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vita_La Quercia Millenaria_Giuseppe Noia

Sabrina Pietrangeli Paluzzi, Presidente della Quercia Millenaria Onlus, mi ha raccontato che una volta, il professor Giuseppe Noia, Socio fondatore, Vice Presidente e referente scientifico dell’Associazione, ha voluto bagnare le mani nell’acqua benedetta prima di mettersi i guanti da chirurgo per fare un cesareo e far nascere una bimba anencefalica, dicendo: «Le mie mani stanno per toccare una creatura santa». L’encefalia è una malattia che infatti non dà scampo: per questa ragione ha compiuto quel gesto; sapeva che poco dopo la bimba sarebbe stata al cospetto di Dio.

Voglio raccontarvi perché ho deciso di destinare parte dei proventi del mio nuovo libro Intervista ai maestri Vol. 1 (LeoLibri 2012) alla loro associazione. Sono sempre stata fortemente contraria all’aborto, considerandolo a chiare lettere un omicidio in qualsiasi caso e situazione. Apprezzo chi si batte per la tutela della maternità e della vita nascente e ancora di più chi si dedica all’assistenza della gravidanza ad alto rischio e della salute fetale. Il feto è una creatura e la vita va garantita dal suo concepimento fino alla sua morte naturale. Morte naturale, appunto: un figlio va accompagnato e non soppresso. Molto spesso di fronte ad una malformazione fetale, anche curabile, ai genitori viene consigliata l’interruzione della gravidanza. Il prof. Noia, primario ginecologo e neonatologo del Policlinico Gemelli di Roma, si ribella a questo: «Sembra passare completamente inosservato il fatto che la medicina fetale abbia fatto passi da gigante negli ultimi 30 anni, e che patologie una volta considerate incurabili, vengano oggi trattate quando il bambino è ancora nel grembo materno, con ottimi risultati: molte vite vengono salvate, altre beneficiano di trattamenti che ridurranno largamente le problematiche normalmente presenti in una malattia». Negli ultimi 7 anni la Quercia Millenaria ha affiancato oltre 200 famiglie, permettendo a numerosi bambini, vittime di diagnosi infauste, di poter venire alla luce: «alcuni di loro oggi stanno benissimo e sono in braccia alle loro mamme», mi dice Sabrina, donna che ha vissuto in prima persona questa condizione. Il suo feto, così come per tante altre donne, era stato definito “feto terminale”. Sabrina racconta che un bambino con gravi malformazioni genetiche o strutturali e che non potrà vivere al di fuori dell’utero materno è considerato “feto incompatibile con la vita”. «E allora?!» – si chiede – «questo potrebbe giustificare l’eliminazione del sofferente, nel disperato tentativo di eliminare la sofferenza?». L’associazione della Paluzzi è nata nel gennaio del 2005: due anni dopo viene riconosciuta a livello internazionale come unico Hospice perinatale italiano. Da subito inizia una collaborazione privilegiata con il Day hospital di Ostetricia e Terapia Fetale di 3° livello del Policlinico universitario A. Gemelli di Roma, sotto la direzione del prof. Noia. Qui sono giunte molte coppie provenienti da diverse regioni italiane, grazie alla collaborazione di una rete di famiglie distribuita in tutto il territorio nazionale: ogni giorno molte mamme si sottopongono ad accertamenti diagnostici di altissima precisione e a procedure atte ad effettuare terapie che hanno come scopo la cura del feto che presenta anomalie che possono mettere a rischio la sua vita prenatale e post-natale. Inoltre, gli operatori della Quercia Millenaria Onlus sono stati preparati per affiancare i medici nelle fasi del counselling della diagnosi, della terapia, nel momento del parto e nei tristi casi della gestione del lutto post natale. Secondo il prof. Noia, «il counselling è un momento medico importante» in quanto è effettuabile «la diagnosi prenatale per attuare la terapia educazionale: educare alla consapevolezza che spesso la malformazione non c’è, e che se c’è è curabile, prima o dopo la nascita, e infine che, in presenza di gravi malformazioni, è possibile accompagnare il proprio figlio verso la morte naturale». Perché, «anche se non privo di sofferenza, il progetto di esistenza non si interrompe, ma prosegue», costituendo l’atteggiamento più umano e consapevole che, con modalità diverse, «si compie nella piena capacità gestazionale e nell’accoglienza della vita». Sabrina racconta che «molte coppie hanno fatto una scelta controcorrente e hanno accolto il proprio bambino fino al suo ultimo respiro». Le conseguenze rispetto alla scelta di abortire non sono irrilevanti affatto: questa decisione ha portato, «in queste famiglie, pur nel dolore fisiologico di dover salutare il proprio figlio, molta serenità e pace. I genitori hanno sentito fortemente l’amore naturale che li ha legati ai loro piccoli sin dal momento in cui sono stati concepiti». La Quercia Millenaria è stata da sempre in grado di affiancarsi a queste famiglie con amore e competenza. L’associazione afferma senza giri di parole di non accettare frasi come: «questa è una gravidanza senza senso», o «per questo bambino non c’è nulla da fare». Ogni vita ha un senso. Sabrina testimonia che «per i genitori che hanno accolto i loro figli, quelle piccole brevi vite come meteore hanno lasciato un patrimonio di vita e di forza che li ha sostenuti e spinti a riaprirsi ed accogliere nuovamente la vita in tempi brevissimi». Il presupposto esistenziale dei fondatori della Quercia è che «quello che il mondo considera come inutile e difettoso Dio sa usarlo con sapienza infinita». Non ci sono motti a denominare l’associazione, ma il Salmo 139: «Sei Tu che hai creato le mie viscere e mi hai tessuto nel seno di mia madre. Non Ti erano nascoste le mie ossa quando venivo formato nel segreto, intessuto nelle profondità della terra. Ancora informe mi hanno visto i Tuoi occhi e tutto era scritto nel tuo libro; i miei giorni erano fissati, quando ancora non ne esisteva uno». Quando «non c’è più niente da fare», qualcosa si può fare sempre. Amare fino alla fine.

di Irene Bertoglio

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