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Home Page > Gender > Eventi collaterali della Biennale? Il gender
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L’onnipresenza dell’«inesistente» gender poteva forse risparmiare la Biennale Arte 2019 di Venezia? Ovviamente no. E infatti, nei giorni scorsi – precisamente il 5 maggio – su Twitter il profilo ufficiale della manifestazione ha pensato bene di promuovere degli «eventi collaterali» all’esposizione internazionale d’arte fra cui una mostra avente come soggetto promotore il Taipei Fine Arts Museum of Taiwan, che si tiene a Palazzo delle Prigioni. Fin qui tutto normale, apparentemente.

Sì, perché sia nel tweet in questione sia, evidentemente, nella mostra di Palazzo delle Prigioni si compare un’opera, per così dire, quanto meno discutibile, ossia la foto di una dozzina di uomini tutti rigorosamente scalzi, in gonna fucsia scuro e camicetta rosa. Ora, rispetto alle provocazioni cui ci ha da tempo abituato un certo filone artistico è chiaro come tutto ciò, in fondo, sia poca cosa; nulla, cioè, che alimenti gran scandalo.

Il punto grave, qui, è invece un altro, e cioè la triste conferma – di cui Biennale Arte 2019 è  testimonianza – del fatto che ormai nulla, in Italia e non solo, possa essere organizzato, allestito o promosso senza una spruzzatina di gender e di confusione di identità sessuali. Proprio nulla. Ci dev’essere sempre, in ogni manifestazione, di qua o di là, un maschio vestito da femmina – o almeno truccato – o, viceversa, una femmina in pose e atteggiamenti maschili. Il top, si osserva ironicamente, rimane ovviamente la presenza di un soggetto unisex, di cui sia cioè impossibile stabilire l’identità sessuale originale; ma l’importante è comunque l’assenza di solo uomini e donne.

Sembra impossibile a dirsi, ma è proprio così: ormai non c’è manifestazione canora, artistica o letteraria priva, appunto, di una patina gender. Non parliamo, poi, del cinema, delle serie tv e ormai perfino dei cartoni animati, che stanno sempre più diventando banchi di prova – specie in questi anni – per testare personaggi dall’identità fluida o, quanto meno, non così chiara.

Anche senza voler essere necessariamente prevenuti o, peggio ancora, complottisti, tutto ciò fa sorgere quanto meno una domanda: come mai? Quale è il motivo per cui qualcosa di arcobaleno deve sempre e comunque esserci in ogni situazione, mentre l’abbinamento del rosa con il mondo femminile o dell’azzurro con quello maschile viene evitato come la peste? Vale la pena chiederselo, tanto più che una qualche base biologica tra i sessi e le preferenze cromatiche sembra esserci.

Lo suggeriscono, alludendo a meccanismi neurofisiologici, Marco Scicchitano e Tonino Cantelmi nel loro Educare al femminile e al maschile (San Paolo, 2013), e lo evidenziano alcuni ricercatori della Newcastle University i quali, sottoponendo alcuni giovani donne e uomini a uno specifico esame, hanno non solo trovato differenze nelle preferenze dei colori – segnatamente, una spiccata preferenza femminile per il rosa – ma le hanno rilevate come ben superiori alle loro stesse aspettative arrivando, nel loro studio pubblicato su Current Biology, a ipotizzarne un’origine biologica. Anche da studi più recenti è emerso come non siano fattori esterni a determinare le differenze fra i sessi nelle preferenze dei colori, riscontrate anche in contesti separati da un marcato grado di industrializzazione. Meglio insomma avvertire gli amici della Biennale, i quali, presi dalla loro promozione degli “eventi collaterali” si sono forse dimenticati di qualcos’altro di davvero collaterale: gli effetti.

Giuliano Guzzo

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8 Commenti, RSS

  • nicola par

    dice su:
    10/05/2019 alle 12:03

    fatalità ieri ad un corso sulla cromoterapia e sulla meditazione salta fuori il discorso colori rosa e azzurro che in realtà nascono invertiti, incuriosito e facendo qualche ricerca a seguito si scopre che:
    Origini del rosa: Fino alla seconda guerra mondiale, questo colore era associato agli individui di sesso maschile e, viceversa, l’azzurro agli individui di sesso femminile. Nel 1918 il The Ladies Home Journal, scrisse: ”La regola generalmente accettata, è il colore rosa per il ragazzo e il blu per la ragazza. Il motivo è che il rosa è più deciso e forte, mentre il blu è più raffinato ed elegante”.
    il rosa è l’unione del ROSSO (prettamente MASCHILE e parla di Energia) e del BIANCO (forza ed equilibrio)
    per emancipare quindi le donne è stato scelto di associare questo colore anche se non le appartiene perché in realtà è maschile, viceversa lì azzurro più gentile è femminile.
    quindi un maschio vestito di rosa vestirebbe il suo colore viceversa una donna in azzurro giusta, ricercate

    • Redazione

      dice su:
      11/05/2019 alle 07:41

      I miei nonni e i miei bisnonni, prima della seconda guerra mondiale, vestivano le bambine di rosa e i maschietti di blu

      • Nicola Par

        dice su:
        11/05/2019 alle 09:15

        E come tutti per costume convenzione, il rosa come colore é maschile , forse sono i nostri nonni che hanno dato via al gender? Fate qualche ricerca (non di parte) sull’ origine del rosa e scoprirete che in realtà siete voi a diffondere il gender e come faceva presente serena qua sotto non dappertutto il rosa è associato al femminile

      • Tipo Gaio

        dice su:
        12/05/2019 alle 21:11

        I tuoi nonni e i tuoi bisnonni non sono onniscenti né hanno in mano la ragione.
        Mia madre adora il blu ed è una persona molto femminile. L’assegnazione dei colori a un sesso/genere avviene sin dall’infanzia con i colori dei giocattoli e ció ovviamente influenza le preferenze degli individui. Piuttosto di diffondere odio e intolleranza lavorate sulla libertà e sui diritti delle persone e diffondete informazione, non accuse, grazie.

        • Redazione

          dice su:
          13/05/2019 alle 14:22

          Anche i suoi nonni e bisnonni, e anche sua madre vestivano i maschietti di azzurro e le femminucce di rosa. Ma certo nessuno ne ha mai fatto una questione di vita o di morte. L’azzurro è un colore delizioso anche per le bambine…

          Gli odiatori non siamo noi…

    • Marco Rossi

      dice su:
      11/05/2019 alle 22:09

      Quindi I due colori dovrebbero easere invertiti se si segue la natura e non l’etichetta… Interessante questa cosa…
      Altrimenti la fata turchina dovrebbe esser maschio aHhahaha

  • serena mor

    dice su:
    10/05/2019 alle 15:32

    In Giappone, il colore rosa ha un’associazione maschile. Si dice che la fioritura annuale primaverile dei ciliegi in fiore rosa (la Sakura) rappresenti i giovani guerrieri giapponesi che cadevano in battaglia nel pieno della vita (i Samurai).
    ma se uno vuole vestirsi di rosa sarà cavoli suoi o no?

    vi invito a leggere anche
    https://www.mitiemisteri.it/simbologia-significato-dei-colori/rosa
    “Forse non tutti sanno che, al contrario di ciò che si pensa, il Rosa, è stato considerato, per diversi secoli un colore abbinato al sesso maschile.”

    è solo una etichetta che ormai per abitudine abbiamo che rosa è femmina e azzurro maschio….

    • Giuseppe Fortuna

      dice su:
      11/05/2019 alle 08:38

      È evidente che “rosa” e “blu” in sè non significano niente. Sono colori.
      Ma una “opera d’arte” che ritrae uomini in rosa e donne in blu non usa i colori per sè ma come ovvia provocazione. La minimizzazione e riduzione a scelte estetiche è un falso ideologico.

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