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Pecore_liberta_gaystapo_psicopolizia_censura

I nostri Lettori sanno che buona parte degli articoli che vengono pubblicati su questo sito sono rilanciati anche dalla pagina Facebook Notizie ProVita. Ma su Facebook la Gaystapo vigila occhiutissimamente.

L’altro giorno un nostro articolo ha provocato la segnalazione della nostra pagina. S’intitolava: Gaystapo internazionale? Progetto dell’ONU (HRC)!

Vogliamo sperare ardentemente che non fosse il contenuto dell’articolo sgradito alla Gaystapo FB. Si tratta della denuncia – appunto – del tentativo di creare una psicopolizia di ordine internazionale.  C’è ancora la libertà di manifestazione del pensiero che dovrebbe essere universalmente riconosciuta?

Vogliamo anche sperare che l’uso del termine “Gaystapo” rientri nel diritto di satira che – pure – dovrebbe essere garantito in ogni paese civile: non si prende di mira una persona o un gruppo di persone, ma una mentalità. Sappiamo bene che la “Gaystapo” è  “il braccio armato” non degli omosessuali, ma degli ideologi omosessualisti (dei quali forse la maggior parte è etero) che veicolano il libertarismo radicale che punta a riformare il pensiero a decostruire l’uomo e la società. Libertarismo strabico, però, stile Polpot: che vale solo per garantire la massima visibilità ai Gay Pride o agli spettacoli porno-blasfemi.

Perciò la parola “Gaystapo” è ironicamente abbastanza azzeccata, coglie nel segno. E infatti suscita spesso reazioni isteriche e anche violente. Diceva un antico proverbio dialettale siculo: “Scafuliasti ‘u culo ‘a cicala…”.

In questo caso speriamo che Facebook abbia censurato solo l’immagine: una bandiera arcobaleno con la svastica, sintesi visiva appunto della dittatura del pensiero unico LGBTQIA(…).

Anche fosse “solo questo”, però, sarà bene che ci riflettiamo su un momento: gli standards di FB dicono che – giustamente – vengono censurati i post che veicolano l’odio. Ma sono consentiti messaggi umoristici, satirici o commenti relativi a questi argomenti“. Tant’è vero che con questa scusa la blasfemia su FB impazza…

E allora dov’è l’odio in un messaggio che denuncia un atteggiamento illiberale?

Temiamo che il problema stia proprio qui. Si cerca di far passare per incitamento all’odio ogni ragionamento per cui si critica la pratica dell’omosessualità come comportamento disordinato (moralmente) e pericoloso per le persone e per la società. Si vuol far passare per incitamento all’odio ogni denuncia della dittatura del relativismo e del pensiero unico.

Oltre al nostro caso, sono altre le Pagine Facebook che sono state censurate dalla Gaystapo… Dobbiamo inchinarci come pecore e subire la censura su internet, come il popolo cinese?

Ebbene, signori: è cominciato l’anno 1984.

Redazione


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Un Commento, RSS

  • Alfonso Ferrante

    dice su:
    02/07/2016 alle 10:46

    Ritengo che gli “STADARDS di FB” siano illiberali e vessatori contro chi non vuole uniformarsi al loro pensiero che cerca di divulgare l’omosessualità come normalità.

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