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Home Page > Fine Vita > Eutanasia: la legge del piano inclinato è inesorabile
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I fautori della legalizzazione dell’eutanasia oggi, 20 aprile, dovrebbero incassare il voto favorevole della Camera dei Deputati, dove un fronte compatto PD – 5 Stelle – Sinistra Italiana – Movimento Democratico e Progressista (MDP) ha fatto passare anche l’obbligo per le strutture private (cattoliche) di far morire di fame e di sete non solo i malati che ne fanno richiesta, ma anche quelli che secondo il “fiduciario” o il tutore ne farebbero richiesta se fossero capaci di intendere e di volere.

Essi giustificano la necessità del testamento biologico e delle DAT per il rispetto dell’autodeterminazione del paziente e dell’autonomia individuale.

Per le persone incapaci di intendere e di volere, però, deciderà il “fiduciario” appositamente incaricato. Saprà davvero fare la volontà del paziente?  Il paziente che – liberamente – ci ha ripensato e vuole vivere, avrà avuto la possibilità di comunicarlo a chi di dovere, o si vedrà negare cibo e acqua per delle DAT scritte tempo prima o per un fiduciario che ha male interpretato o ricordato le sue volontà? Accurati studi dimostrano che un fiduciario su tre, ancorché in buona fede, interpreta male le volontà della persona che l’ha scelto (si veda  Sulmasy D.P. – Terry P.B. – Weisman C.S. – Miller D.J. – Stallings R.Y. – Vettese M.A.- Haller K.B. (1998) The accuracy of substituted judgments in patients with terminal diagnoses, in «Annals of Internal Medicine»; 128(8):621-629).

Per le persone che non sono mai state pienamente capaci d’intendere e volere (bambini piccoli e disabili) decidono i genitori o i tutori: e la loro “autodeterminazione”? Beh, i loro “cari” si presume che vogliano loro “bene”, quindi chiederanno l’eutanasia, cioè la morte (che di bello non ha proprio niente) per evitar loro di soffrire. A loro esclusivo parere (perché anche i medici sono scavalcati: se è stato introdotto il diritto del medico di rifiutarsi, la struttura sanitaria di cui fa parte deve comunque provvedere...) … E “l’autonomia individuale”?

Evidentemente il principio dell’autodeterminazione viene superato dal principio del “poverino secondo me soffre troppo“.

Ma allora la morte (il male per eccellenza, l’unico male a cui non c’è rimedio…) diventa un bene:  perché riservarla solo ad alcuni?

Ci sono fior di opinionisti che predicano a favore di questa  perversa applicazione del principio di uguaglianza, per cui disabili, anziani, malati psichiatrici, devono avere anche loro “diritto a morire”. E se non sono in grado di esprimere da sé l’intenzione di esercitare cotanto “diritto”, qualcun altro deciderà per loro (e di nuovo l’autodeterminazione passa in secondo piano…)

E se per tutti costoro, la morte è “eutanasia”, cioè è un bene, perché non unire a questo “bene” per i diretti interessati anche il bene per la società che risparmierà un sacco di soldi e di tempo in pensioni, sussidi e assistenza?

La familiarità con l’infliggere la morte ci fa perdere il senso della realtà: si uccidono gli esseri umani per convenienza. Si fa davvero “un piacere” a tutti. Ma a tutti quelli che sopravvivono. Finché – per il principio di uguaglianza – non toccherà pure a loro “il piacere” di essere eliminati: basterà che rientrino nella categoria che sarà stata prescelta, da “non discriminare”…

In Belgio, in Olanda, in Canada, in Oregon, la legge del piano inclinato ha funzionato inesorabilmente, in questo modo. Perché qui dovrebbe essere altrimenti?

Delle leggi di uno stato “democratico” (le virgolette sono d’obbligo…) sono in qualche modo responsabili tutti i cittadini.  Chi non vuole essere responsabile di questa nefasta legge sull’eutanasia lotti – con – noi (cliccate sui link) affinché – se , come sembra, passerà alla Camera – la cultura della morte venga fermata al Senato.

Francesca Romana Poleggi

 


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