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Home Page > Gender > Gender a teatro, ma ci vanno le scuole: questo è il problema
Gender_ scuola

A proposito dello spettacolo Fa’afafine, la storia del bambino indeciso se essere maschio o femmina (ma il gender non esiste, vero?), ci sembra interessante riportare un post dell’avvocatessa Giovanna Arminio.

Spiega lucidamente qual è il problema del “gender a teatro”, e illustra la protesta dei genitori e degli insegnanti di Bolzano che è una delle città dove lo spettacolo è stato fortemente contestato.

C’è stato un incontro tra la Sovrintendenza scolastica, il regista di Fa’afafine, Scarpinato, i genitori, gli insegnanti e un vasto pubblico di associazioni che andava da Generazione Famiglia ai diversi esponenti della politica locale.

Un risultato importante è stato ottenuto: «Il punto di vista opposto al pensiero unico (che vuole imporre l’esistenza di un terzo sesso neutro) trova spazio nella rassegna stampa locale e non è affare di ALCUNI genitori ma di MOLTI genitori.

In estrema sintesi:

1) il nostro problema, come genitori, non è il regista o lo spettacolo in sè. Il regista offre un prodotto teatrale, guadagna, fa il suo lavoro. Il nostro problema è la scuola e l’ostinata convinzione che questo tipo di spettacolo sia adatto a bambini e ragazzi dagli 8 ai 16 anni e che le informazioni sul “tema” (che non si è comunque capito quale sia: disforia di genere? Omosessualità? Transessualismo?) debbano appunto essere fornite dallo stesso regista;

2) gli insegnanti ammettono che essi non predispongono alcuna attività didattica preparatoria allo spettacolo (perché ovviamente non hanno alcuna competenza in materia di disforia di genere/transessualismo/ermafroditismo) e alcuni hanno già deciso di portare i ragazzi a teatro affidandosi fideisticamente alle spiegazioni del regista (secondo il quale bisogna essere liberi di identificarsi nei 23/24 generi esistenti [l’avvocatessa sbaglia ! sono più di 70! Forse sono infiniti i “gender” che uno si può “sentire”! ndR] e non ha alcuna competenza pedagogica);

3) in alcune scuole di Bolzano è stato chiamato lo psicologo per parlare del “tema” (quale?);

4) raccogliamo la segnalazione di alcuni genitori che depositano il consenso informato in segreteria e vengono “convocati” dalla dirigente;

5) raccogliamo la segnalazione di insegnanti che si rifiutano di portare i loro allievi a teatro e per questo (essendo nel loro anno di “prova”) vengono caldamente invitati dal dirigente ad accompagnare gli studenti e presentare lo spettacolo in modo preconfezionato.

➖È normale che per prepararsi ad uno spettacolo teatrale venga fatto arrivare lo psicologo in classe? Ma il teatro non rientra tra le attività didattiche?

➖Gli insegnanti sono liberi di definire gli ambiti della loro didattica o devono piegarsi al pensiero unico?

➖ I genitori hanno ancora l’esercizio della libertà educativa (riconosciuta dalla costituzione) sui propri figli o devono delegare non tanto alla scuola, quanto al regista di turno?

Redazione


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2 Commenti, RSS

  • Mario ProVita

    dice su:
    02/02/2017 alle 12:27

    Per quanto riguarda l’1):

    Il fatto che il tema è completamente vago, rappresenta nella sua essenza cosa sia questa imposizione ideologia nelle scuole: un’imposizione che vuole confondere i bambini, tramutandoli nel riflesso della loro dipendenza sessuale.

    Avrei una domanda finale:

    Il politicamente corretto impone il rispetto assoluto verso le persone obese (significa che non si può dire che l’obesità è un problema). Ebbene, perché le scuole non forzano i bambini a diventare grassi e creare spettacoli, favole ed intere lezioni dove vengono mostrati i cosiddetti “lati positivi” dell’obesità?

    Ovviamente non potevano fare qualcosa del genere… perché? Quasi tutte le persone di questo mondo riconoscono che l’obesità è un male (non parlo della poca ciccia… mi riferisco ai casi davvero estremi. L’anoressia è anche un male, giusto per intenderci). Loro già sanno che nessuno crederà a queste bugie…

    Una volta informate le persone, non vedremo mai più schifezze di questo tipo.

  • Nicola Gasparri

    dice su:
    04/02/2017 alle 19:34

    La verità è che è in atto un vero e proprio attacco alla famiglia ” come società naturale fondata sul matrimonio” (articolo 29 della costituzione). Le cosiddette unioni civili, la teoria gender che come un veleno viene propagandata nelle scuole e si diffonde attraverso molti mass media, televisione compresa, vanno in questa direzione. Constato con amarezza che le attuali gerarchie della Chiesa non combattono con la dovuta forza questa deriva anticristiana, attratte come sono da altre tematiche certamente meno importanti ma, forse, più politicamente corrette. Va bene la misericordia ma, a mio parere, ancor prima viene la verità. Gesù, mi pare, predicava certo la misericordia ma nei confronti del peccatore che si pentiva delle sue azioni malvagie. Per chi permaneva nel suo peccato evocava le fiamme dell’inferno. Ai molestatori di bambini poi, nostro Signore è arrivato a consigliare il suicidio con la famosa macina attaccata al collo. Gesù era un buono non un buonista.

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