14/11/2018

Aborto e morte per sepsi: 7 rinvii a giudizio a Catania

Scrive l’Ansa che il Gup Giuseppina Montuori «ha rinviato a giudizio sette medici del reparto di ginecologia e ostetricia dell’ospedale Cannizzaro per la morte di Valentina Milluzzo, la trentaduenne alla 19ª settimana di gravidanza deceduta il 16 ottobre 2016». La donna, che era rimasta incinta di due gemelli a seguito di fecondazione artificiale, ha avuto un aborto spontaneo e un’infezione.

«Il reato ipotizzato è concorso in omicidio colposo plurimo» prosegue l’Ansa. E chiarisce: «Nell’inchiesta non si contesta il fatto che i medici siano obiettori di coscienza. La prima udienza del processo si terrà il 3 luglio del 2019 davanti alla terza sezione del Tribunale di Catania».

Questa volta ai media risulterà difficile cercare di attribuire la colpa della morte all’obiezione di coscienza – come avevano fatto a suo tempo.

Ne parlammo qui, dell’ignobile strumentalizzazione del tragico decesso di Valentina Milluzzo, 32 anni, e dei due gemellini che portava in grembo: alla diciannovesima settimana dopo fecondazione artificiale, viene ricoverata per una “sospetta dilatazione dell’utero”, febbre, vomito e dolori.

Come avevamo già detto si è trattato di un aborto spontaneo settico, ovvero dovuto a infezione. L’obiezione di coscienza, quindi, non c’entra nulla.  A seguito delle indagini si ipotizza omicidio colposo per negligenza e imperizia dei medici coinvolti. Un caso di “normale” – ahinoi – malasanità, che però è ancora tutto da dimostrare:  rinvio a giudizio vuol dire che il processo è tutto da fare e i medici potrebbero essere assolti, anche con formula piena (non possiamo saperlo ora).

E chissà se il fatto che i bambini fossero stati concepiti in provetta e poi impiantati nell’utero della donna è del tutto ininfluente rispetto all’infezione contratta... Ma si sa: se c’è da dare addosso all’obiezione di coscienza sono tutti in prima fila. Se ci fosse da sollevare dubbi sulla sicurezza della fecondazione artificiale (che non è affatto scontata, né per le donne coinvolte – anche colei che riceve l’embrione nel grembo, come spiega il prof. Noia qui – né per i bambini, anzi), allora tutti tacciono.

Nessuno osi danneggiare il grande business della provetta e l’ideologia che vi è sottesa...

Francesca Romana Poleggi

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