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Home Page > Dipendenze > Fake news politicamente corretta: la cannabis light
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Considerare la cannabis come  come qualcosa di leggero è profondamente sbagliato: è sbagliato quando la cannabis viene definita “droga leggera“, è sbagliato quando la cannabis viene associata all’aggettivo “light” perché ha un principio attivo di zero virgola qualcosa.

«Viviamo in un Paese confuso, malfunzionante, nel quale prevale l’ignoranza. Un sistema caotico in cui anche il consumo di droga gioca la sua parte. Dietro ci sono, ovviamente, anche ragioni di business. Chi vende queste sostanze ha l’obiettivo di farle passare per quelle che non sono, cercando di restituire loro una sorta di verginità», scrive il prof. Massimo Barra – Fondatore della comunità di recupero Villa Maraini ed esponente di spicco della Croce Rossa Italiana e Internazionale – su InTerris.

E la regina dei confusi pare il neo-ministro della salute, la Giulia Grillo, che ha detto ai commercianti di stare tranquilli, che il Consiglio Superiore della Sanità “esagera”quando dice  che la cannabis fa sempre e comunque male, anche se il principio attivo è basso: «La cannabis light è droga a tutti gli effetti e bisogna togliere dalla testa della gente il termine “leggera”», ha dichiarato Silvio Garattini, direttore scientifico dell’Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri di Milano. «I potenziali rischi per la salute esistono soprattutto per i giovani».

Viviamo in un Paese dove – a parti invertite – starebbero tutti, indignati, a gridare alla fake news dopo il comunicato del Consiglio Superiore della Sanità 

Invece, siccome la balla è politicamente corretta – di quelle che dice anche Saviano, per intenderci – allora non solo si può dire, ma va rimarcata e fatta passare come verità assoluta (non solo, all’UE stanno preparando una direttiva liberticida che taglierà le gambe alla libera informazione su internet!)

E – se la gente ragionasse – ci vorrebbe poco a capirlo, senza bisogno degli “esperti”: qualsiasi sostanza che ha un effetto sul sistema nervoso (dicono sia rilassante) agisce sul cervello. Pure gli antidolorifici da banco. E’ ovvio. E se c’è gente che ha bisogno della cannabis invece che dell’aspirina, vuol dire che la cannabis “fa” qualcosa che l’aspirina non fa: altrimenti non saremmo qui a discuterne.

Prosegue Barra:«Al cervello umano non interessa se una sostanza è legale o meno. Il sistema nervoso è, infatti, la parte più differenziata e quindi, anche più delicata, del nostro organismo. Le droghe sono brutte bestie che hanno effetti imprevedibili anche alla lunga. Lo vediamo suoi nostri ex tossicomani che muoiono prima dei loro coetanei, per una leucemia, per un tumore, e così via… Forse non esiste un rapporto di causalità fra le due cose, ma di certo quella dei drogati è una vita sregolata. Gli stupefacenti portano a una fragilità del soggetto che permane anche dopo un’eventuale percorso di recupero. Non solo: il consumo è spesso accompagnato da malattie come l’epatite, un virus che gira nel corpo di chi ne è affetto, arrivando a colpire non solo il fegato ma tutti gli organi e gli apparati. Per questo è importante trattare tutte le droghe con grande circospezione».

Barra rileva anche che  però, dal punto di vista sociologico,  la cannabis e la cannabis light, nella specie, è un grosso business e spesso chi fa soldi – tanti soldi – non si fa scrupolo di calpestare la dignità umana, né ovviamente, la salute umana: dalla contraccezione e dall’aborto, alla pornografia, ai vaccini…

Nessuno dice che le grandi industrie del tabacco scalpitano da anni per la legalizzazione della cannabis, che infatti in USA è molto più “avanti” che da noi: devono allargare il loro business che ha risentito della annosa  propaganda e delle leggi anti fumo (sacrosante).

Giovanni Serpelloni, esperto di neuroscienze e dipendenze, in un convegno al Senato sul tema della liberalizzazione della cannabis, ha sottolineato che  Soros ha dichiarato sul Wall Street Journal di aver finanziato con 80 milioni di dollari le campagne per la legalizzazione. Analoghi interventi “filantropici” sono stati fatti dai Rockefeller. Perché? La Philip Morris possiede da anni laboratori per sviluppare piante con maggiore o minore concentrato di THC…

Nello stesso convegno, il procuratore della repubblica Gratteri ha spiegato bene ai vari “Saviano” che anche le mafie gongolano per la legalizzazione della cannabis: la cannabis legale sarà sempre più costosa di quella prodotta da loro (non credo che i mafiosi si preoccupino dei diritti dei lavoratori e delle regole sanitarie e amministrative che le imprese regolari devono seguire…), e inoltre loro, i mafiosi, sono pronti ad offrire la cannabis col THC più concentrato – o droghe comunque più pesanti  – a quelli a cui la cannabis light non basta più (le stesse cose diceva il compianto Paolo Borsellino).

Perché nessuno chiede a chi – come me – lavora da trent’anni nella scuola media superiore quali sono gli effetti a breve (quelli a lungo termine sono anche peggiori) della cannabis sul cervello dei ragazzi?

Una testimonianza del genere interessa poco. Perché servono le prersone instupidite. Servono e sono funzionali allo Stato totalitario che sta crescendo sulle ceneri delle “democrazie occidentali”: con un po’ più di cannabis in corpo, le persone certamente se ne rendono conto molto molto meno.

Francesca Romana Poleggi

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