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Home Page > Gender > Un nuovo battesimo per i trans: follie anglicane in salsa gender
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Che la cultura gender stia penetrando financo in ambito religioso, non è purtroppo più una novità. Lo dimostrano i tanti, troppi cattolici oggi possibilisti verso le rivendicazioni del mondo arcobaleno e la stessa tendenza, da parte di alcuni, ad adottare il lessico Lgbt, primo passo linguistico verso un cedimento ben più grave, di carattere etico. Ciò nonostante, la Chiesa Cattolica rimane senza dubbio un micidiale ostacolo alla propaganda genderista, come del resto dimostra il feroce astio che le viene riservato dal mondo Lgbt in tutto il pianeta. A un livello ben diverso, purtroppo, si trova invece da tempo la galassia anglicana.

La voce del buon senso Lo prova l’ultima trovata di cui si ha avuto notizia nei giorni scorsi, il cosiddetto “battesimo dei transessuali”. Stiamo per la precisione parlando della decisione, assunta dalla Conferenza dei vescovi della Chiesa d’Inghilterra, di promuovere un’iniziativa ufficialmente denominata «affermazione della fede battesimale». Tecnicamente, non si tratta di una nuova forma di battesimo, si sono subito precipitati a precisare coloro hanno promosso questa iniziativa. D’accordo, però ha tutte le carte in regola per apparire tale. A suggerirlo, il significato stesso di questo rito, con la cui cerimonia la Chiesa d’Inghilterra, di fatto, benedice la nuova vita della persona transessuale, e viene contestualmente imposto al transessuale un nuovo nome… di battesimo. Come se non bastasse, questa rinascita sessuale viene ufficializzata tramite l’aspersione del capo del “battezzato” con acqua e olii benedetti, recitando alcuni versetti del Libro dei Salmi e sottoscrivendo un vero e proprio certificato di battesimo bis. Insomma, a non chiamarlo battesimo occorre davvero uno sforzo di fantasia.

Anche se, a ben vedere, si tratta di un battesimo a rovescio, se non di un vero e proprio controbattesimo. Già, perché questo rito – è stato giustamente osservato – ribalta diametralmente il significato del battesimo come siamo soliti intenderlo, dal momento che incastra ancor più la persona in quel peccato da cui, invece, il rito autentico ci incoraggia a stare alla larga rimanendo il più possibile immacolati. Questo, per così dire, per restare più su un piano liturgico e teologico. Se invece torniamo sul versante etico e se si vuole anche politico, la nuova ideona della Conferenza dei vescovi della Chiesa d’Inghilterra torna utile per una lezione di cui si dovrebbe fare tesoro.

La lezione è molto semplicemente questa: dal momento in cui si accettano le rivendicazioni del mondo Lgbt come tollerabili, da qui alla loro benedizione – anzi, al loro battesimo, si potrebbe dire – il passo è assai breve. Ecco, questo dovrebbe essere tenuto a mente. Infatti, come dicevamo all’inizio, settori non piccoli del mondo cattolico ma anche pro family italiano sono sovente tentati dalla via del dialogo nei confronti del mondo arcobaleno. Il che sarebbe un errore madornale dal momento che, se da un lato è giusto, anzi sacrosanto, restare sempre aperti e misericordiosi con le persone a prescindere dai loro convincimenti e dalla loro condizione, dall’altro invece con le idee sbagliate non si può – e non si deve – negoziare.

Può apparire una sottolineatura banale, ma purtroppo non lo è. Anche perché, come si diceva poc’anzi, l’assurda decisione della Chiesa anglicana è lì proprio a ricordare quale fine si rischia di fare, nel momento in cui si sceglie di abbracciare un confronto dialogico con disvalori che, in quanto tali, vanno rigettati. Altrimenti alla fine succede, si potrebbe ironicamente concludere, che ci si vada a nozze o a battesimo, a seconda dei casi.

Giuliano Guzzo

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