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Home Page > Fine Vita > Olanda, dalla sinistra il no alle cure costose per gli anziani
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Accade come al solito nei Paesi Bassi, la patria dell’eutanasia: una deputata della sinistra verde olandese, Corinne Ellemeet, ha proposto di limitare le cure mediche per le persone che abbiano superato i 70 anni. La proposta di legge era stata azzardata già lo scorso febbraio ma solo recentemente è stata presentata alla Camera bassa. Ai pazienti più anziani verrà praticamente tolta la possibilità di decidere se e come curarsi, facoltà che sarà affidata esclusivamente ai medici. Insomma chi vorrà curarsi dovrà rivolgersi alla sanità privata, tutti gli altri potranno tranquillamente crepare.

La voce del buon senso Eppure la Ellemeet assicura che non c’è il dio denaro dietro questa aberrante idea ma si tratterebbe solo di evitare “trattamenti eccessivi”, perché le operazioni non gioverebbero sempre ma anzi rischierebbero, spesso, di mettere sotto eccessivo stress il paziente. Verrebbe da dire: “Quanta sollecitudine!” Tuttavia il ragionamento con cui la Ellemeet giustifica la sua proposta è basato proprio sul puro calcolo, più precisamente sul rapporto tra costi e benefici. La deputata ha infatti sottolineato che il 70 per cento dei pazienti negli ospedali olandesi ha più di 70 anni e per un qualche misterioso motivo, ella afferma, non dovrebbero ricevere lo stesso trattamento dei pazienti più giovani. Addirittura, dovrebbe essere messo in atto, a suo dire, un processo di screening nel momento in cui si sta per soccorrere il paziente malato con quello che viene considerato un “trattamento avanzato e costoso”. All’interno del concetto di “trattamento avanzato e costoso” rientrebbero: gli interventi al cuore, il trattamento del cancro, la dialisi renale e simili. Quindi addio bypass, dialisi e chirurgia, come minimo. Ovvero cure davvero basilari che possono arrivare a determinare la vita o la morte di un essere umano.

«Il problema centrale è questo: cosa stiamo facendo al paziente? Ricovero ospedaliero, anestesia, dolore e un diluvio di farmaci. La ricerca mostra che il trattamento eccessivo di pazienti anziani è ancora un evento quotidiano»; trasudano ipocrisia le parole della Ellemeet, che arrivano a giustificare quella che è né più né meno che la soppressione di un essere umano, ricoprendola pure di una stucchevole patina “filantropica”. Se davvero dovesse passare la sua agghiacciante proposta di legge, in concreto, non conterebbe più il desiderio e la volontà del paziente di continuare a vivere o la possibilità di migliorare concretamente le sue condizioni di salute attraverso un trattamento adeguato, ma solo l’opinione di un geriatra che potrebbe anche stabilire di interrompere il trattamento se questo, a suo parere, significa «migliorare la qualità della vita del paziente», come ha spiegato Hanna Willem, presidente dell’associazione olandese di geriatria clinica, che ha da subito appoggiato l’idea della Ellemeet.

Eppure, lo scorso settembre, uno studio condotto nei Paesi Bassi ha rilevato dati che non possono non aver influito sulla richiesta della deputata olandese. Ovvero che gli over 65 rappresentano la metà di tutti i costi sanitari del Paese e che, nel 2017, l’assistenza agli anziani ammontava a 28 miliardi di euro (circa 31,5 miliardi di dollari Usa), pari a 8.650 euro (quasi 10.000 dollari Usa) a persona. Mentre una persona su cinque avrebbe più di 65 anni nei Paesi Bassi, per un totale di quasi 3,3 milioni di anime. Entro il 2030 si prevede, inoltre, che la proporzione raggiungerà una persona su quattro e attualmente quasi 2.000 persone hanno almeno 100 anni.

A tutto ciò si aggiunge il risultato non certo rassicurante di un sondaggio pubblicato dal quotidiano francofono Le Soir, che ha messo in evidenza che i fiamminghi di lingua olandese sono i più propensi ad approvare il rifiuto di cure costose agli anziani rispetto ai francofoni valloni. La differenza di vedute potrebbe dipendere dal fatto che l’eutanasia è più frequente nelle Fiandre che in Vallonia e dunque questo avrebbe contribuito alla diffusione di una mentalità mortifera che non ha fatto che preparare il terreno anche all’accettazione di un trattamento così disumano nei confronti dei più anziani. Persino la stampa di sinistra sembra scioccata dal risultato del sondaggio. Il quotidiano parigino di sinistra Libération ha scritto che «se lo studio è corretto più di un belga su tre dovrebbe essere o è stato preparato a ridurre le cure per gli anziani per risparmiare denaro». Insomma, questi sono i risultati dell’applicazione del criterio soggettivo e variabile di “dignità della vita” che ha portato, relativizzandolo, a svilire il dono della vita stesso. Se essa ha un valore solo a determinate condizioni, ecco che niente e nessuno può impedire di spostare ancora più in avanti quei paletti che delimitano la sacralità della vita umana, fino a toglierli del tutto e questa volta, in modo sfacciato, per il solito dio denaro.

Manuela Antonacci

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