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Home Page > Fine Vita > Suicidio assistito: il lobbismo in Svizzera ha un impatto internazionale
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Diverse organizzazioni svizzere per la ‘dolce morte’ sono politicamente e legalmente attive all’estero per promuovere il suicidio assistito. Eternal Spirit è un tipico esempio di questa azione di lobby. Il suo presidente infatti partecipa a molti talk show e conferenze internazionali. Lo stesso vale per l’organizzazione Exit Admd della Svizzera Romanda che è associata alla Federazione mondiale delle associazioni per il diritto alla morte. Uno dei sostenitori più attivi del suicidio assistito è l’associazione Dignitas che promuove azioni di lobbying all’estero. Lo scopo di Dignitas è di rendersi “superflua”, cioè di legalizzare il suicidio assistito in modo che i pazienti non debbano recarsi in Svizzera per ottenere l’aiuto che cercano, ma nel proprio Paese.

La voce del buon senso Perciò Dignitas ha condotto e sostenuto vari “procedimenti giudiziari” dinanzi alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo e alla Corte Costituzionale federale tedesca. L’associazione partecipa inoltre a consultazioni parlamentari in Germania, Inghilterra, Australia e Canada. Questa “interferenza” svizzera in un tema così controverso scatena l’indignazione di coloro che ne sono consapevoli: «È irresponsabile che i governi prendano sul serio i rapporti della lobby del suicidio assistito quando esaminano la questione della legalizzazione della morte assistita nel loro giurisdizioni», afferma Alex Schadenberg, direttore esecutivo della Canadian Euthanasia Prevention Coalition. La sfida tra la buona morte e la morte degna è tutt’altro che terminata, bisogna però prendere atto che i promotori svizzeri della ‘morte degna’ siano più organizzati. Quelli di noi che sostengono la ‘buona morte’ in Grazia di Dio, soprattutto noi cristiani che ci battiamo per il rispetto della dignità umana sino alla morte naturale, dobbiamo essere più determinati nel proporre le nostre buone ragioni.

Luca Volontè

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2 Commenti, RSS

  • Filippo D'Ambrogi

    dice su:
    24/02/2019 alle 12:54

    Non un commento ma una domanda a Luca Volontè:
    riconosce a me, che non sono un credente, il diritto di disporre della mia vita?

    • Redazione

      dice su:
      24/02/2019 alle 17:56

      In attesa della risposta di Volonté, mi permetto di risponderle io: NO. Non c’entra nulla essere credenti. La sua vita non è “sua” perché lei, essendo persona, è un essere di relazione. La sua vita e la sua morte non sono indifferenti per coloro che hanno legami con lei. Anche se lei fosse l’essere umano più solo del pianeta, fa comunque parte di un tessuto sociale con cui interagisce, da cui riceve e a cui – laicamente, moralmente – deve dare. Tutti abbiamo doveri inderogabili di solidarietà sociale: non lo dice la Chiesa, ma la nostra costituzione laica, all’art. 2.

      Inoltre, e non è questione secondaria, la legge definendo certi diritti come il diritto alla vita “indisponibili” tutela i soggetti più vulnerabili: pensi a quanto maggiore è lo sfruttamento dei lavoratori in nero rispetto a quelli regolari i cui diritti sono “irrinunciabili”, indisponibili, proprio per dettato costituzionale e nel loro esclusivo interesse…

      Cordialmente

      Francesca Romana Poleggi

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