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Home Page > Gender > Gaystapo all’attacco: Alberto Contri accusato di omofobia
1984_grande Fratello_stanza 101_ministero dell'Amore-min_ omofobia

Il mito dell’omofobia falcia una nuova vittima: tocca ad Alberto Contri, presidente della Fondazione Pubblicità Progresso, che si è permesso, nel corso di una discussione su Facebook, di far notare che «la stragrande maggioranza di pediatri e psicologi di tutto il mondo sostengono la necessità della figura materna e di quella paterna per una buona formazione della personalità, a fronte di una lobby assai rumorosa capace di occupare sempre la scena e di far risuonare un’altra verità».

Contri si è poi premurato di precisare che ciò «non toglie nulla al dovere di dare rispetto e riconoscere diritti a chi decide per la famiglia omosessuale. Però vorrei che qualcuno mi dimostrasse che la razza umana non si riproduce dall’incontro di un maschio e di una femmina». Le polemiche non hanno tardato e, ovviamente, di fronte a tanta “omofobia”, è giunta anche la richiesta di dimissioni. È degno di nota il fatto che il presidente di PP non ha espresso una posizione intransigente, ma ha riconosciuto piena legittimità alla “famiglia” omosessuale. Tuttavia questo non è bastato a risparmiargli il linciaggio: ormai basta una sola parola fuori posto per far intervenire la Gaystapo, e la gogna mediatica è assicurata.

Il fatto dimostra ancora una volta che l’omofobia è uno psicoreato orwelliano: basta pensare una cosa ovvia e ragionevole come il fatto che i bambini abbiano bisogno di mamma e papà e scatta la ondanna.

1984_grande Fratello_stanza 101_ministero dell'Amore-min_ omofobia

In 1984, di Orwell, Ministero dell’Amore contiene la misteriosa stanza 101, dove vengono praticate le psicotorture più efficaci al totale lavaggio del cervello.

Se Contri sarà costretto a dimettersi, sarà una vittoria del “Ministero dell’Amore” che – però – in questo Governo non credavamo fosse stato istituito

Il dibattito è proseguito, ma attardarci nei dettagli della vicenda non ci interessa quanto, come sempre, risalire ai princìpi. È solo così che si può acquisire uno sguardo critico sulla realtà ed evitare quell’urticante complesso d’inferiorità che la dittatura del pensiero unico vuole imporre ai dissidenti. Per farlo, partiamo dalle parole citate, mostrando la contraddizione che inficia la posizione di Alberto Contri, che poi è quella di tanti.

  • SE il genere umano è “garantito” dalla sola unione uomo-donna e la scienza (ma basta il senso comune) afferma la necessità di mamma e papà per il corretto sviluppo psichico dei figli,
  • ALLORA l’unica comunità originaria alla base della società è la famiglia naturale.
  • DUNQUE nessun’altra formazione sociale merita il nome di famiglia e il relativo trattamento.

Pertanto – ci chiediamo – quali diritti potranno mai essere riconosciuti alla “famiglia” omosessuale? O – più esattamente – quali ragioni militano in favore di un simile riconoscimento? L’unione omosessuale è aperta alla vita? No. La coppia omosessuale possiede la complementarietà genitoriale richiesta dalla natura per la cura dei figli? No. E allora – ci sia consentito – di cosa stiamo parlando?

La vicenda di Alberto Contri dimostra che alla Gaystapo non bastano le posizioni di compromesso (sì al “matrimonio” gay, ma ai bambini servono mamma e papà). La Gaystapo accusa di omofobia chiunque non dimostri un asservimento completo e totale al pensiero unico dettato dall’ideologia omosessualista.

D’altro canto, la verità non ammette miscuglio di errore ed esige di essere proclamata tutta intera. Qui siamo nel terreno dei princìpi primi della Legge naturale, non nell’agone politico: non c’è spazio per nessun tentativo di compromesso. O si è per la vita, la famiglia e quindi per l’uomo tout court, o si è per la sterilità, l’individualismo e quindi per la morte della società.

È ora che tutti ne prendano coscienza e lo dicano a voce alta. Costi quel che costi.

Vincenzo Gubitosi

Fonte: Huffington Post

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