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Home Page > Aborto > Shock alla Camera in UK per la foto di un bambino nel grembo
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Un deputato inglese ha mostrato un’ecografia del suo bambino non ancora nato alla Camera, per una questione non relativa all’aborto, attinente alle norme sul congedo parentale, ma ha scatenato l’indignazione e un vesapio di polemiche da parte dei suoi colleghi “liberali”.

David Linden (nella foto), tenendo in alto la foto del bambino nel grembo, ha detto ai colleghi: «Questo è mio figlio. Nascerà in autunno, quindi sono particolarmente desideroso di veder passare la proposta sul congedo parentale quanto prima».

Secondo la SPUC (Society for the Protection of Unborn Children), che ha riportato la notizia, è la prima volta che un’immagine di un bambino nel grembo viene presentata alla House of Commons, anche se di aborto si è discusso parecchio, soprattutto in  questi ultimi mesi.

E non sorprende la reazione scomposta dei colleghi di Linden: il fatto è che anche solo a nominarlo, il nascituro, si viola la legge del politicamente corretto. Al centro di ogni dibattito c’è sempre e solo l’autodeterminazione della donna e il suo “diritto” di disporre del “suo corpo”, ma del bambino non si parla, non si deve parlare. Mai.

Dire che i bambini non nati che vengono uccisi, viene considerato «un  modo disgustoso per descrivere le scelte che le donne devono poter fare ovunque nel Regno Unito, e in particolare Irlanda del Nord» (così la deputata Hannah Bardell, in un’occasione analoga). 

E quando la deputata Maria Caulfield  ha detto che «troppo spesso, oggi, i dibattiti sull’aborto e sui diritti del nascituro vengono stroncati, ma io e molti colleghi che condividono le mie opinioni  cerchiamo di essere una voce per i senza voce e  promuoviamo una legge sull’aborto più moderna e umana che riconosca non solo  la dignità e i diritti delle donne, ma anche la dignità e i diritti del nascituro», Laura Kuenssberg l’ha bollata come una che «promuove la criminalizzazione delle donne che terminano le loro gravidanze» (l’enfasi è della Kuenssberg).

A proposito del bambino non nato scatta la censura ideologica (non solo in Inghilterra: basta la vicenda dei manifesti di ProVita a far capire che in Italia è lo stesso, se non peggio). La censura del potere costituito che non si vergogna, nei confronti dei più deboli e innocenti, di rivelare il suo volto dispotico e disumano.

Redazione

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4 Commenti, RSS

  • Clara Macchiorlatti

    dice su:
    10/07/2018 alle 06:33

    Apprezzo il gesto di questo giovane deputato cattolico . E’ora di professare apertamente la propria fede, il che a mio parere non significa sbandierare la propria fede, ma avere il coraggio di andare contro -corrente quando si tratta di difendere nella vita sociale i valori irrinunciabili.

  • Orazio Alberti

    dice su:
    10/07/2018 alle 11:10

    Già solo chiamare un ammasso di cellule bambino, è sintomo di un’ignoranza estrema.
    È ovvio che si mettano in primo piano i diritti di una donna rispetto a quelli di un feto, in quanto è come mettere a paragone i diritti di un umano e di un cetriolo, sono entrambi composti da cellule, ma uno possiede un cervello, una coscienza e delle emozioni, l’altro no, e sarebbe stupido considerarli sullo stesso piano

    • Redazione

      dice su:
      10/07/2018 alle 16:28

      Temo che l’ignorante sia lei, caro signor Alberti. Abbia il coraggio di leggere e verificare quanto segue.

      Quando uno spermatozoo feconda un ovocita, si forma una nuova cellula, chiamata zigote, che, si sviluppa attraverso la fase embrionale (prime otto settimane) e fetale (dall’ottava settimana fino alla nascita) e poi attraverso l’infanzia, l’adolescenza, l’età adulta e la “terza età”, senza soluzione di continuità: è un individuo.
      “Il giorno uno è il giorno dell’embrione unicellulare (lo zigote) che attraverso un protagonismo biologico realmente e scientificamente evidente si presenta con le sue cinque caratteristiche:
      1- L’ identità umana (46 cromosomi).
      2- La sua individualità e unicità (modelli matematici ne hanno dichiarato la fondatezza).
      3- La sua autonomia biologica (noi tutti siamo vissuti per circa 8 giorni, dal concepimento fino all’impianto, senza fonti ossigenative dirette ma utilizzando l’energia trasformata dal materiale tubarico che circondava le nostre cellule iniziali.
      4- L’assunzione del piano-programma genomico con una “capacità manageriale” eccezionale tra gli esseri viventi con gradualità, continuità e coordinazione.
      5- Il cross-talk (colloquio incrociato con la madre) ai fini dell’impianto e della tolleranza immunologica. Giustamente il British Medical Journal, nell’editoriale del novembre 2000, affermava: “l’embrione non è passivo: è un attivo direttore d’orchestra del suo impianto e del suo destino futuro” (G. Noia, I primi otto giorni dell’embrione, Noia Prenatalis, http://www.noiaprenatalis.it/scienza-e-bioetica/319-i-primi-otto-giorni-dellembrione.html, ultimo accesso, 5/5/2018)

      Lo sviluppo umano inizia dalla fecondazione quando lo spermatozoo si fonde con un ovocita per formare una nuova singola cellula, lo zigote: se non intervengono incidenti di percorso, il suo sviluppo cessa con la morte 80 o 90 anni dopo la nascita: lo spiegavano già allora i manuali classici di embriologia (come T. V. N. Persaud e K. L. Moore, The Developing Human: Clinically Oriented Embryology, 2007, Elsevier – Health Sciences Division, oppure T.W. Sadler, Langman’s Medical Embryology, 2014, Wolter Cluvers).
      Eppure, le notizie false in questione hanno raggiunto lo scopo: ad esempio, l’opinione pubblica ignora che il battito cardiaco inizia alla fine della 4ª settimana di gestazione, quando l’embrione inizia la sua terza settimana di vita, (Valenti O. et al. Journal of Prenatal Medicine 2011; 5 (3): 59-62); il concepito inizia a succhiarsi il pollice alla 10ª settimana (Walker HK. The Suck, Snout, Palmomental, and GraspReflexes. In: Walker HK, Hall WD, Hurst JW, (eds) ClinicalMethods: The History, Physical, and LaboratoryExaminations, 3rd edition, Boston: Butterworths, 1990; Festila D, et al. ClujulMedical 2014 Vol. 87 – no. 1, pp. 11-14).
      La “neolingua”, quando si parla di aborto, ha provveduto a cancellare da più di 40 anni le parole bambino e figlio sostituendole con “grumo di cellule”, “materiale abortivo”, “prodotto del concepimento”, o al massimo zigote, embrione, feto. Ma è un bambino, la stessa persona che più tardi si chiamerà adolescente, o adulto o anziano…

    • Francesco Casini

      dice su:
      10/07/2018 alle 18:59

      Caro signor Alberti,Premesso che non sono un esperto in medicina né bioetica né materie affini ma sono un cristiano che ama i ragionamenti logici e razionali,che spesso non trova negli autodefinentesi razionalisti e neppure in lei. Le propongo quindi due riflessioni.
      1 – definire un bambino (o feto, termine a lei più familiare forse) grumo di cellule (ma anche un cetriolo) è ontologicamente scorretto in quanto ne mega la specificita’. Allora anche noi siamo grumi di cellule. Grumo di cellule è qualunque cosa sia organica. Può essere organizzato (come il cetriolo, il gatto o l’uomo) o no (come quei tessuti, specie in epiteliale, sviluppati in laboratorio per studio o trapianti).
      2 – Ciò porta alla seconda riflessione. Se anche fosse vero quanto lei afferma (e non mi risulta) c’è una differenza ontologica tra feto (continuo ad usare il suo linguaggio) e cetriolo: il cetriolo non ha e non avrà mai cervello, coscienza, emozioni etc, il secondo ce le ha … in embrione fin dal giorno “uno”: lasciato crescere le sviluppa fino a diventare adulto e vecchio. Quindi se cervello, coscienza ed emozioni sono ciò che definisce un essere umano, la differenza descritta rende il “feto” ontologicamente uomo e il cetriolo, ma anche un ovulo o uno spermatozoo da soli, che invece se lasciato li in pace non sviluppano proprio nulla, no. Quindi, poiché la realtà ontologica di un essere non dipende da una sua condizione momentanea e transitoria, il feto è un uomo e l’aborto è omicidio. Gradirei che lei mi dica se sbaglio, in cosa sbaglio.

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