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Home Page > Fine Vita > Eutanasia e cannabis: il M5S rilancia e sfida la Lega
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Il contratto di governo non contiene alcun riferimento a eutanasia, matrimoni omosessuali, utero in affitto o droga libera. Sui valori non negoziabili, nonostante il minor numero di parlamentari del Carroccio rispetto agli alleati pentastellati, è prevalsa la linea della Lega, rafforzata dalla presenza nel governo gialloverde del ministro per la Famiglia, Lorenzo Fontana, fin dalle prime battute autentico spauracchio di abortisti e attivisti Lgbt.

La voce del buon senso Tutt’altra musica in Parlamento. Alla Camera e al Senato, il Movimento 5 Stelle non recede affatto dalle posizioni della scorsa legislatura. Nel settembre 2017, infatti, i deputati Silvia Giordano e Matteo Mantero avevano presentato una proposta di legge sull’eutanasia, che, un anno dopo, Mantero ha promesso di ridepositare in Senato. L’approvazione, nel dicembre 2017, della normativa sulle dichiarazioni anticipate di trattamenti non soddisfa completamente il senatore pentastellato, secondo il quale, la nuova proposta di legge «sarebbe il completamento di quel lavoro e un passo avanti sulla strada del riconoscimento dei diritti di chi soffre». L’ulteriore deriva eutanasica targata Cinque Stelle porterebbe l’Italia a livelli non lontani dagli standard olandesi o svizzeri, attraverso la somministrazione, da parte del personale medico-sanitario, di farmaci in grado di mettere fine “in modo immediato e indolore, alla vita di una persona giudicata inguaribile”.

Anche il presidente della Camera, Roberto Fico, si è esposto personalmente in appoggio all’eutanasia, annunciando in un tweet di aver ricevuto una raccolta di 130.000 firme per una legge di iniziativa popolare da parte di Mina Welby e di altri rappresentanti dell’Associazione Luca Coscioni. Sull’eutanasia, non manca nemmeno il sostegno della base pentastellata: va ricordato che, due anni fa, ben 18.000 iscritti su 20.000, votarono online a favore della “dolce morte”.

Il recente pronunciamento della Corte Costituzionale sul caso di Dj Fabo ha incentivato il M5S a riprendere una battaglia che per un anno era rimasta “in letargo”. A seguito della controversia legale a carico di Marco Cappato, rinviato a giudizio per aver favorito il suicidio assistito dell’amico Fabo, la Consulta ha infatti sollecitato il Parlamento a pronunciarsi al più presto, per colmare il vuoto legislativo in merito.

«Un uomo deve poter decidere sulla propria vita e morte. Altrimenti non è un uomo libero, ma uno schiavo», sostiene il senatore Mantero, auspicando che si giunga a una «mediazione tra le forze politiche», a patto che si depenalizzi la condotta di qualunque medico che aiuti a morire chi «lo chiede coscientemente e ha una malattia irreversibile con prognosi infausta». A sostegno della proposta di legge Mantero vi sono già 62 parlamentari tra M5S, Pd, Radicali, ex LeU e Forza Italia, aderenti all’intergruppo sul fine vita, nato per iniziativa dell’Associazione Coscioni.

Quanto alla cannabis, è stata già depositata in Senato la proposta di legge a firma Lello Ciampolillo, che incentiva ulteriormente l’uso a fini terapeutici. Se approvata, sarà possibile la coltivazione in casa di cannabinoidi, in quantità limitate e solo per uso terapeutico, senza dover ricorrere alle strutture sanitarie per la somministrazione. Già prima dell’alleanza con Salvini, l’attuale vicepremier Luigi Di Maio aveva stralciato la legalizzazione dei cannabinoidi dal programma di governo dei Cinque Stelle. Se però i parlamentari pentastellati procederanno senza indugio nell’iter legislativo, le conseguenze su una tenuta dell’alleanza con la Lega potrebbero essere imprevedibili.

Luca Marcolivio

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