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Home Page > Notizie dall’Italia > Dal divorzio sprint all’utero in affitto, il passo è breve
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Dal divorzio sprint all’utero in affitto il passo è breve. Pubblichiamo l’invito accorato che ci ha inviato Giusy D’Amico,  Presidente di Non si tocca la famiglia.

Il divorzio breve ha aperto il baratro dinanzi alla famiglia.

La manovra è chiara: la famiglia è ingombrante per una società che deve far girare i soldi.

La famiglia non sta nell’ottica di un utente che consuma, perché risparmia per i figli, cerca di mirare all’essenziale, educa ai valori che questa società ritiene sorpassati, fa sacrifici per coloro che ruotano attorno ad essa.

Come si fa per screditarla e svuotarla di senso?

Si dà la possibilità di farla fuori in sei mesi, neanche più il tempo per rendersi conto se è finita davvero.

Nessuno dice che si può prevenire e non solo accorciare… che si può riparare e non solo ignorare…

Chi ha seguito e accompagnato coppie e famiglie distrutte o in crisi ha visto come il tempo, la cura e l’amore hanno fatto miracoli.

Ma questa società non ha tempo, se non per la cura del corpo. Non ha tempo per entrare in relazione, confonde l’amore con il sentimentalismo, si lamenta che non ha soldi, poi ne spende una montagna per gli avvocati. Non ha voglia di amare (troppo impegnativo), non ha voglia di lottare (troppo coinvolgente).

Ma quale futuro daremo a questa generazione, disillusa, annoiata, rassegnata?

Riprendiamoci il vigore delle idee e dei valori che abbiamo ricevuto, per nutrire il pensiero nei nostri ragazzi, nei nostri alunni, nei nostri nipoti.

Riprendiamoci il diritto di educare, senza obbedire alle smanie di progresso di questa società che corre verso il nulla.

Il divorzio è breve, dunque: prossimo passo il ddl Cirinnà, il matrimonio gay.

Perché se i matrimoni finiscono con numeri da capogiro ed ora finiranno ancora più in fretta, stiamo cercando di ufficializzare pure il “matrimonio omosessuale” che è esposto agli stessi rischi di quello tra persone eterosessuali?

Facciamo di tutto per mettere in crisi la famiglia, poi ne costruiamo di parallele a danno dei figli che saranno privati del diritto di sapere da chi sono stati generati, perché nessuna filosofia può prescindere dal dato di fatto che per i bambini non vi è identità senza origine.

E per buona pace di chi non si fa una ragione che le coppie dello stesso sesso figli non ne fanno, dovranno consentire che i figli siano comprati.

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Di fatto stiamo costruendo una società senza identità, che dà risalto a ciò che produce solo consumi, che manipola le menti, che mira a decostruire cultura e  natura, instillando dubbi e confusione nell’animo di chi non può o non vuole sottoporsi alla fatica della ricerca e della critica.

Oggi siamo chiamati seriamente a decidere con chi vogliamo stare, per chi vale la pena di combattere, verso quale meta vogliamo incamminarci.

Non è più il tempo di delegare gli altri, di aspettare che altri facciano per noi, perché nel frattempo altri ancora hanno già deciso.

Prepararsi a scendere in piazza è essenziale. Ognuno è chiamato a farsi altoparlante dell’altro, trascinando dietro di sé gli increduli, i tiepidi, gli ignari.

Prima che finisca la scuola, prepariamo le Famiglie a gridare che la Piazza sta dalla parte dei bambini che hanno diritto ad avere un Papà e una Mamma.

Il 10 Maggio, in Marcia per la Vita, non temiamo di difenderla ripetendo che l’aborto è un omicidio legalizzato.

Il 23 e 24 maggio con le Sentinelle in Piedi difendiamo in silenzio la Famiglia.

Il 13 Giugno al Palalottomatica rechiamoci all’appuntamento contro il ritorno della schiavitù (delle donne), contro l’utero in affitto e continuiamo a far firmare la moratoria proposta da LA CROCE.

Questo, è quello che nessun uomo di retta coscienza può ignorare.

Questo è il momento di alzare la propria voce.

Giusy D’Amico

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