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Home Page > Notizie dall’Italia > Campagna choc utero in affitto, i giovani: il 95 % lo considera “crimine disumano”
Mattia

Una campagna choc per far capire la disumanità della pratica dell’utero in affitto: dei bambini rinchiusi in dei barattolini con fuori scritto il nome.

“Mattia non è un prodotto. Stop Utero in affitto”

L’utero in affitto infatti disumanizza il bambino, rendendolo come una merce che deve essere consegnata in un determinato modo ai committenti (ci sono stati casi di coppie che hanno scoperto che il bambino era down o malato e lo hanno “scartato”), i quali pagano cifre molto salate per il “servizio” completo. Insomma un business vero e proprio. 

Senza pensare alla mercificazione del corpo della donna che è vista semplicemente come un’incubatrice (nessuna femminista a gridare allo scandalo?) a cui dopo 9 mesi viene strappato il bambino dal grembo. Anche i cuccioli di cane sono più tutelati.

L’orrenda pratica è stata messa ben in luce dalla campagna organizzata da Pro Vita e Famiglia e fatta girare su vari camion vela a Roma per 15 giorni.

Tanti sono stati i riscontri positivi: la stessa giornalista Enrica Perucchietti ha commentato positivamente la campagna auspicando che possa gettare, soprattutto nei ragazzi, il seme della coscienza critica che auspicabilmente un giorno germoglierà.

Il giovane filosofo Fusaro ha dichiarato che la campagna è “un atto eroico che scuote dal torpore”, affermando che l’utero in affitto è una pratica di alienazione che riduce l’umanità ad essere straniera a se stessa ed a svilirsi come una merce.

Proprio per conoscere il punto di vista dei giovani,  gli Universitari per la Vita hanno fatto partire un sondaggio sulla loro pagina Facebook ed Instagram (seguita principalmente da studenti, una buona parte anche pro choice) con la domanda:

“Questa campagna ti ha colpito? Hai capito la gravità dell’utero in affitto?”

 La risposta è stata schiacciante: il 95 % ha risposto di sì contro una piccolissima percentuale che ha risposto di no. Dunque possiamo constatare che la campagna ha adottato un sistema di comunicazione efficiente per far passare il messaggio.

È importante infatti (e chi lavora nell’ambito delle comunicazioni lo sa bene) che la persona legga un messaggio associato ad un’immagine scioccante, come quella dei bambini nei barattolini. Perché soltanto mostrando la verità delle cose così com’è, si può sperare in un risveglio collettivo delle coscienze assopite.

Fortunatamente alcuni giovani, non avendo i paraocchi dell’ideologia come nel caso della generazione degli adulti, hanno più facilità a comprendere la verità delle cose come questo sondaggio ha dimostrato.

Chiara Chiessi

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