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Home Page > Aborto > Vita degna di essere vissuta: Ibrahim e il suo papà
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Un popolare blog americano “Humans of New York” narra la storia di assoluta devozione di un padre del Cairo per suo figlio Ibrahim, un ragazzo “con bisogni speciali”, non meglio specificati. Una vita che per molti non è degna di essere vissuta.

“Humans of New York” racconta la vita delle persone attraverso le foto scattate dal fotografo Brandon Stanton. Il progetto è stato avviato a New York City, ma il mese scorso Stanton ha fatto un viaggio al Cairo e ha raccolto delle immagini anche lì.

La foto di questo padre col suo quinto figlio Ibrahim portava la didascalia: «Lo amo un po’ di più perché ne ha bisogno un po’ di più. I medici avevano raccomandato l’aborto, ma noi non ne abbiamo proprio voluto sapere».

«Pesava solo un chilo e trecento grammi alla nascita. Aveva bisogno di mezzolitro di latte al giorno: spesso saltavo la colazione per comprarglielo, ricorda il padre. Lo portavo all’asilo per farlo socializzare con gli altri bambini. Lo portavo cinque giorni a settimana presso una associazione di beneficienza che offriva corsi di logopedia gratuiti».

La voce del buon senso L’uomo è felice di dare tutto quello che può a Ibrahim, che è “il suo mondo”, “il suo tutto”, ma ha paura del futuro, di quando lui non ci sarà più per aiutarlo.

«Sto diventando vecchio. Ho avuto un attacco di cuore due settimane fa. Sono crollato per terra in strada e tutto quello a cui potevo pensare era lui», rivela il padre di Ibrahim. «Mia moglie non può farcela da sola, e ho paura che le altre persone non siano gentili con lui. Se si arrabbia è molto difficile da controllare. Io ho pazienza. Lo tengo. Lo accarezzo sulla schiena. Faccio tutto quello che gli serve. Spero che abbia sempre qualcuno che faccia lo stesso».

La storia ha suscitato più di 1.800 commenti, e molte persone  hanno condiviso paure ed esperienze simili.

«Come madre di un bambino con bisogni speciali, mi sono sentita coinvolta profondamente nell’anima» ha commentato una donna. «Io “non posso” morire perché non posso lasciare mio figlio da solo. Ho paura. Chi si prenderà cura di lui e lo capirà come me?»

Un uomo ha scritto che i quattro fratelli di Ibrahim si occuperanno certamente di lui: «Ho tre figli e il mio bambino di mezzo ha l’autismo. Un giorno il maggiore che ha solo 6 anni dice ‘mamma, per favore non ti preoccupare di Rey per quando diventerai molto vecchia e morirai. Mi prenderò io cura di lui, tu cerca però di diventare molto molto vecchia…».

Fin qui il post di Calvin Freiburger su  Life Site News

Una piccola nota di Redazione.

Qualche commento ha anche risposto a chi pensa che era meglio abortirlo, un bambino come Ibrahim. Aggiungiamo il nostro.

Perché era meglio abortirlo? Per non farlo soffrire? Ibrahim e i suoi sono felici di vivere, nonostante le difficoltà: c’è l’amore che evidentemente le ripaga tutte.

Era meglio abortirlo, perché era meglio non vederlo. Era meglio non sentire la voce di quel padre. Perché? Perché ci disturba, ci interroga, ci scuote la coscienza e ci chiede: “E tu cosa hai fatto di bene per meritare la salute, una bella casa, la macchina, le vacanze e la vita spensierata che conduci?”

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