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Home Page > Gender > Gender a scuola: ProVita chiama e il MIUR risponde?
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Le associazioni pro famiglia, non solo ProVita, sono molto preoccupate e indignate per i contenuti delle linee guida attuative del comma 16 della legge 107, che ci risultano infarcite di ideologia gender. L’abbiamo scritto qui.

Abbiamo anche visto che le nostre posizioni critiche sono state condivise da molti: i giornali ne hanno parlato, e noi (qui) abbiamo chiesto una risposta chiara al MIUR.

Una risposta è arrivata.

Non sappiamo se possa essere presa come una risposta ufficiale del MIUR: si tratta di un post su Facebook di Davide Faraone (PD), sottosegretario al MIUR, che è stato pubblicato anche da Orizzonte Scuola. Lasciamo il giudizio sospeso sull’ufficialità della cosa.

Quel che è certo è che non è una risposta chiara né rassicurante.

Tralasciando gli attacchi livorosi e personali a cui potranno rispondere i diretti interessati,  se ritengono ne valga la pena, ecco quello che non ci convince (i corsivi sono le parole testuali di Faraone).

L’Educazione di genere significa educare al rispetto delle differenze per prevenire violenza o discriminazione. Non altro.

Prima e pregiudiziale eccezione critica: perché educazione di “genere”? Il termine gender” al posto di sex è stato introdotto negli anni ’50 da John Money, quello che ha rovinato la vita di Bruce/Brenda/David Reimer.  Ha viaggiato nella letteratura  di settore, facendosi sempre più conoscere, fino agli anni ’90 quando, nella conferenza di Pechino sulla donna del ’95 è stato definitivamente e ufficialmente sostituito a sesso.

Perché?

Perché la natura sessuata umana è binaria: M/F, XX/XY. Questa è una realtà oggettiva insuperabile: i sessi sono due e basta. Allora, per sdoganare ogni tipo di fantasia e di perversione (tesa a indebolire, destrutturare e alla fine annichilire l’essere umano) l’ideologia si è inventata che i “gender” sono altro rispetto al sesso: e sono infiniti (noi siamo rimasti a 71, e non riusciamo a star dietro alla cosa: facciamo fatica anche a comprendere la I, che sta per “intersessuale”, dell’acronimo LGBTQIA+ ).

Quanto al rispetto delle differenze siamo d’accordo: le persone di qualsiasi età, razza e orientamento sessuale vanno rispettate sempre.​ Quanto alle “discriminazioni”, invece, il sottosegretario dimentica un aggettivo: “ingiuste”. Le discriminazioni, critiche e oggettive sono necessarie per comprendere la realtà e per attuare il principio di uguaglianza e il pluralismo contenuti nella nostra costituzione: trattare i casi uguali in modo uguale e i casi diversi in modo diverso. Se tutti pagassero le tasse allo stesso modo – senza discriminazione “giusta” – sarebbe contento, Faraone?

Le scuole fanno già, e lo fanno bene, educazione di genere, come indicato dal comma 16 della legge 107: certo che lo fanno. Ma molte scuole lo fanno davvero male. O a lui tutti i casi che abbiamo raccolto nel nostro dossier gli sembrano un bene per la crescita sana dei ragazzini?

Quanto ai femminicidi e alla violenza di genere , forse Faraone non conosce i dati nazionali e internazionali: la violenza di genere non esiste. Esiste violenza e basta. Gli uomini sono vittime quanto le donne. I media manipolano le notizie e danno risalto solo a quello che vuole il “Ministero della Verità”…

Dove se ne deve parlare di rispetto per le donne e per le differenze, tutte le differenze, se non a scuola e in accordo con le famiglie?

Questo è un punto centrale: “in accordo con le famiglie”. Il sistema che si sta montando è tutto inteso a scavalcare il ruolo educativo primario e naturale della famiglia. Le leggi su “l’educazione sentimentale” che a lui piacciono tanto (Non basta un’ora. Noi abbiamo detto che in tutte le ore, non in una, con tutte le discipline si deve insegnare consapevolmente il rispetto di genere) saranno il colpo di grazia, degno dei migliori Stati totalitari: esse pretendono di indottrinare i ragazzini fin dall’asilo sulla fluidità del gender – perché questo fanno le attività “educative” che a lui piacciono tanto.

Faraone non dice che tra le collaborazioni al portale Noisiamopari c’è per esempio la Rete RE.A.DY, ma  fa l’esempio del Mese delle Stem: una serie di iniziative rivolte a abbattere gli stereotipi secondo cui le femmine sono meno portate per la matematica, le materie tecniche ecc.

Io vorrei sapere un solo caso in cui in una qualsiasi scuola si sia vietato lo studio della matematica alle ragazze. Vorrei sapere quale facoltà di ingegneria è preclusa alle donne. Oggi di ingegneri femmine e di “Samanthe Cristoforetti” ne abbiamo in abbondanza. Se certi studi o mestieri sono più scelti (liberamente) dai maschi che dalle femmine, non sarà una questione di attitudine naturale? O vogliamo intraprendere ora il cammino che in Norvegia hanno già capito da tempo essere dispendioso e inutile?

Le linee guida, su cui si interrogano costoro, servono solo a ribadire quello che è già legge. 

Allora non servono. Perché le fanno? E se servono, perché non chiariscono che il genere non esiste, ma esistono solo due sessi (M/F)? E se una legge è decisamente sbagliata, chi ha detto che non si può cambiare o abrogare? Ha mai chiesto a un sindacalista o a un professore qualsiasi cosa ne pensa – in generale – della legge “buona” scuola?

Anche “la grande consultazione sul riequilibrio di genere nei libri di testo”ci ricorda tanto i sistemi totalitari in cui i libri dovevano passare per il controllo del già citato “Ministero della Verità”.

Sulla presenza delle donne nei libri di scuola: forse Faraone ha studiato su testi dove erano censurate le grandi donne nella storia, nell’arte, nella letteratura e nelle scienze? Procedendo senza ordine, a casaccio: la matrone romane come Cornelia, le eroine della mitologia, come la Medea di Euripide, Elisabetta I, Madame Curie, Giovanna D’Arco, Virginia Wolf, Jane Eyre, Levi Montalcini, a lui non gliele hanno messe nei libri di scuola? In quelli che ho visto io ci sono anche Marylin Monroe, Audrey Hepburn e Nilde Iotti…

Le famiglie sono tranquille e han compreso l’importanza di quello che si sta facendo: ma si è affacciato un momento a piazza San Giovanni e al Circo Massimo il 20 giugno e il 30 gennaio? Perché – invece – non ci fa l’elenco delle associazioni LGBT che sono accreditate al MIUR per fare questi corsi di “democrazia, rispetto, tolleranza ed educazione sentimentale” ai nostri ragazzi?

E conclude, Faraone, insistendo sul futuro di pace, libertà, tolleranza e rispetto delle diversità che al Ministero stanno costruendo. Ci fa piacere. Quindi confidiamo che, nel nome della tolleranza e del rispetto delle diversità, il MIUR immediatamente revochi il provvedimento di sospensione che è stato comminato al professor Caligiuri dal Provveditorato di Milano, solo e solamente per aver espresso le sue idee.

Toni Brandi

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2 Commenti, RSS

  • Davide Bonetti

    dice su:
    11/07/2016 alle 12:07

    Faraone? Quello che esaltava le occupazioni delle scuole? Ah bè, allora…

  • Francesco M.

    dice su:
    12/07/2016 alle 13:38

    Bravissimo Toni, hai messo il dito nei punti chiave giusti. Piena solidarietà al professore Caligiuri.

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