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Home Page > Aborto > Usa: il 2018 l’anno pro life di Trump
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Il 2018 è stato l’anno pro life per eccellenza negli Stati Uniti. Il presidente Donald Trump infatti ha impresso una svolta decisiva nel campo della difesa della vita umana, attraverso una serie di iniziative e misure rivolte a disincentivare il ricorso agli aborti. Nei primi giorni del 2018 infatti il dipartimento della Salute annunciò  la creazione della Conscience and Religious Freedom Division, una divisione specificamente rivolta ad assistere gli obiettori di coscienza sempre più spesso oggetto di ricorsi e denunce, a causa del rifiuto di eseguire trattamenti medici in contrasto con la loro coscienza. L’amministrazione Trump ha poi eliminato l’obbligo volto a imporre agli istituti di ispirazione religiosa di offrire contraccettivi e farmaci abortivi gratuiti ai loro dipendenti, attraverso le polizze assicurative obbligatorie. Del resto il presidente aveva già dato ampia prova di voler combattere l’aborto nel suo primo anno di mandato, con la nomina del pro life Neil Gorsuch alla Corte Suprema e con la reintroduzione della Mexico City Policy, che vieta l’uso di fondi federali per l’interruzione di gravidanza.

La voce del buon senso Ma non è finita qui, perché Trump ha anche annullato il contratto  che permetteva di comprare feti abortiti per la ricerca alla Food and Drug Administration, che a detta del presidente rappresentava una delle principali cause all’incremento della pratica abortiva: ha anche avviato un’indagine per «il controllo di tutte le acquisizioni di tessuti di feti umani», da parte del Servizio sanitario nazionale. In questo modo Trump ha inferto un duro colpo alla compravendita di feti. Per non parlare dei tagli disposti sia alle cliniche che praticano l’interruzione di gravidanza, sia a quelle che promuovono l’aborto nascondendosi dietro la fornitura di servizi per la salute delle donne, in testa a tutte la Planned Parenthood.

Questo lavoro alla fine è stato premiato dagli americani, se si considera che Trump è riuscito a superare indenne le elezioni di medio termine che si sono tenute a novembre. È infatti fallito l’assalto dem alla presidenza dal momento che, nonostante un avanzamento alla Camera, i Democratici hanno perso il Senato, il ramo del Parlamento più importante, dove il presidente ha visto rafforzata la sua maggioranza. Il gradimento degli americani verso Trump resta dunque molto alto a due anni dall’insediamento e a due anni dalla scadenza del mandato. Tutto ciò nonostante gli scandali che in tutti questi mesi si è cercato di sollevare intorno all’uomo forte della Casa Bianca da parte di quel mondo radical ed Lbgt che ha visto finire definitivamente la pacchia dell’era Obama.

Americo Mascarucci

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