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Home Page > Aborto > UK e Galles, cresce il genocidio dell’aborto
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Il numero di donne che hanno abortito in Inghilterra e Galles nel 2017 ha segnato il record degli ultimi 10 anni. L’anno scorso sono stati eseguiti complessivamente 197.533 aborti, un aumento del 4% rispetto al 2016 e il livello più alto dal 2008, quando erano più di 200.000. Addirittura, alcuni esperti dicono che più donne potrebbero avere aborti in futuro perché non possono permettersi di tenere i loro bambini, anche per la riduzione dei benefici fiscali e aiuti alle famiglie tagliati dal governo May.

La voce del buon senso I dati pubblicati nei giorni scorsi dal Dipartimento per la salute e l’assistenza sociale del governo, hanno rivelato che sono stati praticati 16 aborti ogni 1.000 donne in Inghilterra e Galles nel 2017. Nove aborti su dieci sono stati effettuati prima della tredicesima settimana di gravidanza, con circa l’80% prima delle 10 settimane. Il limite legale è di 24 settimane. Nel 2017, i tassi di aborto sono leggermente aumentati e le nascite sono diminuite del 2,5% rispetto al numero più basso che si era registrato nel 2006: le donne stanno prendendo la decisione per porre fine a una gravidanza a causa di difficoltà finanziarie.

Leggendo le statistiche presentate dal governo emerge che i quasi 200.000 aborti all’anno significano che quasi una su cinque di tutte le gravidanze nel Regno Unito termina con un aborto, pari al 20%.

Altrettanto preoccupante è il fatto che il 38% delle donne che avevano abortito nel 2017, aveva abortito anche in precedenza una o due volte: questo suggerisce e conferma che si usa l’aborto come forma di contraccezione, cosa che il Parlamento e l’opinione pubblica inglese non hanno mai accettato. L’Inghilterra sta affrontando una vera e propria epidemia, promossa anche da tagli alle politiche familiari, il contrario di Polonia e Ungheria, Paesi nei quali le politiche pro famiglia stanno facendo calare il numero di aborti e crescere la natalità. Una lezione per tutti, a partire dall’Italia che deve proseguire con più determinazione sulla strada intrapresa dal ministro Fontana.

Luca Volontè

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