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Home Page > Aborto > Parla l’avvocato Gennarini (C-Fam): «Col Reproductive Health Act se l’aborto tardivo non riesce, va finito fuori»
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Stefano Gennarini è un avvocato e lavora a New York al C-Fam (Center for family and Human Rights https://c-fam.org/), organizzazione presso le Nazioni Unite che difende la vita dal concepimento alla morte naturale e la famiglia naturale. Lo abbiamo raggiunto telefonicamente per porre qualche domanda sul Reproductive Health Act (Rha), il decreto sull’aborto approvato dallo Stato di New York. A 46 anni dalla storica sentenza Roe vs Wade, che ha legalizzato l’aborto negli Stati Uniti, lo scorso 22 gennaio è stata approvata questa legge che consente l’aborto oltre le 24 settimane di gestazione fino al momento del parto. La nuova legge prevede la cancellazione del reato di omicidio nel caso di soppressione di nascituri, persino ridefinendo il concetto di “persona” quale essere umano “nato e vivo”.

Appena in Italia abbiamo dato la notizia dell’approvazione della vergognosa legge, (che sintetizzeremo con l’acronimo Rha), sono stati diffusi articoli di “smentita” in cui sostanzialmente veniva raccontato che le novità di questo decreto, e cioè la possibilità di uccidere bambini fino a poche ore dalla nascita, fosse una bufala. In particolare, secondo Open, il nuovo giornale online fondato da Mentana, questa legge altro non avrebbe ottenuto che equiparare la legge dello stato di New York alla nostra 194. È davvero così?

«È una bugia. È assolutamente una bugia quella che racconta Mentana, a meno che parli di qualcosa che non sa. Prima del 22 gennaio la legge italiana e quella newyorkese erano equiparabili: l’aborto era permesso solo fino alla ventiquattresima settimana per motivi di salute della mamma o nel caso un bambino fosse disabile, ma non oltre. Il decreto approvato il 22 gennaio, invece, permette l’aborto fino al momento della nascita, cioè permette di assicurarsi che il bambino sia ucciso fino all’ultimo. Gli attivisti che hanno promosso questa legge da anni, dicevano proprio questo: permettete anche ai dottori di New York l’aborto tardivo. Benché il precedente della Corte Suprema Americana del 1973, Roe v. Wade, permetta l’aborto fino al momento della nascita, gli attivisti abortisti lamentavano proprio come i dottori di New York non si prestavano a fare aborti tardivi sia per paura di essere accusati di omicidio sia per questioni di coscienza. La legge cerca di rimediare ad ambedue tali questioni permettendo l’aborto fino al momento del parto ed eliminando le protezioni per gli obiettori di coscienza».

Ma Mentana, nel suo articolo, sottolinea come l’aborto tardivo sia permesso solo a fronte di un pericolo di vita della madre.

«Qui Mentana forse rivela di non sapere abbastanza, perché la legge non parla solo di “pericolo alla vita” ma anche di “salute”. E c’è di più. Proprio in base ad altri precedenti della Corte Suprema degli Stati Uniti il termine “salute” deve essere interpretato ampiamente, in modo che “salute” possa riferirsi a questioni di salute che non implicano alcun pericolo alla mamma e persino a minimi disturbi fisici o psichici. In effetti la legge garantisce l’aborto su richiesta fino al momento del parto. Non solo, questa legge abroga l’obbligo di prestare soccorso a un bambino nel caso un aborto tardivo fallisse. Ovvero, se un bambino dovesse sopravvivere a un aborto, il personale medico di New York può lasciarlo morire, e tecnicamente potranno persino finire di ucciderlo fuori dal grembo. E stiamo parlando di bambini pienamente formati e capaci di vivere da soli!
Lo scandalo di quest’ultima trovata della lobby abortista americana è stata esposta in una intervista radio di Ralph Northam, il governatore democratico dello Stato del Virginia. Northam stava facendo campagna per una legge simile a quella di New York. Nel corso dell’intervista gli hanno chiesto cosa succederebbe a un bambino che sopravvivesse a un aborto tardivo se il suo decreto fosse approvato in legge. Northam ha risposto dicendo che “se la madre e la famiglia volessero” si porgerebbe aiuto al bambino, e lì per lì la madre e il dottore dovrebbero poi “discutere” su come procedere. Quell’intervista ha mandando un brivido in tutto l’elettorato americano e ha esposto quanto sia radicale l’ideologia abortista e ha, grazie a Dio, bloccato il progetto di legge nel Virginia.
Queste nuove leggi e proposte di legge sono state descritte ampiamente nei media Americani come leggi che permettono l’infanticidio, una pratica che dai tempi dell’Impero Romano è stata messa al bando nel mondo civilizzato. Questa descrizione è apparsa anche nelle pagine di media di gran fama come il New York Times, il Washington Post, che tendono verso la sinistra, e il Wall Street Journal che tende verso la destra. Mentana farebbe bene a leggere i giornali americani prima di parlare delle leggi americane».

Come è stato salutato il decreto dallo stato di New York?

«Ci sono state molte critiche dure, molti cittadini non sono d’accordo con una legge tanto cruenta. Ma i democratici hanno in mano lo Stato di New York, e un’abrogazione ad oggi è impossibile, insperabile. L’approvazione di questo decreto, infatti, sigilla la completa conquista nell’intero Stato di NY da parte dei democratici. Sono anni che questa legge era proposta regolarmente senza poi passare a legge. Oggi è passata perché lo Stato è controllato da democratici. È un cambio epocale nella politica di New York, una volta marcata da una forte coscienza cattolica, che oggi purtroppo non esiste più».

Silenzio assordante dalla Chiesa?

«No, il cardinale Dolan ha denunciato in modo molto chiaro la mancanza di umanità di questa legge, oltre alla grave assenza del diritto di obiezione di coscienza. Ma c’è chi dice che il Cardinale avrebbe dovuto andare oltre, e proporre la scomunica del governatore di New York, Andrew Cuomo, che vanta di essere cattolico, e ha promosso e firmato la legge. È un dibattito che i cattolici Americani stanno avendo. Sarà interessante vedere come si risolve. Comunque, il Cardinale Dolan si è fatto sentire chiaramente».

Cosa pensate di Trump? Cosa sta facendo Trump per la protezione della vita?

«Per certi versi, Trump è il presidente che, in assoluto, ha fatto più di qualsiasi altro per la causa pro life, non solo a parole ma anche in atti. È innegabile, però, che nel partito repubblicano ci siano correnti che pongono ostacoli affinché la causa pro life non diventi una priorità. La maggior parte del partito Repubblicano vota regolarmente a favore del continuare a dare soldi a Planned Parenthood, la più grande organizzazione abortista negli Stati Uniti, e che commette oltre trecentomila aborti ogni anno negli Stati Uniti.
Purtroppo, l’establishment Repubblicano è abituato ad adottare misure ancora largamente simboliche. Alcuni nell’amministrazione Trump operano per la vita con atti esecutivi, ma il partito è ancora troppo claudicante e non fa della causa pro life una priorità allo stesso livello della riforma fiscale, il cavallo di battaglia preferito dei Repubblicani. E le politiche pro life di Trump hanno delle maglie ancora troppo larghe, permettendo ancora miliardi di finanziamenti a gruppi pro aborto internazionali. Insomma, ci sono stati nuovi atti a favore della vita con Trump, ma speriamo si faccia di più. L’establishment dei repubblicani resiste, la frangia pro life cerca di mettere pressione, ma la causa pro life ancora non è priorità. C’è una battaglia, nella quale la Chiesa potrebbe aiutare molto».

Molti in Italia fanno notare l’assoluta discrepanza tra la difesa della vita di bambini nel grembo materno, e la difesa dei bambini già nati, riferendosi ai bambini, per esempio, che migrano dal Messico. La politica di Trump è bipolare o quale è la verità?

«Vorrei chiarire che negli Stati Uniti la causa pro life è prima di tutto una questione riguardante i diritti civili, ovvero il diritto alla vita, prettamente inteso come diritto di ogni innocente a non essere privato della vita. Si tratta di un diritto fondamentale alla protezione della legge. A livello politico la questione è sempre incentrata sul bisogno di assicurare la protezione della legge per il nascituro. Che è anche giusto, se si considera che i bambini nel grembo sono una categoria di persone che è privata di qualunque protezione legale nella maggior parte del mondo, con oltre 40 milioni di bambini abortiti solo l’anno scorso.
La realizzazione dei diritti economici e sociali come condizione necessaria per la protezione della vita, dall’altra parte, nel contesto americano ha meno peso e sono considerati nobili aspirazioni più che norme che possono guidare la legge concretamente. E persino, la tradizione politica americana prevede la realizzazione dei diritti economici e sociali come una conseguenza naturale della protezione dei diritti civili e politici, a volte descritti come diritti negativi, come il diritto alla vita, e considerati diritti veri e propri. La priorità dei diritti politici e sociali è l’argomento che tutti i governi americani, persino quelli democratici fino a tempi recenti, hanno usato contro l’Unione Sovietica e l’insistenza dei comunisti sui diritti economici e sociali.
Nonostante questa preferenza per i diritti civili il movimento pro life è comunque dedicato a promuovere la salute della donna, l’aiuto sociale ed economico per le madri che si trovano incinte inaspettatamente, e le alternative all’aborto. Ma questo avviene meno a livello politico, e più a livello sociale e filantropico.
Per quanto riguarda i migranti, la situazione dei bambini è veramente tragica. Stiamo parlando di oltre mille bambini che ancora non sono stati riuniti con i loro genitori. Bisogna tenere presente che la politica di separare bambini da genitori dell’amministrazione Trump è la stessa politica con la quale operava l’amministrazione Obama, ed è sbagliata. Il recente scandalo è stato precipitato da un boom di migrazioni di adulti accompagnati da minorenni. Questi adulti, molte volte attratti da organizzazioni che promuovono “open borders” o dai cartelli criminali del centro America, stanno sfruttando una generosa politica di asilo americana, per la quale se un adulto fa richiesta di asilo, e ha un bambino minorenne con sé, deve essere rilasciato dalle agenzie federali negli Stati Uniti entro 20 giorni, pendente la loro richiesta di asilo.
Indubbiamente, l’amministrazione deve rispettare il diritto fondamentale dei bambini a essere riuniti ai loro genitori. E la politica di separazione è davvero comunque inammissibile in assenza di un rischio per i bambini. Ma sarebbe anche importante che gli avvocati, le organizzazioni “open border”, e i cartelli criminali che fanno pagare fino a seimila dollari per migrante per passare il confine americano, fossero ammoniti e puniti per il fatto di mettere in pericolo migliaia e migliaia di genitori e bambini. Stiamo parlando di traffico di persone».

Maria Rachele Ruiu

La voce del buon senso

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