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Home Page > Aborto > Spagna: denunciate cliniche aborto che non informano le donne
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L’associazione spagnola degli Avvocati cristiani  ha sporto una serie di denunce  per  difendere la salute delle donne dalla faciloneria colpevole e sessista degli abortisti.

Colpevole, perché gli effetti collaterali perniciosi dell’aborto per la salute delle donne sono noti e conoscibili facilmente, sessista, perché non solo l’aborto legale deresponsabilizza il padre del nascituro e la società, lasciando la donna sola, con gli stessi problemi che aveva prima di abortire e in più la ferita profonda dell’aborto; ma in più causa effetti collaterali fisici e psichici gravi (anche la morte) che vengono omertosamente taciuti dai più: se c’è un’ideologia davvero antifemminista e sessiata è proprio l’ideologia abortista.

ProVita ha da tempo aperto la raccolta firme perché – per lo meno – le donne vengano informate in modo veritiero e completo sulle possibili conseguenze dell’aborto. Abbiamo trattato la questione in diversi post e in diversi numeri della nostra Rivista, e abbiamo pubblicato un libretto per informare (la cui diffusione – potete chiederlo chiccando qui –  dipende molto da voi, cari Lettori).

I legali spagnoli hanno sporto denuncia nei confronti delle cliniche che violano la legislazione sanitaria sul consenso informato. Questo il comunicato stampa degli “Abogados critianos

«Gli Avvocati cristiani accusano le cliniche  Dator, El Bosque, Ginesur e altri  grandi centri fornitori di aborto di fornire false informazioni sui loro siti web per indurre le donne all’aborto a scapito della propria salute.
La presidente dell’Associazione, Polonia Castellanos, dichiara che per le cliniche denunciate si può ipotizzare il reato di frode in quanto ingannano le donne per loro beneficio economico. 

Le strutture abortiste negano pubblicamente le possibili conseguenze dell’aborto quando anche  i tribunali hanno riconosciuto congrui risarcimenti del danno – in alcuni casi milionari – a  diverse donne per i  danni irreversibili  causati loro da  quell’intervento chirurgico.

L’Associazione ha denunciato, tra gli altri, la clinica El Bosque de Madrid, per aver assicurato nella sezione FAQ del suo sito web che “l’interruzione della gravidanza è un’operazione che non lascia alcuna conseguenza” e che “non c’è il rischio di rimanere sterile”.

Eppure, a Madrid la Corte Suprema aveva condannato  la stessa clinica a risarcire un milione di euro a una paziente diventata sterile a seguito di  un aborto volontario.

Le cliniche hanno l’obbligo legale di raccogliere il  consenso informato delle donne, il che vuol dire esporre loro in tutti i dettagli i possibili  danni che possono conseguire all’aborto. 

Negare le conseguenze dell’aborto va contro la stessa letteratura scientifica. Ad esempio, uno studio dell’ospedale materno-infantile Valle Ebrón indica la rottura dell’utero o la lesione cervicale, tra le altre, come frequenti complicazioni di un aborto volontario.

Ancor più frequenti e diffuse sono le conseguenze psicologiche deleterie dell’aborto, suffragate, di recente da uno studio pubblicato dal British Journal of Psychiatry, che parla di maggiori problemi di salute mentale per le donne che hanno abortito con una frequenza dell’81% più alta che nelle donne che non hanno abortito. Un altro studio, pubblicato dal British Medical Journal, rivela che il rischio di suicidio tra le donne è moltiplicato per tre quando queste hanno avuto  un aborto volontario».

María Riesco Hernández

(traduzione a cura della Redazione)

 

 

 


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