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Home Page > Aborto > Fa l’aborto per anni. Oggi dice: «Se posso, evito»
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L’aborto è freddo, come la morte: «Freddo l’ambiente, freddi gli animi, freddo il sangue. Perché freddo è l’aborto. Triste, silenzioso e terribilmente freddo. Almeno quanto è calda l’ostetricia con le sue mamme e i suoi piccoli. Non ho mai visto una donna contenta per un aborto».

A pronunciare queste parole non è un uomo di chiesa, o un pro-life convinto. No, è il dottor Massimo Segato, vice primario di ginecologia all’ospedale di Valdagno, che ha appena dato alle stampe per Mondadori L’ho fatto per le donne. Confessioni di un ginecologo non obiettore.

“Confessioni”, dice il titolo del volume: una parola forse fuori luogo, dal momento che quando ci si confessa bisognerebbe avere come capisaldi il pentimento per il male fatto – e su questo non possiamo esprimerci, rispetto ai sentimenti di Segato – ma anche il proposito di non commettere più il male, cosa che per il ginecologo vicentino non è (ancora) realtà. Dalle sue parole, infatti, più che un “convertito” alla causa prolife in maniera integrale, appare un “dubbioso”, un uomo di scienza che sta cominciando a vedere alcune crepe squarciare le sue convinzioni di sostenitore e applicatore della legge 194/78, un’adesione costruita «sulle fondamenta – riporta Il Corriere della Seradi un triplice credo: nella professione come servizio al cittadino, nella Scienza e nel primato dello Stato».

A segnare profondamente è stato un bambino sfuggito alle sue mani di medico abortista, un fortunato “sbaglio” di nome Giulio, che tanto ha avuto di provvidenziale nella sua carriera e che l’ha portato a vedere con occhi più limpidi il genocidio che stava compiendo: «Fu davanti a quel bambino che ho avuto la mia prima crisi di coscienza», afferma nel suo libro. La vicenda è quasi banale, nella sua straordinarietà: un aborto, la cannula che fallisce, l’embrione che rimane attaccato alla vita e nasce… Segato temeva che la donna gli facesse causa, e in effetti era quello che la donna voleva fare prima di stringere tra le braccia il suo bambino e di assaporare un assaggio di felicità piena già qui sulla terra. Mamma Barbara, grazie a quell’errore nella procedura dell’aborto, ora può pronunciare una frase che imprime in tutti un segno forte, bello, chiaro: «Dottore, ora posso dirle solo grazie».

L’aborto uccide una vita innocente, irripetibile nella sua unicità e alla quale è stato assegnato un compito specifico. Aborto, lamenta il dott. Segato, che viene oggi troppo spesso fatto in maniera superficiale, senza porsi interrogativi, non cercando di superare le difficoltà per dare la vita al nascituro e di fronte al quale la donna è troppo spesso lasciata sola dall’uomo.

Tuttavia Segato non rinnega il suo ruolo nell’esercito mortifero dei pro-194; semplicemente, si chiama da una parte: «La mia guerra è finita, la mia parte l’ho fatta. Tocca ad altri. Oggi non opero quasi più, se posso evito e sono contento». Avanti altri medici, sostiene, ai quali deve essere negata la possibilità di fare obiezione di coscienza (sic!).

Il dott. Segato  è una persona che sta facendo un suo percorso – o almeno così pare – verso la verità: gli auguriamo “buon cammino” perché di strada deve farne ancora tanta. Eppure “convertirsi” alla causa pro-life è possibile, se non altro perché il calore di una vita vissuta nell’amore vince sempre sul freddo della morte.

Teresa Moro

Fonte, anche per la foto in evidenza: Il Corriere della Sera e Il Giornale


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