitorare e verificare che non si tratti di un bambino vivo da poter salvare. Vi sembra corretto?». Nel secondo intervento, con alcuni giri di parole, Obama mette in dubbio l’intenzione della norma: se il suo fine fosse davvero l’assistenza ai sopravvissuti, e non la limitazione dell’aborto, allora basterebbe affidarsi all’operato dei medici senza bisogno di scrivere una legge. «La mia impressione  – spiega – è che la società medica, così come i dottori, si sentiranno obbligati… loro avranno già preso la decisione, si presume quindi che aggiungere un nuovo dottore sia solo per appoggiare la decisione iniziale della donna e del medico di indurre il parto e praticare l’aborto. Ora, se questo fosse il fine [della legge]… allora andrebbe bene. Ma penso che sia importante capire che questa [legge] è più incentrata sull’aborto che sulla difesa dei bambini sopravvissuti».

PERCHÉ OBAMA HA VOTATO CONTRO? Il presidente concludeva opponendosi nuovamente alla norma. Tanto che lo stesso Hicks ha scritto: «Sicuramente Obama ha travisato i fatti, la legge del 2003 rispondeva alla sua preoccupazione», la sentenza Roe v. Wade nella nuova formulazione non veniva minacciata. «Non sappiamo perché Obama abbia votato contro la legge anche nel 2003», al contrario di quanto fatto da tutto il suo partito, inclusi i legislatori più abortisti come Hillary Clinton e John Kerry.

di Benedetta Frigerio

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