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Home Page > Fine Vita > Eutanasia, la politica che si nasconde dietro una foglia di ‘Fico’
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Sul fine vita, Roberto Fico si è schierato apertamente, intervenendo in modo esplicito. Il presidente della Camera vuole l’eutanasia legale e la vuole al più presto. Lo ha ribadito parlando a Montecitorio, al convegno Eluana 10 anni dopo, promosso dalla Consulta di Bioetica e dall’associazione Politeia. «Il Parlamento ha di fronte a sé una grande opportunità, un’occasione preziosa di affrontare nuovamente il tema dell’eutanasia, valutando le possibili soluzioni con attenzione e sensibilità», ha detto il presidente della Camera.

La voce del buon senso Fico ritiene che «questa sollecitazione non possa essere in alcun modo lasciata senza adeguata, compiuta e tempestiva risposta dalle Camere», e ha confidato che «il recente avvio dell’esame della proposta di legge di iniziativa popolare relativa al rifiuto di trattamenti sanitari e liceità dell’eutanasia, possa costituire l’occasione per un intervento organico su questi temi, nel solco tracciato dalla Corte costituzionale». Secondo il presidente della Camera, il Parlamento ha ora «il dovere di fornire risposte vere e alte alle persone che hanno attraversato momenti difficili come Beppino Englaro».

Ferma è stata la contrarietà alle posizioni di Fico, espresse dalla senatrice Paola Binetti (Forza Italia) che, durante lo stesso convegno, ha parlato di «abuso di potere» da parte del presidente della Camera, il quale, in tal modo, «pretende di interpretare in anticipo le direttive della Corte Costituzionale e la decisione del Parlamento».

Molto critico anche Francesco D’Agostino, presidente dell’Unione giuristi cattolici e presidente emerito del Comitato nazionale per la bioetica, che ha rilevato come non sia la prima volta che Fico si esprime in questi termini sul tema del fine vita. «Ne abbiamo viste tante di pratiche irrituali e al limite della correttezza costituzionale in questi anni che meravigliarsi oggi è da ingenui», ha detto D’Agostino.

Secondo il presidente dell’Unione giuristi cattolici, sarebbe però il caso che i cattolici si scuotano dalla loro «mancanza di coraggio biopolitico», evitando «un’opposizione come quella che continua a essere portata avanti e che in passato si è rivelata sterile» e avanzando una riforma di «norme che sono state pensate quasi 80 anni fa». A suo avviso, il Parlamento attuale non sarebbe in grado di produrre «leggi coerenti con il magistero della Chiesa», tuttavia, suggerisce D’Agostino, vi sarebbero i margini per un miglioramento della «legge sulle Dat», in tema di obiezione di coscienza, «trattato troppo superficialmente», e su quello «dell’idratazione e nutrizione, su cui c’ è molto ancora da discutere».

Contrarietà alla forzatura del presidente della Camera è stata espressa anche dal senatore Gaetano Quagliariello (Forza Italia), che, già a suo tempo, aveva lanciato l’allarme sulla natura eutanasica della legge sulle Dat. A tale scopo, Quagliariello sostiene tre disegni di legge di riforma delle stesse Dat, volte a stabilire che «idratazione e alimentazione non sono terapie», che «il rappresentante legale in assenza di Dat non può rifiutare o interrompere le cure senza passare dal giudice» e che «la validità delle Dat richiede consenso informato e firma del medico, e quest’ultimo può non applicarle in caso di inappropriatezza clinica».

Luca Marcolivio

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