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Non è la prima volta che nelle università qualcosa va storto in materia di difesa della vita umana (privilegiando ad essa, piuttosto, l’indottrinamento gender).

Proprio oggi ci è arrivata una segnalazione da fuori Italia, da parte di un ragazzo che studia all’Università di Oxford, il quale racconta l’esperienza che ha vissuto, presso i locali del St. John’s College, il primo novembre di quest’anno.

Il gruppo universitario “Oxford Students for Life” aveva organizzato proprio quel giorno una riunione informativa aperta in occasione del Referendum sull’aborto proposto in Irlanda. Dopo l’introduzione, in cui si è precisato che sarebbero stati previsti 50 minuti di presentazioni e 50 di civile dibattito, prese la parola Breda O’Brien, giornalista dell’Irish Times.

Un minuto solo della sua presentazione e poi una quindicina di studenti hanno cominciato a protestare. Si sono alzati in piedi dal loro posto e hanno cominciato a cantare slogan per impedirgli di pronunciare il suo discorso.

L’azione di protesta è stata organizzata da WomCam, una campagna avente il fine di “aiutare le donne”. Vane sono state le richieste di dialogo di chi difende la vita: i pro-choice students continuavano a cantare senza pausa. E’ durata  per 40 minuti. Inutile ogni tentativo: le musiche altissime hanno reso impossibile ogni approccio e, quando la sicurezza universitaria ha tentato di intervenire, uno studente ha dato vita a un vero e proprio scontro fisico con un agente di sicurezza dell’università.

«Pro-life, è una menzogna, non ti interessa se le donne muoiono» (a voi sì invece?) e «Non volete scelta – noi diciamo pro-choice». Questo è il contenuto delle grida con cui venivano attaccati i pro vita. Un grido, certo, molto inquieto, ma più ancora menzognero! I sedicenti “pro-choice”, infatti, vogliono nascondere il fatto che l’aborto non è affatto una libera scelta della donna, ma spesso l’unica (e più crudele in assoluto per lei e per il piccolo) che le si presenta, è un macabro inganno quello di questa presunta libertà al termine del quale la donna viene privata di tutto. Sono piuttosto i pro-life a tendere una mano alle donne mostrando loro che esistono alternative per salvare la propria vita e quella del figlio che portano in grembo.

Infine, dopo che la polizia è stata chiamata a porre fine all’aggressione, coloro che erano disposti ad ascoltare hanno proseguito l’incontro in una stanza libera da manifestanti.

È davvero interessante conoscere queste vicende perchè esse sono la testimonianza concreta di quanto, nei luoghi del sapere, c’è chi vuole imbavagliare la vita, la cultura e la stessa scienza in nome del proprio tornaconto personale e di ideologie false e ingannatrici.

La codardia di chi alza i toni per occultare la verità ed il coraggio di quei ragazzi dell’Oxford Students For Life sono due comportamenti che parlano da soli e che dicono chiaramente (a chiunque possegga del buon senso) che gli unici veri pro-choice sono i pro-life!

Luca Scalise


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