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Home Page > Gender > Emilia-Romagna: nuova legge contro l’omofobia. Proteste annunciate davanti alla Regione
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Uscita dalla porta del parlamento, la legislazione anti-omofobia rientra dalle finestre delle regioni. Accade in Emilia Romagna, dove la maggioranza consiliare sta lavorando su una proposta di legge denominata Contro l’omotransnegatività e le violenze determinate dall’orientamento sessuale o dall’identità di genere.

Dalla lettura dei dieci articoli della proposta di legge, emergono in tutta la loro forza i capisaldi dell’ideologia gender: patrocini e finanziamenti alle associazioni gay (quelli, per inciso, che in più di un’occasione hanno utilizzato fondi pubblici per organizzare orge e festini); educazione dei più piccoli ai principi dell’indifferentismo sessuale; corsie preferenziali nelle aziende e nella pubblica amministrazione per i dipendenti omosessuali; “museruola” a chiunque sui media osi mettere in discussione la bontà della causa omosessualista.

Nell’articolo 1, la proposta di legge, appoggiandosi agli «indirizzi promossi dall’Onu» e da vari trattati, risoluzioni e sentenze europee, «promuove e realizza politiche, programmi e azioni finalizzati a consentire a ogni persona la libera espressione e manifestazione del proprio orientamento sessuale e della propria identità di genere, nonché a prevenire e superare le situazioni, anche potenziali, di discriminazione e omotransnegatività, quali comportamenti di avversione, dileggio, violenza verbale, psicologica e fisica».

La Regione si impegna pertanto a «prevenire le discriminazioni» e a valorizzare «l’integrazione tra le politiche educative, scolastiche e formative, sociali e sanitarie, del lavoro». È persino prevista la nomina di un «delegato mediante decreto del Presidente della Giunta», con la finalità di monitorare, passo dopo passo, la corretta applicazione di tutte le norme antidiscriminatorie.

Come ampiamente prevedibile, la proposta di legge incide in modo particolare nell’ambito educativo attraverso «attività di formazione e aggiornamento del personale docente in materia di contrasto agli stereotipi, prevenzione del bullismo e cyber-bullismo motivato dall’orientamento sessuale o dall’identità di genere» (art.3). Da notare come, allo stesso articolo, sia sottolineato il coinvolgimento in quest’opera di indottrinamento dei «genitori» e delle «famiglie» quali «responsabili del dovere e diritto di educare la prole ex art. 30 della Costituzione». Su quest’ultimo punto, resta da capire quanto la libertà educativa delle famiglie sarà realmente tutelata o, al contrario, si limiterà a un pro-forma.

La proposta di legge emiliana stabilisce inoltre la concessione di contributi regionali «alle organizzazioni di volontariato e alle associazioni iscritte nei registri nazionali, regionali e provinciali secondo le leggi vigenti e nel segno della trasparenza» (art.4), unitamente a «interventi in materia socio-assistenziale e sanitaria» (art.5) e di «accoglienza, soccorso, protezione e sostegno alle vittime di discriminazione o di violenza commesse in ragione del loro orientamento sessuale» (art.6). Il «monitoraggio» delle discriminazioni viene affidato al già esistente Osservatorio regionale sulla violenza di genere, allo scopo della «raccolta di dati» e della elaborazione di «buone prassi» (art.7).

La “punta di diamante” dell’intera proposta di legge risiede tuttavia nel compito affidato al Comitato Regionale per le Comunicazioni (Corecom) per «la rilevazione sui contenuti della programmazione televisiva e radiofonica regionale e locale, nonché dei messaggi commerciali e pubblicitari, eventualmente discriminatori rispetto alla pari dignità riconosciuta ai diversi orientamenti sessuali» (art.8). Il Corecom si fa dunque «parte attiva nella segnalazione alle autorità e agli organismi competenti». Si prospetta, quindi, una vera e propria restrizione della libertà di espressione a livello mediatico nella Regione Emilia Romagna.

In conclusione, la proposta di legge emiliana attribuisce alla Giunta l’incarico di redigere una «relazione» dalla «cadenza triennale» da presentare al Consiglio Regionale (art.10).

Una manifestazione di protesta contro il provvedimento, promossa da FattiSentire.org, assieme ad alcune associazioni familiari emiliane, è prevista domattina davanti al grattacielo della Regione Emilia Romagna.

Luca Marcolivio

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3 Commenti, RSS

  • Giuseppe Rigamonti

    dice su:
    12/02/2019 alle 18:36

    Siamo arrivati, corsie preferenziali, in tutti i campi, essere capre ed avere la preferenza, manca solo, la parola di in gay vale doppio.Se non sbaglio questo già avveniva nei gloriosi anni trenta e quaranta. Cambia il segno ma il progetto è chiaro

  • Marco Pro vita

    dice su:
    12/02/2019 alle 20:27

    Bene le proteste.

    Sarebbe utile anche che le regioni, province e comuni che si dichiarano a favore di vita e famiglia si attivassero in direzione opposta rispetto a quanto sta facendo la regione Emilia Romagna.
    Per es. Promuovendo corsi scolastici improntati ai CD valori non negoziabili, finanziando le associazioni prolife-family, controllando che nei programmi radiotelevisivi e internet non circolino contenuti contrari alla pubblica decenza e buon costume e effettuando le conseguenti segnalazioni alla pubblica autorità..

  • Franco Rebecchi

    dice su:
    13/02/2019 alle 00:38

    Ringrazio dell’interessamento e della diffusione di questo progetto disastro. Fate massima divulgazione presso enti, associazioni, congregazioni religiose, parroco e vescovi
    Così tutti sapranno ciò che purtroppo può attenderci anche in altre regioni se non reagiamo oggi. Grazie

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